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Palmira

Fiorente già nel II millennio a.C., Palmira (nome della siriana Tadinot.
«oasi delle palme» per i Romani), situata nel deserto siro-arabo a circa
300 km dall'Eufrate, conosce notevole prosperità nei secoli I-II d.C.
come rinomato mercato di prodotti orientali, principale tappa carovaniera
sulla Via della Seta e centro propulsore di interazione culturale, di
assimilazione e produzione artistica. La tacita intesa diplomatica
stabilita dall'imperatore Augusto con i Parti riapre proficuamente ai
traffici la strada verso l' Eufrate, ma è soprattutto Adriano a favorire
la città tanto da esserne ritenuto il secondo fondatore. Nel III secolo
Settimio Odenato (Odainat) . principe di Palmira, sconfigge a più riprese
i Persiani e ottiene da Roma il titolo di corrector totius Orientis
(reggente dell'intero Oriente). Il successore Vaballato (Wahballat),
salito al trono sotto la guida della madre Zenobia, ambiziosa e
determinata ispiratrice della sua politica di conquista, estende il
dominio dall'Asia Minore all'Egitto, mirando ad una totale autonomia nei
territori ormai sfuggiti al controllo imperiale e proclamandosi
Imperator Augustus. Papiri alessandrini e monete coniate presso Antiochia
e Alessandria tra il 270 e il 272 attestano il graduale evolversi della
situazione: il contrasto con Roma, inizialmente celato sotto la formula
della coreggenza, diviene insanabile, sfociando nella reazione militare
di Aureliano, che piega sull'Oronte l'esercito palmireno comandato da
litighi e cattura la stessa Zenobia. Svanisce così il sogno egemonico e
indipendentistico della regina orientale, che a Roma sfila su un carro
coperta di gioielli, come prezioso trofeo nel trionfo dell'imperatore.
In
seguito Palmira vivrà fasi di rinascita al tempo di Giustiniano e in
epoca selgiuchide e ottomana, e conserverà il ricco patrimonio del
primato culturale riconosciutole. meritando l'interesse di studiosi
europei della metà del XVII secolo: nel 1734 si riesce ormai a decifrarne
la scrittura e dall'inizio del Novecento in poi scavi sistematici,
riprese fotografiche aeree, prospezioni geofisiche hanno riportato alla
luce significative tracce dell'antico splendore.
La
città, circondata da tre vaste necropoli si arricchisce progressivamente
di vie colonnate. templi sontuosi, depositi di merci, tombe monumentali,
sviluppandosi essenzialmente intorno ad un'arteria centrale, il Grande
Colonnato risalente al II secolo d.C., che congiungeva le aree del tempio
di Baal e del Campo di Diocleziano. corrispondenti a due insediamenti
originari distinti. Imponenti opere pubbliche provvedevano
all'approvvigionamento idrico e all'estensione delle zolle coltivabili
soprattutto verso nord-ovest, mantenendo nell'espansione il sincretismo
religioso tipico di una realtà multietnica.
Il
pregio dell'arte palmirena, all'apice del suo rigoglio tra i secoli II e
III d.C., è peraltro esaltato proprio dalla commistione, difficilmente
valutabili in proporzioni esatte, tra elementi di derivazione panica ed
elementi ellenistico-romani, i cui esiti più evidenti sono da ricercarsi
nel gusto per la simmetria, per il decorativismo e per il particolare
rilievo conferito ai personaggi illustri in rappresentazioni attente alla
gerarchia sociale. Sebbene in architettura e pittura sia comunque
rilevante l'influsso occidentale. si forma una tradizione figurativa
antitetica rispetto alle convenzioni classiche sottese alla produzione
ufficiale del mondo romano, e nuove tendenze si esprimono attraverso
moduli artistici che preludono alla tarda antichità.
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