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Georg Kaiser (Magdeburgo 1878-Ascona 1945)

Drammaturgo tedesco. Fu costretto a emigrare in Svizzera nel 1938 dopo essere stato messo al bando dal regime nazista.
I numerosi drammi (circa una ventina) di Kaiser si può dire costituiscano la pietra miliare del teatro espressionista: tra i più noti: I cittadini di Calais (Die Burger von Calais), Inferno via Terra (Hòlle weg Erde), Dal mattino a mezzanotte (Von Morgens bis Mitternacht), Il corallo (Die Koralle), Gas (Gas) di cui esistono due versioni. Dopo una giovinezza dedicata al commercio, nel 1905 Kaiser esordì, sulla scia di Wedekind, col dramma Il rettore Kleist (Rektor Kleist) e fino alla guerra il suo tema centrale fu in particolare l'erotismo, tema a cui tornò anche più tardi con L'Alcibiade salvato (Der gerettere Alkibiades) del 1920, Mississippi (Mississippi), del 1930, e L'incendio del teatro dell'Opera (Der Brand im Opernhaus), del 1919. Ma già durante la guerra, la vena erotico-sociale che egli derivava da Ibsen e Strindberg, oltre che da Wedekind, sfociò in drammi a sfondo storico e di pensiero e a un'attualità sociale e rivoluzionaria. I cittadini di Calais, scritto nel 1914 ma rappresentato nel 1917, è forse il dramma più riuscito e più forte di Kaiser: la critica parla di "opera monumentale" (E. Dosenheimer), di "volontà espressionistica divenuta azione" (J. Bab), di opera "che fa dimenticare ogni polemica su scuole e tendenze" (L. Mazzucchetti). L'argomento s'impernia sul civismo eroico e ne è sfondo l'epoca di Edoardo III d'Inghilterra. Il re, vincitore, propone di risparmiare dalla distruzione la città di Calais qualora sei cittadini si presentino a lui, all'alba, in saio di penitenti, a consegnargliene le chiavi. La proposta è scartata subito quale atto di vile sottomissione dal comandante militare, ma il cittadino Eustachio di Saint Pierre ne difende l'estrema utilità per il futuro degli abitanti e del fiorente commercio di Calais. Vince Eustachio: invece di sei cittadini, se ne presentano volontari sette, tra cui Eustachio: i volontari, dopo la consegna delle chiavi, dovrebbero essere impiccati, sicchè l'atto eroico desta l'ammirazione di tutti. Ma che ne sarà del settimo? Eustachio propone che chi giungerà per ultimo al comune convegno dell'alba sarà libero. Tutti i sei sono puntualissimi, manca però Eustachio. E s'avanza per lui il padre, a denunciarne commosso il suicidio: "Un uomo nuovo - egli dice - è nato stanotte". L'"uomo nuovo" è l'esemplare più alto di uomo sociale, colui che, scartato ogni occasionale e clamoroso eroismo, consapevolmente dà la propria vita in testimonianza ai propri simili. Ma veramente, intanto, in quella notte è venuto al mondo un nuovo essere: al re è nato un bimbo, e il lieto evento dona la vita ai sei volontari. Non sembra azzardato asserire che la scelta del tema (attinto a un antico dramma di eroismo nazionale) ha reso possibile a Kaiser enucleare e svolgere una delle primitive e autentiche idee che informarono il migliore espressionismo: l'universalità sociale dell'uomo, la necessità del dono di sè, consapevolmente, per il bene di tutti. Un tale grado di nobiltà di assunto e di scrittura non è stato, poi, mai più raggiunto da Kaiser. Già il dramma Dal mattino a mezzanotte (1916), secondo la forma sintetica espressionistica, "si risolve in una serie di visioni o di quadri che da una parte ripresentano in forma moderna modi costruttivi dei misteri medievali, e dall'altra hanno parecchia somiglianza con il film" (Sàntoli). In un affannoso succedersi di quadri, tra il sonnacchioso e ottuso ambiente di una piccola città e quello elegante e turbinoso d'una capitale, si insegue la vicenda d'un meschino cassiere che, non conoscendo che la noia quotidiana della prima, a contatto con una donna del gran mondo improvvisamente fugge con una grossa somma. Respinto da lei, sembra voglia tornare in famiglia, dove intanto la madre è morta di crepacuore, ma poi riparte e nel vorticoso giro di pochi giorni consuma la somma rubata, finendo in un misero locale dell'Esercito della Salvezza dove (ultima delusione) una santarellina gli trafuga gli ultimi centesimi. Infine il suicidio sotto la croce di un altare. Gli elementi di successo, almeno per quei tempi, sembrano esserci tutti: come pure la morale che ciò che vale davvero non si compra e quel che si compra svanisce tra le mani. Il dramma ha valore più per la forma, allora rivoluzionaria, che per il contenuto, sebbene la critica abbia sottolineato la condanna dell'industrialismo e dello sradicamento dell'uomo attraverso il denaro. Il corallo, che, insieme con Gas I, Gas II e Inferno via Terra, costituisce una tetralogia concepita tra il 1917 e il 1920, ripropone il tema della nefasta influenza sulla vita interiore del singolo da parte della società capitalistico-industriale. Un miliardario di origini proletarie, nella diuturna fuga caotica tra lavoro e denaro, invidia la gioventù ai figli e rimpiange la propria: questa gli sta ogni giorno sott'occhi nella persona del suo segretario, che gli somiglia come una goccia d'acqua e porta sempre su di sè un misterioso corallo. Il corallo, per il miliardario, è l'oscuro simbolo della nostra lontanissima, primigenia origine marina: per rifarsi giovane e puro, l'uomo uccide il segretario e s'impossessa del corallo. Ora è creduto da tutti il segretario e per di più l'assassino del miliardario, che non esiste più, ma ormai, felice e disposto a sfuggire a questa singolare identità pirandelliana, si uccide. La tetralogia è ritenuta uno dei più notevoli gruppi di drammi cosiddetti "sociali" di Kaiser. In Gas I e Gas II si presenta la continuazione e lo sviluppo del tema. Il figlio del miliardario è ora proprietario di una fabbrica grandiosa che produce un gas venefico capace di annientare con una colossale esplosione tutta l'umanità. Il gas è conteso da dominatori e governi; il figlio del miliardario cerca però di persuadere i suoi operai, che ha reso partecipi degli utili, che la fabbrica, essendo soltanto capace di distruggere, dev'essere annientata, promettendo loro una modesta ma serena vita, più umana e migliore. Gli operai però si rifiutano, rivogliono la loro fabbrica e l'inferno dei sudati e sempre crescenti guadagni, a costo della distruzione cosmica. Kaiser insiste su questo punto: non si può migliorare chi si rifiuta, chi è ormai irrimediabilmente deviato nella mente e nel cuore. In sostanza non dice cosa nuova: continui pure la produzione, pur che dia il benessere immediato, anche se ciò costerà la morte di altri e poi la nostra. E' questo il tema sociale cui l'autore mostra di tenere. Il primo dramma si chiude con la speranza che dal grembo della sorella del miliardario nasca l'"uomo nuovo", l'uomo in cui sulla materialità dominerà lo spirito redentore. Nel secondo dramma, Gas II, vediamo l'"uomo nuovo", quantunque ovviamente miliardario, mescolato agli operai e deciso a fare il lavoratore in mezzo a loro. Ma poichè suo padre si era rifiutato di ricostruire la fabbrica distrutta, essa è stata rimessa in piedi e assunta dallo Stato, a scopo bellico. E la guerra è scoppiata. Adesso la preesistente tensione tra capitale e lavoro appare sublimata in quella tra militaristi e lavoratori: sulla scena non appaiono più uomini, ma semplici esseri anonimi, "figure blu" e "figure gialle" (come li denomina l'autore); il crescere della produzione deve far blocco contro la superiorità numerica del nemico, senza risparmio di forze e senza scrupoli. L'azione kaiseriana sembra incarnare una profezia sul clima nazista di pochi anni dopo. Ma mentre il nipote del miliardario, come già il nonno, sogna per tutti una vita migliore, non più stritolata dall'industrializzazione mortifera, il suo richiamo adesso non è a un'esistenza materiale bensì a un miglioramento interiore, nel senso cristiano. In tale clima, il nemico ha il sopravvento e il protagonista con un sol gesto distrugge tutto, fa tabula rasa di sè, della fabbrica e dei suoi simili. Trionfa una negatività esteriore, a favore di una positività interiore. Il dramma Inferno via Terra, anche se l'argomento muta, è la chiara prosecuzione del tema: in esso, il postulato sospensivo della negatività finale intende volgersi in possibilità positiva. Formalmente, "siamo al cosiddetto cubismo letterario, alla riduzione a semplicità geometrica delle idee e dei personaggi, con simmetrica ripetizione di interi brani, alla scarnita rinuncia alla fantasia per una nuda trama di eventi" (Mazzucchetti). Un tale (il Passeggiatore) scopre la delittuosità della ricchezza, poichè due dame, Lili ed Edith, per comprarsi delle perle gli rifiutano i mille marchi che salverebbero dal suicidio un uomo disperato. La rivolta morale induce il Passeggiatore a introdursi dal gioielliere e a ucciderlo, e va in prigione. L'Inferno di fuori si addolcisce nel "risveglio" (la Via) di lui a una nuova coscienza del bene, tra i compagni di pena. Tutti, come lui, cercano la luce; e l'avranno quando, apertesi le prigioni, ormai inutili, l'umanità rinnovata ritorna sulla Terra, divenuta il "nuovo paradiso" della verità e del bene. "Attraverso alla forma strana ma vigorosa ... risplende una volontà cristiana" (Mazzucchetti): resta l'interrogativo dell'arte, data la metaforica monotonia dei simboli astratti. Comunque, "chi voglia comprendere nel suo riflesso letterario la crisi delle ultime generazioni dovrà sempre sostare dinanzi allo sforzo creativo di Georg Kaiser" (Mazzucchetti).