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Eugène Ionesco (Slatina [Bucarest] 1912 - Parigi 1994) Drammaturgo francese di origine romena. Fu, insieme a S. Beckett, uno degli interpreti più arguti e provocatori dei disagi e della disperazione dell'uomo contemporaneo, ponendosi tra gli autori teatrali più innovativi e profondi del Novecento. Fondatore del teatro dell'assurdo, fa un uso parodistico e grottesco del linuguaggio quotidiano. Tra le sue opere si ricordano: La cantatrice calva (1950); Il rinoceronte (1959); Il re morto (1961). Nato a Slatina, in Romania, e giunto in Francia nel 1938 per concludervi gli studi di letteratura, attirato dal teatro, Ionesco cominciò a scrivere e ben presto si rivelò come un autore scandalizzato dalla dissacrazione del teatro, che a suo avviso rifletteva la dissacrazione dell'uomo. In dieci anni, in dieci opere teatrali passò dal minuscolo Thèâtre des Noctambules ai fasti del Thèâtre de France, da La cantatrice calva, nel 1950 a Il rinoceronte, nel 1960. Ciascuna delle sue opere successive, fino alla creazione di La sete e la fame, nel 1966, costituì un avvenimento teatrale importante. Si tratta di opere brevi, concepite per un piccolo teatro e per un piccolo pubblico, i cui personaggi elementari, meccanici come marionette e simboleggianti la fossilizzazione dell'uomo, si muovono verso un'estremità talmente assurda da fornire una conclusione annullandosi, come in Giacomo ovvero la sottomissione o in Vittime del dovere. Partito dalla constatazione di una carenza di linguaggio che secondo lui denota l'assenza di qualsiasi forma di vita interiore, Ionesco finì per attribuire a tale carenza il dramma di ogni coppia e il suo linguaggio tende anzitutto a rendere presente l'assenza, il vuoto. Il rifiuto dell'impegno, sia esso politico o sociale, si spiega con la convinzione da parte sua che il destino dell'uomo non è legato unicamente a un fatto sociale. Come molti altri grandi autori teatrali, Ionesco ritiene che il dialogo degli uomini si fondi sul dialogo tra il cittadino e le sue divinità. Ionesco simboleggia l'avventura del Nuovo Teatro apparso in Francia verso il 1950, che manifestava nei confronti del testo letterario un atteggiamento in cui si mescolavano l'indifferenza e il sarcasmo. La sua vocazione sembra essere questa: creare nuove opere con il materiale di demolizione dell'anima, divenuta una dimora deserta, e la sua voce si fa volta a volta più sicura, il suo canto più profondo, senza che nè l'una nè l'altra perdano della loro espressione barocca. La cantatrice calva (La cantatrice chauve) L'autore rumeno, francese di adozione, decise di imparare l'inglese comprandosi un manuale di conversazione. Per esercitarsi, ricopiava le frasi del manuale e, facendo ciò, si accorse della banalità delle frasi in esso contenute: "il soffitto è in alto, il pavimento in basso", "i giorni della settimana sono sette", etc. Da qui egli trasse ispirazione per la commedia, datata 1950. La pièce - definita dall'autore anticommedia - è il primo esempio di un genere teatrale allora ai suoi albori, il teatro dell'assurdo, in cui la vicenda subisce uno straniamento tramite l'utilizzo esasperato di frasi fatte, dialoghi contrastanti, luoghi comuni. Ecco cosa lo stesso Ionesco dichiarò a questo proposito: « Scrivendo questa commedia (poiché tutto ciò si era trasformato in una specie di commedia o anticommedia, cioè veramente la parodia di una commedia, una commedia nella commedia) ero sopraffatto da un vero malessere, da un senso di vertigine, di nausea. Ogni tanto ero costretto ad interrompermi e a domandarmi con insistenza quale spirito maligno mi costringesse a continuare a scrivere, andavo a distendermi sul canapè con il terrore di vederlo sprofondare nel nulla; ed io con lui. » La prima messinscena di Parigi del 1950 fu tutt'altro che un successo; il genere, del tutto particolare ed innovativo, lasciò infatti perplessi gli spettatori. Nuovamente inscenato nel 1955, riscosse un enorme successo. I personaggi I personaggi sono sei: i coniugi Smith, i coniugi Martin, la cameriera Mary ed il pompiere. L'opera è scritta in un atto unico inscenato nel salotto dei signori Smith. Sia gli Smith che i Martin incarnano, secondo i canoni del teatro dell'assurdo, la tipica famiglia borghese: gli Smith ad esempio, abitano in una villetta a più piani, sono abbigliati in modo impeccabile ed all'antica, trascorrono il tempo spettegolando su amici e vicini; la signora trova diletto nel pensare a come preparare lo stesso yogurt della vicina, il marito legge il giornale e fa commenti conservatori sui medici, sullo stato britannico, sull'esercito. Una grande importanza hanno gli orologi della stanza, che scandiscono il tempo: la pendola suona a caso rintocchi il cui numero cambia ogni volta. Trama Nella prima scena i coniugi Smith siedono in salotto arredato di mobili inglesi: il signor Smith legge un quotidiano fumando una pipa inglese, mentre la signora fila, ripetendo più volte il menu della loro cena, perfettamente all'inglese. La cameriera Mary compare, annunciando i coniugi Martin, venuti per la cena già consumata. Gli Smith si dirigono a cambiarsi. I Martin si accomodano e si comportano come perfetti sconosciuti rievocando ricordi di luoghi che hanno incontrato unitamente, senza però incontrarsi. Le coppie si ricongiungono, e cominciano a parlare quando il campanello suona più volte, senza che però nessuno sia alla porta; la signora Smith elabora così la teoria che il suono del campanello corrisponde all'assenza di qualcuno, anziché alla sua presenza. Infine alla porta compare un pompiere alla disperata ricerca di un fuoco da estinguere. I personaggi cominciano a parlare, a raccontare barzellette, poi a sbraitare ed infine, colla comparsa anche della cameriera, ad emettere suoni senza senso. Poi calano le luci. Il dramma ricomincia daccapo coi Martin al posto degli Smith: la signora Martin discute della favolosa cena inglese, mentre il signor Martin legge il giornale fumando la pipa, comodamente seduto in pantofole; infine cala il sipario. |