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Tosca
Dramma in cinque atti del drammaturgo francese Victorien Sardou (1831-1908),
rappresentato per la prima volta a Parigi il 24 novembre 1887
Protagonista della vicenda,
che si svolge a Roma ai tempi della vittoria napoleonica di Marengo, è la
celebre cantante Floria Tosca, amante del pittore Mario Cavaradossi. Suscitando
abilmente in lei il sospetto che la marchesa Attavanti, di cui Cavaradossi sta
eseguendo il ritratto, sia anch'ella amante del pittore, il barone Scarpia,
reggente della polizia pontificia, eccita la gelosia di Tosca e la induce a
rivelare il rifugio dove Mario ha nascosto l'amico Angelotti, un rivoluzionario
evaso da Castel Sant'Angelo. Mentre Angelotti, scoperto, si uccide, Mario è
imprigionato e condannato a morte: sarà liberato solo se Tosca si concederà a
Scarpia. La donna, pur di salvare l'amante, accetta ma, una volta ottenuto un
salvacondotto per sè e per Mario, uccide Scarpia con una coltellata in pieno
petto. Ma Cavaradossi viene ugualmente fucilato (non già per finta, come aveva
falsamente promesso il malvagio Scarpia), e Tosca, disperata, si uccide
gettandosi dagli spalti di Castel Sant'Angelo. Come in tutti i suoi drammi,
anche in Tosca Sardou, che conobbe sempre successi e trionfi sia in Francia che
all'estero, rivela l'abilità tecnica dell'uomo assai esperto di teatro:
concedendo forse un po' troppo al gusto superficiale del grande pubblico, Sardou
non indugia in descrizioni di atmosfere o di caratteri, ma ha vivissimo il senso
dell'azione e dell'intrigo, che procede attraverso un dialogo animato e
drammatico. Tosca offrì il soggetto a Luigi Illica e Giuseppe Giacosa per il
libretto dell'omonima opera lirica di Giacomo Puccini, che lo stesso Sardou potè
ascoltare nel 1901 all'età di 70 anni.
La Tosca di Puccini
Fedora
Dramma in quattro atti, in prosa, del drammaturgo francese Victorien Sardou
(1831-1908), rappresentato per la prima volta a Parigi, al teatro del
Vaudeville, il 12 dicembre 1882, con protagonista Sarah Bernhardt.
A Pietroburgo il giovane
conte Vladimiro Andrejevic, figlio del capo della polizia, viene ferito a morte
da uno sconosciuto per vendetta politica: gli indizi cadono sul giovane conte
Loris Ipanoff che intanto sfugge alla polizia e si reca a Parigi. Ma la
principessa Fedora Romazoff, legata sentimentalmente e in segreto a Vladimiro,
si mette sulle tracce dell'assassino: anzi, fatta spargere la voce dal capo
della polizia che la principessa è caduta in disgrazia alla corte, Fedora inizia
a viaggiare e giunta a Parigi incontra Loris. Decisa a chiarire il mistero in
cui è rimasta avvolta la morte di Vladimiro (e quindi a vendicarlo), cerca di
farsi amare dal giovane sospetto, ma finisce con l'innamorarsene. In una
drammatica confessione Loris rivela che Vladimiro, suo amico, era l'amante di
sua moglie e che lo ha ucciso per legittima difesa. Così Fedora, scoperta
l'innocenza dell'amato, non nasconde più il suo amore, anche se in precedenza ha
denunciato alla polizia russa come nichilista e complice il fratello di Loris.
Questi viene avvertito telegraficamente dell'arresto del fratello e della sua
morte, nonchè dell'arrivo imminente di una lettera, che gli rivelerà il nome
della delatrice, una donna russa che dimora a Parigi. Fedora si sente perduta
dinanzi alla decisione di Loris di uccidere quella donna, e senza attendere
altro si avvelena; quando infatti giunge la lettera rivelatrice, nel momento in
cui Loris le si avvicina minaccioso, la donna cade a terra, contorcendosi, e
muore implorando il perdono. Tipico esempio della produzione teatrale di questo
"abilissimo incantatore di platee", definito un "mago del teatro" per la sua
abilità tecnica nel costruire intrighi, pieni di passioni e di vendette, Fedora
offre una pittura di costumi e una descrizione di caratteri del tutto
artificiose e prive di finezza psicologica, dove però si scorge la piacevole
verve di Sardou.
Cirano di Bergerac
Cyrano de Bergerac è una celebre opera teatrale pubblicata nel 1897 dal
poeta drammatico francese Edmond Rostand (1868-1918) ed ispirata alla figura
storica di Savinien Cyrano de Bergerac, uno dei più estrosi scrittori del
seicento francese.
L'opera ha come protagonista il poeta francese Cirano di Bergerac (1619-1655),
che diventa nella rappresentazione di Rostand un "condensato" di motivi tipici
del romanticismo e del parnassianesimo. Cirano rappresenta inoltre un tipo di
francese patetico ed eroico, fanfarone, dignitoso e generoso. La facilità del
personaggio e la facilità con cui gli spettatori potevano identificarsi con lui
spiega la grande fortuna della tragedia: dovuta anche alla sonorità del verso.
Cirano ama la cuginetta Rossana, ma Rossana ama Cristiano, un cadetto di
Guascogna di bell'aspetto e di non eccelso ingegno. Conoscendo il carattere
debole di Cristiano, Rossana lo affda alla protezione di Cirano: ma ignora che
Cirano stesso la ama. Ed ecco dunque il gioco tormentoso, angoscioso e anche
inebriante di Cirano, che scrive le lettere a Rossana per conto di Cristiano,
dietro richiesta di questi: in queste lettere mette tutto l'ardore di cui è
capace il suo cuore generoso e innamorato. C'è anche la scena famosa di Cirano
che senza farsi scorgere fa la dichiarazione a Rossana e poi, quando questa lo
vuole baciare, lascia il posto all'altro. Cristiano e Rossana si sposano, ma
poco dopo Cristiano viene ferito in guerra, e in punto di morte si rende conto
che Rossana non era innamorata di lui, ma dell'autore delle lettere. Cirano però
non vuol rivelare questo fatto, ora che Cristiano è morto, e rinuncia a Rossana:
lei entra in convento e per molti anni Cirano, ogni settimana, le fa visita. Un
giorno viene colpito da una tegola, lanciatagli da un nemico, riesce a
trascinarsi al convento per un'ultima visita, durante la quale, rivela per caso,
a Rossana la verità. Così la donna perde un'altra volta il suo amore; e questa
volta l'amore vero. L'opera è costruita con grande tecnica: le varie componenti
(quella sentimentale, quella romantica, quella decadente, quella classica) sono
fuse insieme grazie a una "mozione degli affetti" che l'abile Rostand riesce a
evocare e suscitare, mediante un sapiente gioco formale.
Il cinema si è ispirato alla figura dello spadaccino guascone per numerose
pellicole, tra le quali Cyrano del 1950 di Michael Gordon (che valse al suo
interprete José Ferrer il premio Oscar), una versione in francese del 1990
diretta da Jean-Paul Rappeneau ed interpretata da Gerard Depardieu dal titolo
Cyrano de Bergerac ed una commedia hollywoodiana, Roxanne, con Steve Martin,
regia di Fred Schepisi, che al popolare personaggio si richiama in maniera
evidente.
Cyrano de Bergerac
Nozze di sangue
Tragedia in tre atti e sette quadri del poeta e drammaturgo spagnolo Federico
Garcìa Lorca (1898-1936), rappresentata per la prima volta nel 1933.
Il fratello e il padre dello sposo sono stati uccisi: la madre si tormenta per
il dolore e vive, chiusa fra le pareti di casa sua, nel ricordo del marito e del
figlio, odiando chi l'ha privata dei suoi cari: riversa sul figlio rimastole un
immenso amore. Questi intende sposarsi e decide di accompagnare la madre a
conoscere la sposa, una bella, onesta fanciulla che, a soli quindici anni, è
stata fidanzata per qualche tempo con Leonardo Felix, della famiglia degli
uccisori del padre e del fratello. Leonardo l'ha lasciata a causa dell'ostilità
del padre di lei e ha sposato un'altra donna dalla quale ha avuto un figlio: in
tutti questi anni ha continuato a desiderare la sposa, la quale attende le nozze
quasi come una liberazione, ansiosa di riuscire a spegnere, nell'amore per lo
sposo, il desiderio dell'altro. Lo Sposo ignora questo precendente; è una vicina
a informarne la Madre, che giura di tacere per amore del figlio innamorato. Alla
madre, che si reca dalla sposa in una casa isolata, in mezzo a campi senza
alberi, arsi dal sole, la fanciulla piace: è lieta che sposi il figlio, anche se
ciò significherà, per lei, restare sola con il ricordo dei suoi morti nella casa
vuota. Le nozze hanno luogo in un'atmosfera gaia e serena: solo la sposa è
triste, tormentata: la notte prima, galoppando veloce come il vento, Leonardo è
passato accanto alla sua casa e ora, disperato, è lì, primo fra tutti gli
invitati, per assistere alle nozze della donna che ama. Un breve colloquio fra i
due rivela quanto profondo sia ancora l'amore e il desiderio che li lega. Quando
lo sposo si avvicina per abbracciare la moglie, lei lo respinge con il pretesto
che desidera appartarsi per riposare. Poco dopo avviene la scoperta che lascia
tutti esterrefatti: Leonardo e la sposa sono fuggiti a cavallo. Tutti si
lanciano all'inseguimento. Nel bosco illuminato dalla luna, una mendicante (la
Morte) incontra lo sposo e lo guida verso i due fuggiaschi: Leonardo e lo sposo
muoiono in duello e la sposa fa ritorno a casa, il vestito bianco macchiato di
sangue. La scena finale ha luogo nell'abitazione della madre: vestita di nero,
impietrita dal dolore, vede comparirle innanzi la sposa: la giovane supplica di
essere uccisa, ma vuole che le si creda quando dice di essere ancora pura:
voleva amare lo sposo, ma lui era acqua al confronto del fuoco ardente che era
Leonardo, e questi l'aveva trascinata con sè anche se lei non l'aveva voluto:
era stato inevitabile. Il lamento delle vicine chiude la tragedia. Nozze di
sangue è, insieme alla Casa di Bernarda Alba, uno dei migliori drammi di Garca
Lorca: il suo contenuto è intensamente poetico, le situazioni e i personaggi
altamente drammatici: sopra tutti si erge, tragico e umano simbolo dell'amore e
della sofferenza, la figura della madre. L'ambiente rurale, primitivo, nel quale
l'azione ha luogo giustifica la violenza delle passioni primordiali che vi
divampano e che il poeta raffigura con scarna semplicità.
Federico Garcìa Lorca
La visita della
vecchia signora
Dramma in tre atti dello scrittore svizzero di lingua tedesca Friedrich
Dùrrenmatt (1921-1990), pubblicato nel 1956
Definito dall'autore Commedia tragica, è concordemente giudicato il miglior
lavoro teatrale di Dùrrenmatt, il più indovinato e insieme il più esplicito e
coerente con la sua tematica e con la sua visione grottesco-paradossale del
mondo. Giunta quando la fama dell'autore era già ben impiantata dopo vari
romanzi, racconti e lavori teatrali, gli ha dato il successo mondiale, con
rappresentazioni a catena un po' ovunque e riduzioni cinematografiche e
televisive. In una cittadina di provincia, Gùllen, che ogni giorno sempre più
decade e s'impoverisce, è annunciata la visita di una vecchia signora, Claire
Zachanassian, nativa del luogo, ma che l'ha abbandonato da ormai 45 anni ed è
diventata miliardaria sposando a catena un certo numero di uomini ricchissimi,
da cui poi regolarmente ha divorziato. All'arrivo, è al settimo marito: una
donna singolare, ormai sessantenne, fisicamente massacrata da incidenti vari
(braccio e gamba artificiali), ma estrosa, elegantissima e attorniata da
innumerevoli servi, tra cui un misterioso maggiordomo. Perchè è ritornata
Claire? Lo spiega subito alla stupefatta popolazione: offre un miliardo
all'amministrazione comunale e un altro miliardo da dividersi tra i cittadini, a
una condizione: che loro uccidano il negoziante Alfred Ill, suo coetaneo e
antico amante, il quale dopo averla messa incinta l'ha abbandonata avviandola
così alla prostituzione. Il motivo sembra scontato ma nelle mani di Claire
diventa un atroce ricatto, da cui la donna non recede. Alla prima, indignata
risposta negativa della popolazione, oppone il suo: "Aspetto". Qui ha inizio il
vero e proprio dramma grottesco, condotto dall'autore con mano abilissima e
lucida, da gran conoscitore dell'animo umano. Claire prende alloggio nella
cittadina, rendendola spettatrice dei suoi iperbolici lussi, di tutte le
piacevoli acquisizioni del benessere: in questo sta la sua sfida. La gente
incomincia a fare debiti: i miliardi offerti sono sempre lì, a portata di mano,
e i punti di vista possono anche cambiare. Infatti ciascuno, palesemente o
inconsciamente, comincia a trovare che Alfred Ill è stato, a suo tempo, un
mascalzone, anzi un delinquente, che la sua azione, in fondo, merita un castigo.
In tutti si fa avanti il bisogno della giustizia: quello che, a detta di Claire,
è il movente del suo ricatto. Tanto più (e qui è il risvolto grottesco) che la
"giustizia" coincide esattamente col "benessere". Il misterioso maggiordomo poi
(che è l'antico giudice della cittadina) ha anche rivelato che Ill, a suo tempo,
aveva corrotto due testimoni in proprio favore. Insomma, la colpa di Alfred
s'ingigantisce. Quest'ultimo, vera bestia braccata, a poco a poco si convince
anche lui di meritare un castigo. E invece di fuggire, come dapprima vorrebbe,
si rassegna a venir sacrificato al futuro benessere della città. Così nella
scena finale, mentre il borgomastro riceve il denaro da Claire, lentamente,
davanti al pubblico, un gruppo di volonterosi uccide per soffocamento il
"delinquente". Il lavoro si conclude con un coro sulla giustizia, grottescamente
imitato dalla tragedia greca. La commedia ha numerosi risvolti metaforici: non
da ultimo la "vecchia signora" che arriva sempre, e sempre raggiunge il suo
scopo, è stata anche paragonata alla morte. Nè è da dimenticare, nel religioso
Dùrrenmatt, lo stravolgimento del principio evangelico: che uno muoia per il
bene di tutti.
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