SCUOLA PALATINA

 

HOME PAGE

Benché sapesse scrivere appena il proprio nome, Carlo si preoccupò anche Scuola palatina di elevare la preparazione culturale dei sudditi, chiamando a collalborare con lui in tale nobile intento uomini di eccezionale valore quali Eginardo, suo futuro biografo, Paolo Diacono, celebrato autore di una storia dei Longobardi, Rabano Mauro, sommo teologo e noto scrittore di pedagogia e di grammatica. Tutti costoro egli riunì nella Scuola palatina, una specie di piccolo senato accademico, ove si facevano discussioni intorno a problemi sacri e profani sotto la guida del monaco inglese Alcuino e con l'aiuto di dieci dotti abati, fatti venire apposta da Montecassino. Né trascurò di far aprire presso cattedrali e monasteri numerose scuole e biblioteche, destinate al clero e ai laici, che potevano impararvi — secondo la tradizione della tarda antichità —le sette arti liberali, divise nei due gruppi del trivio (dialettica, grammatica, retorica) e del quadrivio (musica, aritmetica, astronomia, geometria).



Facciata dell'abbazia di Lorsch in Germania: si tratta di uno dei pochissimi monumenti sopravvissuti dell'architettura carolingia, nonostante la sua notevole vitalità.

I codici e la scrittura carolina

Con la diffusione in tutti i monasteri delle regole benedettine e con un provvedimento che rendeva l'esercizio della copiatura una delle principali occupazioni della vita claustrale, egli infine contribuì alla creazione di preziosissimi codici, arricchiti di splendide miniatore e redatti con una nuova tecnica calligrafica, più chiara e leggibile di quella franco-longobarda: la scrittura carolina, detta anche minuscola carolina in quanto costituita da tutte lettere di regola minuscole e isolate fra loro, sulle quali sarebbero poi stati modellati nel xv secolo i primi caratteri a stampa.
Naturalmente un certo impulso venne da lui dato anche ai commerci, alle industrie e alle arti, in particolare all'architettura religiosa, all'oreficeria, alla scultura e alla pittura, dando così origine — grazie anche alla ripresa degli studi classici — all'età nota sotto il nome di Rinascenza carolingia.
Personalità dunque di primo piano quella di Carlo Magno, la cui autorità e prestigio riuscirono a mantenere unite popolazioni e territori spesso diversi fra loro e a realizzare quella fusione fra elemento germanico e latino, che invano era stata perseguita dagli altri sovrani barbarici e che doveva aprire la via alla trionfale diffusione del Cristianesimo nell'Europa centro-orientale.

Capitolari
Frutto delle iniziative prese da Carlo sul piano giuridico-organizzativo  furono i capitolari, vere e proprie disposizioni legislative costituite da numerosi articoli (capitola) ed emanate o per completare le norme in vigore in una determinata regione o per inviare speciali ordini a tutto l'impero.
Tali ordini e disposizioni riguardavano gli argomenti più diversi, dall'amministrazione della giustizia alla creazione di scuole presso chiese e monasteri, dalla regolamentazione della proprietà alla precettistica di natura morale e religiosa, che investiva persino la disciplina e i costumi degli ecclesiastici alla stessa maniera di quelli riguardanti i funzionari regi. Né di ciò v'è motivo di stupirsi, visto che Carlo Magno si
riteneva investito non soltanto di un grosso cómpito politico e civile e come tale destinato al benessere materiale dei sudditi, bensì anche di una precisa missione religiosa e morale chiaramente finalizzata alla loro elevazione spirituale quale indispensabile premessa della salvezza eterna.

Interesse per la cultura
"Buon parlatore, Carlo si esprimeva altrettanto bene in latino quanto nel linguaggio franco. Comprendeva pure il greco, sebbene lo parlasse poco. D'altra parte, sapeva trattare ogni argomento cosi bene da sembrare sempre paticolarmente competente su di esso. Curava infatti gli studi con grande zelo e ne onorava i maestri. Nella grammatica ascoltava il vecchio diacono Pietro da Pisa, nelle altre discipline Alcuino, originario della Britannia, uomo dottissimo in ogni scienza: fu per l'appunto con lui che egli studiò la retorica ( = l'arte di esprimersi bene) e specialmente l'astronomia. Si provò anche a scrivere: a questo scopo usava tenere tavolette e fogli a letto sotto il cuscino, per esercitare la mano nel disegnare le lettere nelle ore in cui non era occupato. Ma l'esercizio era incominciato troppo tardi per dare buoni risultati."

EGINARDO.