GLI EROI DELLA GUERRA DI TROIA

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ULISSE  AGAMENNONE
AIACE  ANDROMACA
ENEA  ECUBA 
ELENA  ACHILLE
ETTORE  MENELAO
TROILO  PARIDE
PATROCLO  PRIAMO

 




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Paride


Secondogenito del re di Troia Priamo e di sua moglie Ecuba, è chiamato anche Alessandro. Prima che egli nascesse, Ecuba aveva avuto un sogno che lo riguardava e che lo metteva in relazione con un grande incendio che avrebbe fatto ardere tutta la città. Per evitare le infauste conseguenze del presagio, i sovrani decisero di esporre il bambino, appena nato, sulle pendici del monte Ida, dove venne allattato da un'orsa (Apollodoro); tuttavia esso fu trovato da un pastore, che lo allevò e gli impose il nome di Paride (Igino, Favole 91).

Divenuto adulto, Paride dimostrò doti di valore non comuni, distinguendosi soprattutto nel difendere le greggi che gli erano affidate. Riuscito a scoprire in modo fortunoso le sue nobilissime origini, egli si presentò al re Priamo, che lo accolse presso di sé e lo riconobbe come proprio figlio. Nel frattempo il suo nome era già stato mutato in Alessandro, o 'il difensore degli uomini'. Alla storia del suo riconoscimento come giovane erede della casata reale si collegava quella di un torello al quale egli si era affezionato; poiché l'animale venne scelto da Priamo come premio per una serie di giochi funebri, Paride si presentò a corte per gareggiare, riportò la vittoria in tutte le competizioni e rivelò in tal modo la sua vera origine.

Alla sua attività di pastore sul Monte Ida si riconduceva anche l'episodio celeberrimo del giudizio di Paride (Biade 24.25-30). Secondo la leggenda, mentre Peleo e Tetide stavano celebrando le loro nozze, scoppiò la collera di Eris, la dea della Discordia. Tutti gli dei, infatti, erano stati invitati alla cerimonia nuziale; lei sola era stata esclusa. Furibonda, per vendicarsi essa gettò in mezzo agli dei riuniti a banchetto una mela d'oro, che recava incisa la dedica «alla più bella ». Era, Afrodite ed Atena entrarono immediatamente in competizione tra loro, pretendendo di meritarla per sé; la disputa si accese, finché Zeus ordinò ad Ermes di condurre le dee sul Monte Ida e di affidare l'incarico del giudizio al pastore Paride.

Era, Atena ed Afrodite apparvero al giovane; ciascuna di esse recava, oltre agli argomenti della propria bellezza, anche ulteriori seducenti promesse che avrebbero dovuto influire sulla scelta del giudice: Era gli promise la sovranità sull'intera Asia; Atena la fama e la gloria sui campi di battaglia; Afrodite, infine, la mano della più bella delle donne. La scelta di Paride cadde su Afrodite, alla quale egli consegnò il pomo della discordia.

La scelta di Paride avrebbe avuto fondamentali conseguenze sulla storia della sua città e della Grecia. Essa suscitò infatti nelle due dee escluse, Era e Atena, un fierissimo odio contro Troia, il cui esito ultimo sarebbe stato la distruzione della città ad opera delle armate greche.

Frattanto Paride, che aveva precedentemente sposato Enone, figlia del dio fluviale Cebren, salpò per la Grecia sotto la protezione di Afrodite e approdò nel regno di Menelao, a Sparta, dove venne amabilmente accolto e ospitato e dove egli, innamoratosi di Elena, moglie dello stesso Menelao, riuscì a portarla con sé (Iliade 3.443 ss.). Elena era infatti la più bella delle donne: la promessa di Afrodite si stava realizzando.
Elena, tuttavia, prima di sposare Menelao, aveva annoverato tra i suoi ammiratori e pretendenti tutti i più grandi eroi greci; questi, perciò, dopo il suo rapimento, decisero di vendicare Menelao e di affiancarsi a questi e ad Agamennone in una spedizione esemplare contro il figlio del re di Troia, per riavere Elena e punire l'impudenza del rapitore. Da questi antefatti nacque la guerra di Troia.

Durante l'assedio della città Paride duellò con Menelao davanti alle mura e fu sconfitto: stava per essere colpito, ma venne rapito alla vista dell'eroe greco per intervento di Afrodite (Iliade 3.67 ss., 340 ss.). Si diceva che avesse ucciso Achille, o ricorrendo a una delle sue frecce, o con l'inganno.

Alla caduta di Troia Paride fu colpito da Filottete con una delle frecce che erano state di Eracle. Ferito, egli ritornò dalla moglie di un tempo, per lungo tempo trascurata, Enone. Ma poiché questa si rifiutò di curarlo, Paride morì. In preda al rimorso allora anche Enone si uccise.

Diffusione del culto

Con Elena era venerato a Terapne in Laconia; risulta che i riti comprendessero anche una sorta di ierogamia.

Presenze letterarie antiche

Le vicende di Paride costituiscono il primo motore della guerra di Troia e la sua figura compare quindi con ampio risalto nell'Iliade (dove si accenna tra l'altro al celebre giudizio) e per accenni nell'Odissea, dove si allude anche alla sua morte. La sua vicenda doveva ulteriormente essere trattata nelle Ciprie e nella Piccola Iliade, dove era più ampiamente sviluppato il tema della morte. La figura di Paride acquista maggior risalto nella poesia tragica, con l'Alessandro di Sofocle, l'omonima tragedia di Euripide e il Krysis, dramma satiresco di Sofocle; un Dionysalexandros scrisse inoltre Cratino. La storia del sogno premonitore di Ecuba è invece di origine più recente (Igino).

- moderne e contemporanee

Sia la vicenda del giudizio di Paride, sia la storia del ratto di Elena hanno avuto larga fortuna anche dopo l'età classica. Le ricomparse di Paride vanno dal Faust di Goethe a La guerra di Troia non si farà di J. Giraudoux; un dramma Paride ed Enone si deve a Lawrence Binyon; il giudizio di Paride è diventato espressione proverbiale.

Iconografia

Paride compare frequentemente fino alla tarda età romana in vasi, rilievi, dipinti. È già presente sull'oinochòe Chigi; è ricordato sull'arca di Cipselo; la sua esposizione sul monte Ida venne interpretata su varie urnette e specchi etruschi. Ipotesi suggestive, ma tutte da controllare sono quelle che lo identificano di volta in volta nell'arciere del frontone ovest del tempio di Egina, nell'Adolescente Lansdowne, nell'Area Borghese, nel Perseo di Anticitera, nell'Ares di Villa Medici. Particolarmente frequente in avori, bronzi, ceramica, gemme e nelle pitture pompeiane è la rappresentazione del giudizio di Paride.