| GLI EROI DELLA GUERRA DI TROIA |
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DiomedeEra figlio di Tideo, principe di Calidone, e di Deipile, e perciò è ricordato frequentemente con il paonimico di Tidide nella tradizione letteraria. Sucedette ad Adrasto sul trono di Argo. La narrazione omerica Tideo cadde nella speditone contro Tebe quando Diomede era ancora un bambino; ma più tardi Diomede stesso fu uno degli EPIGONI che presero Tebe. Partecipò alla spedizione contro Troia al comando di ottanta navi e fu, accanto ad Achille, il più coraggioso ed eroico dei Terrieri greci. Omero ricorda la speciale protezione di cui egli godeva da parte di Atena e le numerose imprese militari che lo videro cimentarsi in combattimento contro i maggiori eroi troiani, come Ettore ed Enea, e persino contro gli dei che di volta in volta avevano sposato la causa dei Troiani. In tali combattimenti egli ferì addirittura Afrodite e Ares. Soltanto a lui, infatti, fra tutti i guerrieri greci, la dea Atena, sua particolare protettrice, aveva tolto dagli occhi il velo di nebbia, rendendogli possibile distinguere gli lei in battaglia (Iliade 5.127): così fu ferita Afrodite, che stava difendendo Enea, e fu colpito Ares. Con Ulisse Diomede partecipò a un'incursione nell'accampamento troiano e fu artefice dell'uccisione di DOLONE e di RESO. Le narrazioni posteriori Diomede ed Ulisse parteciparono insieme a diverse imprese: uccisero Palamede (Pausania 10.31.2; l'episodio era ricordato nelle Ciprie) e ricondussero Filottete da Lemno (Igino, Favole 102.3). Diomede prese inoltre parte, con Ulisse, alla sottrazione del Palladio dalla città di Troia, dal momento che si diceva che Troia non sarebbe caduta finché l'immagine della dea Atena fosse rimasta entro le sue mura. Il PALLADIO era per antonomasia un'immagine di Atena, o forse, secondo un'altra versione della leggenda, non della dea stessa, bensì di una sua compagna di nome Pallante, che durante una lotta con la dea era stata da questa uccisa per errore. Il Palladio di Troia, secondo la leggenda, era caduto direttamente dal cielo: una mattina Ilo, padre di Laomedonte, l'aveva trovato in terra davanti alla propria tenda, gettatovi da Zeus stesso, che aveva in tal modo voluto dare un segno della sua benevolenza verso la città. La statua, che teneva nella destra la lancia e nella sinistra il fuso e la rocca (Apollodoro 3.12.3), era stata riprodotta in più copie perché non si sapesse quale fosse la vera e per scongiurare il pericolo che qualcuno, rubandola, potesse provocare la caduta della città. Che fu appunto ciò che accadde quando Ulisse e Diomede l'ebbero trovata e portata via da Troia. Secondo la tradizione i due eroi greci, che erano partiti come amici per compiere l'impresa, ne tornarono, a cose fatte, come nemici. Dopo la caduta di Troia Diomede ritornò ad Argo; ma qui, in conseguenza dell'ira di Afrodite che egli aveva ferito in combattimento a Troia, egli fu colpito da una sventura familiare: sua moglie Egialea durante la sua assenza l'aveva abbandonato e s'era scelta un nuovo compagno, Ippolito (o secondo altre fonti Cillabaro o COMETE.). Diomede allora lasciò Argo e si trasferì in Etolia; quando più tardi cercò di far ritorno ad Argo, lungo la rotta del viaggio per mare si imbatté in una tempesta che scaraventò la sua nave sulle coste italiané, in Daunia. Qui, secondo la tradizione, egli si stabilì; sposò Evippe, figlia di Dauno, e si stabilì nella regione, dove rimase fino alla morte. Fu seppellito, secondo la tradizione, in una delle isole Tremiti, al largo del promontorio del Gargano, che da lui presero il nome di isole di Diomede. I suoi compagni più fedeli, inconsolabili per la sua morte, furono trasformati in uccelli (i latini Aves Diomedéae), che, memori della loro origine, usavano volare festosamente incontro alle imbarcazioni greche, mentre, si diceva, evitavano accuratamente quelle romane. Numerose città vantavano, specie lungo le coste orientali dell'Italia, nei luoghi legati dal mito al passaggio di Diomede, di essere state fondate dall'eroe. Campi Diomedei fu chiamata una pianura della Puglia (il Tavoliere odierno); le odierne città di Arpi, Canosa e Tuy, nella Galizia, si dicevano fondate da lui, e secondo una tradizione persino Brindisi era una sua fondazione, con Venosa, Benevento, Lanuvio, forse Spina. Diffusione del culto È interessante notare che le fonti storiche ricordano numerosi centri in cui era vivo il culto di Diomede, soprattutto in Italia. A Taranto si celebravano sacrifici in onore dei Tididi; a Metaponto, Sibari e Turi gli erano tributati onori divini; era oggetto di culto presso gli Umbri e a Lanuvio; a Spina gli veniva sacrificato un cavallo bianco; un santuario gli era stato eretto sulla costa adriatica presso la foce del fiume Timavo. Nel tempio di Atena Iliaca a Luceria, poi, si diceva che fossero conservate le sue armi. Presenze letterarie antiche La tradizione dell'Iliade non rappresenta che una parte, e non la maggiore, delle numerose leggende fiorite intorno all'eroe. Nell'Odissea si accenna semplicemente al suo tranquillo ritorno in patria, senza altri particolari. Questi sono aggiunti, invece, in numerose tradizioni posteriori, per noi in parte perdute o note indirettamente. La vendetta di Afrodite, con il tradimento di Egialea e poi il passaggio di Diomede in Italia meridionale, e con la leggenda dei suoi compagni trasformati in uccelli, è ricordata in un passo di Mimnermo, in Licofrone, in Strabone là dove descrive l'Apulia (6.283-284), in Antonino Liberale; in particolare sulla leggenda dei compagni di Diomede trasformati in uccelli si soffermano Virgilio, Ovidio, Plinio, Ebano, lo Pseudo-Aristotele e persino sant'Agostino. Altri aspetti del mito di Diomede compaiono nel Filottete di Sofocle e nell'Achilleide di Stazio. - moderne Tra le numerose riprese del personaggio, significative sono quella di Dante, che nella Commedia fa comparire Diomede, con Ulisse, nell'8° cerchio (le Malebolge), all'interno dell'8' bolgia (Inferno 26); quella di Boccaccio, nel Filostrato, e, derivata da questa, quella di Chaucer nel suo Troilo e Criseide, che ispirò a sua volta il Troilo e Cressida di Shakespeare. Iconografia L'episodio del ratto del Palladio era rappresentato tra l'altro in una statua di Kresilas, di cui è nota la copia di Cuma al Museo Nazionale di Napoli, identificata appunto con Diomede; il soggetto compariva in diversi vasi attici e apuli, su gemme e in un affresco pompeiano. La lotta di Diomede con l'eroe troiano Dolone (Doloneia) è riprodotta su una coppa di Eufronio e nella miniatura XXXIV dell'Iliade Ambrosiana; il tema dei cavalli di RESO, trattato da Euripide nel Reso perduto, compare su un'anfora da Ruvo e nella miniatura XXXV della Iliade ambrosiana. |