I primi regni nazionali

e l'impero restaurato sotto i Sassoni



L'investitura del futuro cavaliere

Il Signore si china e aggancia lo sprone al piede destro dell'aspirante cavaliere. Prende poi la spada, gliela cinge e gli dà l'abbraccio.
«Consegnandovi la spada», gli dice, «vi accolgo nell'ordine della cavalleria che non tollera nessuna bassezza. Fratello, ricordatevene: quando dovrete combattere e, se il vostro avversario è vinto da voi e vi chiede la grazia, ascoltatelo, ve ne prego, e non uccidetelo deliberatamente. Guardatevi dal parlar troppo: a colui che non sa trattenere la lingua spesso sfuggono parole, che possono essere considerate villanie. Questo dicono i saggi: troppe parole, peccato sicuro; rifuggite dunque da questo peccato. Ed ancora un'altra preghiera. Se vi capita di trovare in pericolo — per mancanza di aiuto — sia un uomo che una donna, sia una dama che una damigella, aiutateli, se ne avete il modo: farete una cosa buona. Ed infine una raccomandazione: andate volentieri in Chiesa a pregare il Creatore di tutte le cose che abbia pietà dell'anima vostra e vi protegga nel secolo come suo fedele cristiano».


CHRÉTIEN DE TROYES

Compiti di un ordine cavalleresco

(Viene creata) una nuova milizia di cavalieri, il cui compito sia: di difendere in guerra la religione, esercitare la carità in pace, devastare le terre dei Mori con continue incursioni e portare sull'abito il segno della religione.
In guerra (i cavalieri) abbiano corazza, spada e lancia, secondo la robustezza di ciascuno; non portino però nulla che sia ornato d'oro, tranne la spada e gli sproni. In tempo di pace si alzino per la preghiera, sentano messa e digiunino ogni venerdì; se mangiano insieme, osservino il silenzio; accolgano i pellegrini, onorino gli anziani e considerino il gran maestro della milizia come padre e duce; in tutte le cose osservino la regola del santo padre Benedetto. Di quel che acquistano in guerra ne diano parte ai poveri, alle vedove e alle chiese e, se faranno prigionieri dei Mori, facciano in modo di condurli alla fede mediante santi ammonimenti. Se prenderanno un castello o una città, ne avvisino il re e dispongano tutto secondo i suoi ordini; siano infine soggetti all'autorità non solo dei buoni, ma anche dei malvagi.


Dai MONUMENTA GERMANIAE HISTORICA



Investitura di un vescovo-conte

Noi, Ottone imperatore Augusto, concediamo a Uberto, vescovo della chiesa di Parma, tutto il territorio della città e diocesi, con il potere di deliberare, giudicare e punire i suoi abitanti, come se fosse un conte del nostro palazzo; inoltre gli affidiamo ogni pubblica funzione sia all'interno del centro abitato che fuori entro tre miglia e gli assegniamo le strade regie, i corsi d'acqua, le terre coltivate e incolte comprese entro detti limiti e tutto ciò che appartiene allo Stato. In conseguenza di ciò trasferiamo i nostri diritti e poteri in diretto suo dominio, in modo che nessun marchese, conte, visconte e qualsiasi persona grande o piccola del nostro regno abbia ad occuparsi di quei beni e di quelle famiglie. Pertanto il vescovo di Parma potrà e dovrà definire, deliberare e decidere ogni cosa.

Dai DIPLOMATA REGUM ET IMPERATORUM


Consenso imperiale per eleggere un papa

Nel nome del Signore Iddio onnipotente, Padre e Figliolo e Spirito Santo. lo, Ottone, per grazia di Dio augusto imperatore, dichiaro che tutto il clero e tutta la nobiltà del popolo romano si obbligano con giuramento a fare in modo che la futura elezione dei pontefici non avvenga e non sia consacrata da alcuno, se prima non ottenga il consenso nostro, alla presenza dei nostri ambasciatori o di nostro figlio.
Questo fu stabilito nell'anno dell'incarnazione del Signore 962, nel tredicesimo giorno di febbraio, correndo l'anno xxvil dell'impero dell'invitto imperatore Ottone.

Dai MONUMENTA GERMANIAE HISTORICA



Usi e costumi della cavalleria

Gli usi e i costumi cavallereschi sono assai curiosi e interessanti. Un cavaliere si educava press'a poco così. Bambino e giovanetto, veniva addestrato nella scherma e nell'equitazione. A circa 12 anni era inviato alla corte di un gran principe o di un re, ove, dopo qualche tempo, il giovane (o «donzello» da donnicello = signorino; o «valletto» da vassalletto = piccolo vassallo) poteva venire incaricato delle speciali funzioni proprie dello scudiere. Ma non era necessario essere stati scudieri per essere fatti cavalieri. Fra i 15 ed i 20 anni si veniva armati cavalieri. In generale si coglieva l'occasione di qualche grande solennità ecclesiastica; ma si potevano armar cavalieri in ogni tempo, specialmente sul campo di battaglia, dopo qualche atto di prodezza, o si armavano prima, perché si esponessero tosto ai maggiori rischi e si facessero onore. Era principio fondamentale che ogni cavaliere avesse diritto di creare nuovi cavalieri, anche con la forma semplicissima di consegnarli una spada, esortandolo ad essere «prode».
Col tempo però si introdussero cerimonie lunghe e complicate e la Chiesa fece assumere alla ordinazione l'aspetto di una festa sacra, a cui, perciò, il cavaliere si preparava vegliando e pregando. Il momento cruciale dell'ordinazione consisteva nella consegna delle armi all'aspirante cavaliere da parte di un anziano, che gli tiene il posto di padrino, e nella prova fornita subito dopo dal neo-promosso delle sue attitudini militari. Di solito il padrino, dopo aver aiutato il giovane a cingere la spada, gli dava una piattonata simbolica sul collo (collata): atto del tutto simbolico, che trasferiva al giovane le qualità e le virtù militari dell'anziano. Poi si faceva un finto combattimento: l'eroe della festa saltava sul suo cavallo, lo spronava al galoppo e si slanciava — lancia in resta — contro un fantoccio armato da cavaliere (la quintana), di cui doveva perforare lo scudo. Questa prova, in mancanza di quella del campo di battaglia, permetteva agli intenditori che assistevano di giudicare dei talenti del neo-cavaliere, della sua abilità e del suo vigore.
Chiunque, in teoria, poteva essere fatto cavaliere, anche un borghese o un villano, ma doveva aver l'«onore», non essere infermo e non esercitare certeprofessioni. Naturalmente si consacravano d'ordinario e di preferenza i figli delle famiglie nobili.
Fra i doveri del cavaliere era il rispetto verso la donna e la sua difesa, poiché la donna era un essere debole, anzi il più delicato fra i deboli. Questa devozione verso la donna prese particolare vigore fra i sentimenti dei cavalieri, i quali amarono farsi devoti ad una donna determinata, giurarle «fede» e a lei dedicare le loro nobili azioni. Tale devozione fu una delle maggiori fonti della poesia medioevale; ma non si deve considerare come parte essenziale della cavalleria, se non in tempi tardi.


F. COMANI - L. HALPHEN


La politica degli Ottoni e la "chiesa imperiale"

Conferendo le nomine ai vescovi, Ottone I non fece che seguire una prassi diffusa fin dal tempo dei Carolingi, i quali avevano sempre disposto a loro arbitrio delle sedi vescovili. Tuttavia il passo decisivo fu quello di trasmettere ai vescovi i diritti e le funzioni dei conti, dapprima solo nell'ambito della loro residenza, ma ben presto anche per i territori circonvicini. Era un modo di garantirsi contro la strapotenza dei potentati laici (duchi, conti, grandi proprietari terrieri) e di creare un ceto sociale, i cui interessi coincidessero con quelli della Corona, che mirava ad abbassare la potenza dei grandi feudatari a vantaggio del potere centrale. Rare furono le obbiezioni di carattere religioso da parte dei vescovi investiti di così alte funzioni secolari, anche perché Ottone si mostrò sollecito nei riguardi di una riforma morale della Chiesa e conferì poteri comitali a persone degne. Si venne così costituendo una gerarchia ecclesiastica di stretta osservanza regia, che può ben essere definita «Chiesa imperiale». E per l'appunto il sistema della «Chiesa imperiale» ottoniana finì per garantire come in nessun altro Stato e in nessun altro momento della storia dell'alto Medioevo la sovranità del monarca.

J. DHONDT
 



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