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Dante la mise all'inferno, Boccacio la descrisse come
libidinosa e crudele. La leggenda narra della trovatella che fu
regina degli Assiri.
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Cicerone, accusando di gravi malefatte e di corruzione
dei costumi il console di Siria, tuonò: "Fino a quando
sopporteremo ancora quella Semiràmide?". Giulio Cesare,
secondo Svetonio, per difendersi dall'accusa di non
essere in grado di governare perché troppo effeminato,
ricordò ai senatori che proprio una donna, di nome
Semiràmide,aveva tenuto in suo potere gran parte
dell'Asia. Decine di scrittori classici e cristiani
l'hanno elogiata o condannata, fior di compositori e
librettisti si sono ispirati alla sua figura. C'è chi
l'ha descritta come un'abile statista, chi l'ha resa il
ricettacolo di ogni turpitudine. Raramente, nella
Storia, una figura è risultata così controversa. Ma chi
era Semiràmide: un personaggio immaginario o una donna
realmente esistita? E chi fu il primo a parlarne?
Nella nebbia dei tempi.
«Furono i Greci, che conoscevano molto poco della storia
del Vicino Oriente che precedette l'avvento dell'impero
persiano a loro contemporaneo» spiega Gianfranco
Gaggero, docente di Storia del Vicino Oriente antico
all'Università di Genova. «Sapevano però che vi era
stato, prima del persiano, un altro grande impero,
quello assiro, che consideravano il più antico in
assoluto; e nel tentativo di individuare qualche
protagonista di quell'oscuro periodo, costruirono una
storia incentrata su figure emblematiche. Di queste,
Semiràmide fu certo il personaggio più popolare».
Nella leggenda, Semiràmide era regina d'Assiria,
fondatrice di Babilonia, l'artefice dei giardini pensili
(una delle sette meraviglie del mondo antico), l'eroina
che cercò, cinquecento anni prima di Alessandro Magno,
di conquistare l'India e, nello stesso tempo, una donna
dai forti appetiti sessuali e una madre incestuosa.
Chi ci assicura che i giardini pensili furono una sua
creazione è il geografo Strabone (ca. 63 a. C.-20 d.
C.). Chi ci racconta di lei vita, morte e miracoli è lo
storico Diodoro Siculo (ca. 80-20 a. C.) che riprese un
libro andato perduto del medico Ctesia, vissuto attorno
a1400 a. C.
Figlia di dea.
Diodoro sostiene che Semiràmide nacque in Siria
dall'unione della dea Derceto e di Caistro, figlio di
Achille. Abbandonata dai genitori, fu prima allevata da
uno stormo di colombe, poi da Simma, un pastore del
primo re assiro, Nino.
Dietro la figura di Semiràmide
si cela forse la principessa aramea Sammuràmat, spossa
del re assiro Shamshiadad.
A 15 anni divenne così bella che di lei si
innamorò Onne, il governatore della Siria nonché tartanu
(comandante dell'esercito) del re. Durante l'assedio di
Battra, il vecchio re Nino la notò per la sua avvenenza
e per la sua sagacia, e la volle per sé. Offrì in cambio
al suo tartanu grandi ricchezze e la propria figlia.
Orane non ne volle sapere, ma pensò bene di farsi da
parte impiccandosi. Semiràmide poté così sposare Nino,
ma poco dopo la nascita dell'erede, Ninia, il re assiro
morì in battaglia. Semiràmide accentrò il potere nelle
sue mani, il figlio venne allontanato dalla corte e lei
regnò per 42 anni ingrandendo il già vasto impero
assito, portando guerra alla Media, alla Persia,
all'Etiopia, all'Egitto e persino all'India, e
affollando il suo letto con centinaia di amanti. Anni
dopo Ninia tornò a corte e la madre si innamorò di lui
non sapendo che era suo figlio.
Per l'uscita di scena della regina esistono versioni
diverse. Secondo alcuni perì per mano del figlio, che
senza troppi scrupoli volle riprendersi il trono che gli
spettava, per altri lasciò spontaneamente il potere a
Ninia dopo che questi tentò di farla uccidere, per altri
ancora non morì affatto ma si trasformò in colomba.
La realtà storica.
Tenendo conto che negli annali dei re assiri non si
nomina né Nino né Semiràmide, si potrebbe pensare che
questi racconti siano pura leggenda. È strano, però, che
tanti scrittori classici si siano interessati a questa
donna. C'è un fondo di verità oppure Nino e Semiràmide sono solo simboli ideali dei regnanti assiri? Ma se è possibile che Nino sia considerato il prototipo del re
assiro, perché creare, in una società fortemente
maschilista, un'eroina femminile? I dubbi non sono stati
del tutto chiariti, ma nella seconda metà dell'Ottocento
archeologi inglesi e tedeschi portarono alla luce, là
dove un tempo c'era l'Assiria, migliaia di tavolette
scritte in caratteri cuneiformi, statue, cippi e steli.
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Tavoletta assira con caratteri
cuneiformi
come quella, ritrovata nell'800, che ha
dato storicità alla leggenda di Semiràmìde. |
Tra queste iscrizioni, una squarcia forse i veli della
leggenda: "A Nabu, al grande signore, per la vita
diAdadnirary re di Assiria, e per la vita di Sammuràmat,
la signora reale...". Sammuràmat: come non notare
l'assonanza con Semiràmide? Sammuràmat è un nome arameo,
gli Aramei vivevano in Siria, e in Siria nacque
Semiràmide. Samuràmat andò in sposa al re assiro
Shamshiadad V che morì proprio durante l'assedio di
Babilonia. Il figlio della coppia reale, Adadnirari III,
era allora minorenne e Sammuràmat mantenne la reggenza
del regno d'Assiria fino alla sua maggiore età,
cioè dall'811 all'806 a. C. «Semiràmide si, deve
effettivamente far risalire a Sammuràmat» assicura
Gaggero.
Con grande fiuto politico, promosse un'importante
riforma
religiosa per mettere d'accordo Assiti e Babilonesi
contro i Medi
Muscoli e cervello. Sammuràmat però non ha
costruito Babilonia, non ha edificato i giardini pensili
(che probabilmente sono merito del re Nabucodonosor. Non
sappiamo con certezza se abbia compiuto
vittoriose campagne militari. Sicuramente ha cercato di
realizzare qualcosa di più grande. Ha provato a unire
due popoli intuendo che solo in questo modo essi
avrebbero potuto affrontare la minaccia dei Medi, che
infatti due secoli dopo li avrebbero conquistati. Gli
Assiri, uomini d'azione, e i Babilonesi. uomini di
cultura - muscoli gli uni, cervello gli altri - non
andarono mai d'accordo. Se i Babilonesi temevano la
potenza militare dei vicini, gli Assiri provavano nei
loro confronti un senso d'inferiorità. Sammuràmat cercò
di cementare fra loro un'alleanza con una rivoluzionaria
riforma religiosa. Ordinò che fossero costruiti nelle
città assire templi in onore di Nabu, il dio della
saggezza, figlio di Marduk, la principale divinità
babilonese. Con grande acume politico sacrificò il dio
locale Assur sottoponendolo alla supremazia di Marduk,
ma legittimando nello stesso tempo il re d'Assiria a
regnare anche su Babilonia.
Della vera fine di Sammuràmat non si sa nulla. Passò il
potere al figlio e uscì di scena nel buio più completo,
per rimanere però, sotto il nome di Semiràmide, nella
memoria letteraria dell'umanità.
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Darina Takova interpreta Semiramide nell'opera di
Gioacchino Rossini |
Scrittori e musicisti l'hanno resa immortale
Lo storico greco Polieno (II secolo d. C.)
racconta che Alessandro Magno avrebbe letto su un cippo
fatto erigere dalla stessa Semiràmide queste parole: "La
natura mi ha donato un corpo di donna, ma le mie azioni
mi hanno resa pari agli uomini più valorosi... Prima di
me nessun assiro aveva visto il mare, io ne ho visti
quattro... E in mezzo a tutte queste occupazioni ho
trovato il tempo per i miei piaceri e i miei amori,,.
Potere politico. Questo epitaffio sintetizza
bene la figura di Semiràmide, sulla quale, attraverso i
secoli, sono stati versati fiumi d'inchiostro e riempiti
oceani di note. Se gli scrittori classici si occuparono
sia delle sue doti di statista che dei suoi amori, gli
autori cristiani calcarono la mano sulla sua lussuria.
Semiramide fu accusata di tutte le possibili perversioni
sessuali da Giustino, martire del Il secolo, poi da
sant'Agostino ne La città di Dio. E Dante, nel V canto
dell'inferno, la descrive come
"imperatrice di molte favelle. /A vizio di lussuria fu
sì rotta / che libito fé licito in sua legge / [...]
Ell'è Semiramìs, di cui si legge / che succedette a Nino
e fu sua sposa".
Anche Boccaccio, nel suo De mulieribus claris (1362) non
si discosta dalla repulsione - dettata dalla morale
medioevale cristiana - nei confronti di una donna dotata
di quel potere politico e sessuale che era di assoluto
appannaggio del maschio.
Opere e balletti. Bisognerà attendere il 1653
perché il drammaturgo spagnolo Pedro Calderón de la
Barca, nella commedia mitologica La figlia dell'aria,
tratteggi la figura della regina d'Assiria tornando al
modello classico. Pietro Metastasio scrisse nel 1729 il
melodramma Semiramide riconosciuta, nel 1750 fu la volta
di Voltaire con Semiramis, tragica figura femminile che
coniuga il potere con la passione. Questi due testi
diedero vita negli anni successivi a più di 70
melodrammi e balletti, musicati tra gli altri da
Porpora, Vivaldi, Gluck, Cimarosa, Respighi, Salieri. Il
3 febbraio del 1823, al teatro La Fenice di Venezia,
venne rappresentata per la prima volta l'opera omonima
di Gioacchino Rossini, che collocò definitivamente
Semiràmide tra le figure immortali.
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