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Il Mondo fluttuante

Espressione della nuova cultura cittadina, che si formò intorno alla città di Edo, l'odierna Tokio, tra il XVII e la metà del XIX secolo.
Il termine ukiyo, di derivazione buddista, durante l'epoca medievale nipponica (XII-XVII secolo) indicava il senso di sofferenza provocato dall'attaccamento ai beni terreni cui il saggio doveva e voleva rifuggire. Nel Seicento il significato del termine si trasformò completamente fino a valorizzare, al contrario, quei piaceri effimeri e fuggevoli, "fluttuanti" in cui la nuova società amava perdersi. Siamo in un periodo che lo storico inglese Peter Burke ha considerato come una specie di Rinascimento dell'Estremo Oriente.
Perdersi nel piacere, allontanare la malinconia della realtà e del dolore: un mondo di piacere e cultura, di raffinatezza ed eleganza frutto della trasformazione culturale che la società giapponese espresse grazie ai nuovi stimoli proposti dalle classi borghesi emergenti. I nuovi gusti, le nuove aspirazioni si sviluppavano intorno ai teatri kabuki e alle città "senza notte". Le case di piacere, oltre a essere ritrovo di gaudenti si trasformavano in veri e propri salotti. Vi si incontravano mercanti, attori, aristocratici liberi dal rigore formale della loro esistenza quotidiana, che finivano per dettare le regole del gusto e ispirare nuovi comportamenti che si svilupperanno in tutto il Paese.

kabuki s. giapp. [comp. di ka "poesia", bu "danza" e ki "arte"], usato in Italia al masch. – Una delle principali forme drammatiche giapponesi, sorta all’inizio del 17° secolo. Erede di molti generi di spettacoli popolari basati su danza, recitazione e canto, il k., secondo la tradizione, ha avuto origine dalle rappresentazioni elaborate da una danzatrice, Okuni, ed eseguite con altre compagne sul greto del fiume Kamo a Kiōto nel 1603. L’iniziativa ebbe un immediato successo, ma ben presto il governo proibģ alle donne di prendere parte allo spettacolo e, a partire dal 1652, tutti i ruoli del k. furono interpretati da soli attori maschi, convenzione che si è mantenuta fino ai giorni nostri. Nel suo sviluppo, esso accolse elementi del nō e soprattutto del jōruri, portando sulla scena, come quest’ultimo, problemi, ideali e drammi della società urbana. Ōsaka e Edo furono i centri principali. I soggetti trattati spaziano dal leggendario al soprannaturale, da avvenimenti storico-militari a episodî di vita contemporanea. Gli autori di maggior rilievo sono Tsuruya Nanboku (1755-1829) e Kawakate Mokuami (1816-1893), ma il k. resta fondamentalmente un genere di spettacolo dove condizione essenziale e imprescindibile è l’abilità dell’attore d’imporre a tutto il dramma il peso del proprio stile e della propria personalità.

Torii – Famiglia di pittori giapponesi, la cui scuola sorse da quella di Hishikawa Moronobu (1645-1695) con l’affermazione di uno spiccato, ma sano realismo. I migliori rappresentanti sono: Kiyonobu, Kiyomasa (1706-1763), Kiyomitsu (1735-1785), Kiyonaga, Kiyomine (1787-1868).
 

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kabuki

 

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