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Filottete
Propriamente 'colui che ama il possesso', fu uno dei più celebri arcieri
greci che presero parte alla guerra di Troia. Figlio di Peante e di
Demonassa e amico e scudiero di Eracle, ricevette da questi in eredità il
suo arco e le sue frecce avvelenate (Sofocle, Filottete 802), per aver
appiccato fuoco alla pira (Diodoro Siculo 4.38.4), sul monte Eta, sul
quale secondo una tradizione Eracle morì. Filottete era inoltre stato uno
dei pretendenti alla mano di Elena; per questo prese parte alla guerra di
Troia.
Durante il viaggio che doveva condurlo a Troia, Filottete, nel corso di
una sosta all'isola di Crise, fu morsicato al piede da un serpente (Igino,
Favole 102) o si ferì accidentalmente con una delle sue frecce avvelenate.
La ferita s'infettò e divenne tanto maleodorante che i Greci, su
suggerimento di Ulisse, lasciarono Filottete sulle solitarie coste
dell'isola di Lemno. Egli vi rimase fino al decimo anno della guerra di
Troia, quando Ulisse e Diomede andarono a cercarlo e lo portarono con sé a
Troia, dal momento che un oracolo aveva predetto che Troia non sarebbe
stata conquistata senza le frecce di Eracle. Al suo arrivo a Troia,
Filottete fu curato delle sue ferite da Asclepio o da Podalirio o Macaone,
che lo operò asportando le carni infette mentre Apollo lo faceva
addormentare per anestetizzarlo e vino veniva adoperato come
disinfettante. Uccise Paride e numerosi altri Troiani, dando alla caduta
di Troia quel contributo determinante che l'oracolo aveva predetto. Al suo
ritorno dopo la guerra di Troia, secondo la tradizione si installò in
Italia.
Diffusione del culto
Mentre secondo la tradizione omerica (Mode 2.176; Odissea 3.190) Filottete
tornò dopo la caduta di Troia nel suo regno, la penisola dei Magneti, una
versione più tarda, che ci è nota attraverso Strabone, Licofrane, lo
Pseudo-Aristotele ecc. ne ricorda il passaggio nei mari italiani e gli
attribuisce la fondazione di un notevole numero di città, non sempre
facilmente identificabili, che si contendevano l'onore di ospitarne le
spoglie mortali e di possedere le frecce di Eracle. In particolare sono
ricordate come fondazioni di Filottete le città di Petelia, Macalla,
Chone, Crimisa (localizzabili nella regione di Sibari e Crotone), mentre
un'altra tradizione metteva in relazione Filottete con gli Elimi di
Sicilia. In tutte queste regioni era assai vivo il culto dell'eroe,
ritenuto anche il mitico fondatore di Turi, dove in età romana era ancora
visibile un monumento che lo commemorava e dove in un tempio di Apollo
erano conservate le frecce di Eracle (Giustino 20.1.16).
Presenze letterarie antiche
Già ricordato nell'Iliade e nell'Odissea, nella Piccola Iliade e nelle
Ciprie, Filottete è protagonista dell'omonima tragedia di Sofocle e di
altre tragedie (perdute) di Euripide, di Filocle, il nipote di Eschilo, di
Teodette e di Antifonte; inoltre di una commedia di Epicarmo e di un
poemetto di Euforione. Nel mondo latino una tragedia, parimenti perduta,
gli dedicò Accio, mentre Cicerone non mancò di criticarne l'atteggiamento
lamentoso consacrato dalla tradizione.
– moderne e contemporanee
Alla tragedia di Sofocle sono ispirate più o meno direttamente varie
riprese del mito in epoche più recenti: da quella di L Ph. La Harpe a
quella di Th. Russell (sonetto Suppos'd to be written at Lemnos, 1789), a
quella di Herder, dal racconto dialogato Filottete o il trattato delle tre
morali di A. Gide a L'arco di Filottete di K. von Levetzow, dalla tragedia
di R. Pannwitz a quella di B. von Heiseler a quella di H. MUller. Al
Filottete di Sofocle si richiama The Sore-Footed Man di James Baxter.
Iconografia
Filottete fu spesso rappresentato nell'arte antica. Le opere maggiori
(pitture di Polignoto, Aristofonte e Parrasio) sono andate perdute; ci
restano invece raffigurazioni su ceramica, sulle urne etrusche, in rilievi
e piccole sculture.
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