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Elena
Originaria di Sparta, figlia di Zeus e di Leda o di Nemesi, e sorella
dei due Dio scuri Castore e Polluce e di Clitemnestra, era una creatura di
straordinaria bellezza. Nella sua giovinezza fu rapita (Plutarco, Teseo 14f) da Teseo e Piritoo che la portarono
in Attica. Divenne sposa di Teseo e gli generò come figlia, secondo una
tradizione, Ifigenia (Pausania 2.21.6). Ma mentre Teseo si trovava
nell'Ade, Castore e Polluce intrapresero una spedizione contro l'Attica
per liberare la sorella. Atene fu conquistata, Elena fu liberata e la
madre di Teseo, Etra, fu fatta prigioniera e portata a Sparta come schiava
di Elena (Pausania 5.17.6).
Al suo ritorno in patria, Elena divenne oggetto dell'attenzione di
numerosi pretendenti, provenienti da ogni parte della Grecia e originari
delle famiglie più nobili. La sua scelta cadde su Menelao, che sposò e dal
quale generò Ermione (Odissea 4.12).
Successivamente essa venne sedotta da Paride (Iliade 3.173 e 420), che la
portò con sé a Troia. I grandi
condottieri ed eroi Greci che erano stati i suoi ammiratori e pretendenti
di un tempo, allora, decisero di vendicare il suo rapimento e
conseguentemente organizzarono la grande spedizione che avrebbe dato
origine alla decennale guerra di Troia.
Durante la guerra, Elena è mostrata in più occasioni assai partecipe alle
vicende dei Greci. Dopo la morte di Paride, che avvenne quando la guerra
volgeva ormai verso la conclusione, sposò il fratello di lui, Deifobo.
Nella presa di Troia Elena è presentata come complice dei Greci, che
avrebbe aiutato a entrare in città indicando loro il PALLADIO; essa
lasciò poi Deifobo, che consegnò ai Greci, e si riconciliò con il marito
Menelao, che seguì alla volta di Sparta. Il viaggio di ritorno durò ben
otto anni (Odissea 4.82). A Sparta essa visse ancora al fianco di Menelao
per alcuni anni nella pace e nella serenità.
I racconti relativi alla morte di Elena sono divergenti. Secondo la
profezia di Proteo nell'Odissea, Menelao ed Elena erano destinati a non
conoscere la morte, bensì a venir accolti dagli dei nei Campi Elisi
(Odissea 4.563). Secondo altre versioni essa fu seppellita, con Menelao, a
Terapne, in Laconia (Pausania 3.19.9). Un altro racconto riferisce che
dopo la morte di Menelao essa fu condotta fuori dal Peloponneso dai figli
di quest'ultimo, e trascorse gli ultimi tempi a Rodi, dove venne infine
legata ad un albero e strangolata da Polisso; i Rodii espiarono il crimine
dedicandole un tempio e venerandola con il nome di Elena Dendrite.
Un'altra tradizione, infine, ricorda che essa sposò Achille nell'isola di
Leuce, la misteriosa Isola Bianca, e gli diede un figlio, Eufolrione
(Pausania 3.19.3). È da ricordare, infine, una variante del mito
troiano, fatta propria da Stesicoro e ripresa da Euripide nella sua Elena,
secondo la quale non fu Elena in persona a seguire Paride a Troia, ma una
sua immagine, mentre la donna reale trascorse gli anni della guerra di
Troia in Egitto, alla corte di Proteo. Tate versione ispirò numerosi rifacimenti farseschi del mito; essa, come ricorda Platone nel Fedro (243 a),
si diffuse dopo che gli dei ebbero colpito Stesicoro con la cecità perché
aveva calunniato Elena. La vista gli fu restituita solo dopo che ebbe
composto la Palinodia.
Se questa, nelle sue linee generali, appare la ricostruzione della vicenda
di Elena, le fonti antiche presentano, accanto a numerose varianti, anche
diversi accenni che lasciano immaginare un'originaria natura divina della
donna più bella del mondo. Elena potrebbe essere cioè, secondo alcuni
interpreti, una originaria divinità estremamente antica, presumibilmente
pregreca, che la mitologia trasformò in creatura mortale, sia pure
superiore alle altre per nascita e aspetto. A conferma di questa ipotesi
vengono addotte diverse considerazioni: innanzitutto Elena nasce da Zeus
ed è quindi di natura semidivina; in secondo luogo è connessa con gli
uccelli (Zeus assume forma dí uccello per visitare sua madre e la stessa
Elena nasce da un uovo), e gli uccelli sono spesso epifania della divinità
nel mondo miceneo; inoltre presenta un legame con gli alberi, come
testimonia il fatto che a Rodi si diceva che essa fosse stata impiccata o
legata a un albero e strangolata (anche Artemide veniva talora venerata
con l'appellativo di «Impiccata»: Pausania 8.23.6-7, e a
Sparta veniva mostrato l'albero di Elena (Teocrito, Idilli 18.46 ss.); per
di più Elena è oggetto di culto in diverse località e in particolare a
Sparta; conosce una storia di rapimenti che la rende simile a una dea
della vegetazione e della fertilità della terra come Persefone; e infine
le è riconosciuta un'autorità che ha qualcosa di demoniaco quando, in
Omero, a Menelao è sufficiente essere suo marito per avere accesso ai
Campi Elisi (Odissea 4.569). Per questi motivi e per altre considerazioni,
unite al fatto che il suo nome è pregreco, è stato ipotizzato che Elena
fosse, appunto, un'antichissima divinità pregreca della vegetazione,
successivamente accolta nella mitologia classica perdendo progressivamente
quasi tutte le sue caratteristiche divine.
I poeti greci, deposti i collegamenti con il mondo divino, fanno di Elena
una creatura umana, sia pure di bellezza sovrumana, e non esitano in
moltissimi casi a farla apparire al loro pubblico come detestabile a causa
delle immense sciagure che provoca. Questo atteggiamento sprezzante avrà
un lunghissimo seguito in tutta la letteratura occidentale e non solo in
molti testi dell'antichità, conoscendo un'ampia parentesi forse solo nel
Medioevo, nel corso del quale Elena e Paride diventano il modello degli
amanti perfetti.
Diffusione del culto
Il culto di Elena è attestato in diverse località
della Grecia, ma soprattutto a Sparta, e inoltre in svariate colonie
magnogreche. Si conosce la presenza di templi di Elena, di feste dedicate
a Elena (le Elenie) e di
sacrifici che le venivano offerti. Era venerata soprattutto come
protettrice degli adolescenti e dei giovani sposi.
Presenze letterarie antiche
Elena è uno dei personaggi più noti della
letteratura classica e ha ispirato un gran numero di racconti e leggende
le cui massime elaborazioni letterarie sono rappresentate dall'Iliade e
dall'Odissea, dalla Palinodia di Stesicoro, dalle Troiane, l'Oreste e
l'Elena di Euripide, dal Ciclope dello stesso Euripide, che fa di Elena
l'oggetto di pesanti burle e allusioni, dall'Encomio di Elena di Gorgia da
Lentini, da quello di Isocrate, dalle Tesmoforiazuse di Aristofane
(parodia dell'Elena euripidea in chiave farsesca), dagli Idilli di
Teocrito (18: Epitalamio di Elena), dalle Troiane di Seneca, dalle Eroidi
di Ovidio, dalle Postomeriche di Quinto Smimeo, dal Ratto di Elena di
Colluto, dalla Distruzione di Troia di Trifiodoro, dal Ratto di Elena di
Blossio Emilio Draconzio, ecc.
- medievali, moderne e contemporanee
Come simbolo della bellezza sensuale
e travolgente, Elena ricompare in numerosi testi di età più recente. È tra
i protagonisti di opere celebri, come il Roman de Troie di Benda de
SainteMaure, il Troilo e Cressida di Shakespeare, l'anonima Storia del
dottor Faust del sec. XVI, i Dialoghi dei morti di Fontenelle, il Faust di
Goethe. Le è dedicato il Ratto di Elena di B. Morando; compare nel Paride
ed Elena di R. de' Calzabigi (musicato da C.W. Gluck), è ricordata
nell'Elena alle porte Scee di A. Orvieto e dà il titolo alla raccolta di
versi Elena in Egitto di H. Doolittle. Con sfumature diverse il
personaggio è ripresentato da Ronsard nei Sonetti per Elena, da Leconte de
l'Isle nell'Elena, da Hofmannsthal nell'Elena egizia, da Meilhac, Halévy,
Offenbach ne La bella Elena, da André Roussin in Elena o la gioia di
vivere. Ritorna inoltre nel dramma La guerra di Troia non si fard di J.
Giraudoux, nell'Odissea di Kazantzakis, nell'Elena di Sparta di Verhaeren,
ne La nera Elena di O. Stoessl, nell'Elena di H. Rossmann, nella Cassandra
di Christa Wolf, nell'Elena di G. Ritsos e in numerose altre opere, anche
musicali.
Iconografia
Non ci sono giunte immagini antiche che riproducano Elena
come figura isolata: ne abbiamo esclusivamente rappresentazioni - nelle
pitture vascolari e nei rilievi - collegate a cicli mitici come
l'Ilioupersis, il ratto, l'incontro con Menelao ecc. Sappiamo dalle fonti
letterarie che era stata raffigurata in pittura da Polignoto e da Zeusi e
che doveva figurare sulla corinzia Arca di Cipselo, ma tutte queste opere
sono andate perdute.
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