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La nascita della città

Verso il 3500 a.C. si verificò nel centro di Uruk, e in altre località minori della Bassa Mesopotamia (odierno Iraq) come Ur, Eridu, Nippur e Kish un fenomeno che trasformò radicalmente la vita degli uomini: la nascita della città. La città si distingue dagli altri più semplici agglomerati umani, e in particolare dal villaggio, non solo per l'aspetto puramente quantitativo ma per almeno altri due aspetti fondamentali: la divisione del lavoro e la centralizzazione politica.
La nascita della città coincise infatti con la divisione del lavoro: nella città erano attivi gruppi consistenti di lavoratori specializzati, che non producevano cibo ma svolgevano servizi (era questo il caso dei sacerdoti, dei guerrieri, degli scribi) o producevano manufatti (era questo il caso degli artigiani). La maggior pane degli abitanti (intorno all'80%) lavorava non solo per la propria sopravvivenza, ma per mantenere questi specialisti. Gli specialisti, a loro volta, fornivano ai produttori di cibo i beni (vasi, stoffe, strumenti di metallo, ecc.) o i servizi (religiosi, di protezione militare, ecc.) di cui essi avevano bisogno.
Nella città nessuno era autosufficiente e tutti lavoravano in funzione degli altri. I rapporti tra produttori di cibo e specialisti, l'afflusso dei rifornimenti. lo scambio di beni e la fornitura di servizi erano tutte cose che non potevano essere affidate, come nei villaggi, ai rapporti tra le famiglie e alle loro iniziative scoordinate. Nei magazzini della città si ammassavano inoltre beni (viveri, materie prime, manufatti) che dovevano essere protetti con una forza militare efficiente e. almeno parzialmente, stabile. Tutto questo richiedeva una direzione centralizzata del potere e una gerarchia sociale stabile. La divisione del lavoro era dunque condizione fondamentale per la nascita della città, ma non sufficiente per la sua sopravvivenza. Perché un agglomerato umano possa essere definito città è necessario che in esso siano operanti forme di centralizzazione politica. Nelle città mesopotamiche. quest'ultima si esprimeva in quelle che gli storici moderni chiamano 'grandi organizzazioni», vale a dire il tempio e il palazzo. La fase di passaggio dall'organizzazione collegiale (consiglio), tipica dei villaggi, a quella centralizzata (tempio e palazzo), tipica delle città, non è documentata. Le »grandi organizzazioni» ci appaiono, in altre parole, già costituite e funzionanti. Tra il tempio e il palazzo non vi erano inizialmente differenze evidenti. Il primo era la sede del dio protettore della comunità cittadina e dei suoi sacerdoti. Il secondo era la sede del sovrano e della sua corte. Ma i sovrani delle prime città mesopotamiche esercitavano le funzioni di sommi sacerdoti o ottenevano il primato politico in quanto rappresentavano le massime autorità religiose. Ecco perché ambedue le «grandi organizzazioni» svolgevano quella fondamentale attività di organizzazione del lavoro necessaria alla canalizzazione e all'irrigazione, alla coltivazione, al prelievo delle eccedenze agricole, al loro immagazzinamento, alla loro redistribuzione. Tanto presso il tempio quanto presso il palazzo erano infatti situati i magazzini dove venivano accumulate le eccedenze alimentari, le botteghe artigianali, gli archivi, gli uffici degli scribi.
Con il passare del tempo, le due grandi organizzazioni diversificarono maggiormente le loro prerogative. Nel palazzo si andò sempre più accentuando la funzione di direzione politica e militare, nel tempio quella religiosa. Tuttavia il sovrano non poteva attuare le proprie decisioni politiche se non aveva il consenso dell'autorità divina, cioè del tempio. Quali che fossero i rapporti tra le due «grandi organizzazioni», il tempio e il palazzo cooperavano, di fatto, nel garantire il dominio della città sui villaggi.
 

Tema

Sumeri


I Semiti di Mesopotamia si qualificarono come Accadi nella seconda metà del III millennio a.C., esattamente negli anni 2334-2154a.C., e, più tardi, come Babilonesi e Assiri, rispettivamente al sud e al nord della Mesopotamia, nel II e I millenio a.C.



 

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