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Olympe
de Gouges (1775-1793) era lo pseudonimo di Marie Gouze. Fu fondatrice della
Società fraterna d’ambo i sessi e, nella sua Dichiarazione dei diritti della
donna e della cittadina del 1791, rivendicava l’estensione anche alla donna
dei diritti contenuti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789.
Il suo testo può, a ragione, essere considerato un embrione del movimento
femminista. Le richieste di uguaglianza fra uomini e donne, prima fra tutti
quella del diritto di voto, non furono però approvate dalla Convenzione
nazionale.
Nel 1793, durante il periodo del Terrore, venne condannata e ghigliottinata.
12 maggio 1974.
Referendum sul divorzio.
Oggetto del referendum era l'abrogazione della legge Fortuna-Baslini che dal
dicembre 1970 aveva reso più facile l'uso dell'istituto del divorzio, prima
limitato a pochissimi casi. La campagna sul referendum fu molto accesa e
vide la forte partecipazione anche della Chiesa, pur divisa al suo interno.
Il 59,3% dei votanti si espresse contro l'abrogazione della legge: lo scarto
fra i divorzisti e gli antidivorzisti fu circa del 20% e anche nel Meridione,
dove la voce della Chiesa era tradizionalmente più ascoltata, la maggioranza
si espresse a favore del divorzio. Questi risultati, secondo i commentatori,
portarono finalmente l'Italia ad una nuova maturità civile.
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SIGNORI UOMINI, SIATE GIUSTI
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Gran teatro sul quale vanno in scena tutti i diritti del mondo, la
Rivoluzione francese non poteva non affidare una parte, o almeno una
particina, a quelli delle donne. La Dichiarazione dei diritti della donna e
della cittadina è un breve testo che Olympe de Gouges pubblica verso la fine
del 1791, quando, cioè, ancora si può immaginare che la libertà sarà l’unica,
preziosa eredità delle giornate dell’Ottantanove. Esso è anche la prova che
il Secolo dei Lumi aveva sperimentato una propria versione al femminile
niente affatto trascurabile, fatta di salotti letterari e di appassionati
pamphlet e grazie a esso era possibile ora scandire in maniera perentoria il
decalogo di un mondo nuovo visto dall’altra metà del cielo.
Olympe sapeva, del resto, assai bene quello che diceva quando lanciava sfide
che alle orecchie di qualcuno suonerebbero ancora oggi diaboliche: «Il
matrimonio è la tomba della fiducia e dell’amore». Figlia quasi sicuramente
di un uomo che non era il suo padre ufficiale, malmaritata lei stessa a
diciassette anni e presto vedova (l’unica condizione capace a quell’epoca di
liberare una donna) Olympe non ignora, per esperienza personale appunto, che
la spregiudicatezza dei salons e le idee dei filosofi devono ancora tradursi
in convincimenti diffusi e soprattutto in comportamenti accettati e tutelati.
La Rivoluzione può diventare la grande occasione. La sua forza nel macinare
pregiudizi potrà portare là dove ancora pochi sperano che si possa arrivare:
l’eguaglianza delle diversità e il riconoscimento di un’umanità che si
esprime per generi ma non li dispone gerarchicamente. «La Rivoluzione -
proclama Olympe - si realizzerà solo quando tutte le donne prenderanno
coscienza della loro deplorevole sorte e dei diritti che hanno perduto nel
consorzio sociale». Il sogno dura fino al 3 novembre 1793, quando Olympe va
alla ghigliottina, vittima di una Rivoluzione che fatica ormai a declinare
insieme eguaglianza, libertà, diversità che fatica a credere che una donna
possa mescolarsi alla politica, soprattutto se [...] lo fa scegliendo la
parte sbagliata. Ma la condanna a morte è, forse, la conferma più splendida
delle tesi di Olympe che quasi aveva anticipato il proprio destino nel
memorabile articolo 10 della sua Dichiarazione: «Come la donna ha il diritto
di salire al patibolo, così deve avere anche quello di salire alla tribuna».
Eppure c’e voluto un altro secolo e mezzo perché questo principio di
elementare ragionevolezza diventasse norma condivisa. Solo dopo la Seconda
guerra mondiale, appena sessant’anni fa, in Italia e non solo le donne
conquistano il diritto di votare1, ma sarebbe troppo facile ricordare come
il diritto a essere votate (un diritto più sottile che le leggi non possono
imporre e che la società esita a riconoscere) sia ancora un terreno,
sostanzialmente non consolidatosi [...].
Olympe de Gouges, Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina,
Il Melangolo, Genova, pp. 80, € 9,00.
NOTE
1 diritto di voto: la prima volta che le donne votarono in Italia fu in
occasione del referendum sulla Repubblica svoltosi il 2 giugno 1946.
CONVENZIONE NAZIONALE
(21 settembre 1792 - 26 ottobre 1795). Parlamento eletto a suffragio
universale durante la Rivoluzione francese dopo la sospensione del re dalle
sue funzioni. Subentrò all'' Assemblea legislativa con il compito di
elaborare una nuova costituzione. La proclamazione della Repubblica fu il
suo primo atto (22 settembre). L'ala destra fu costituita dai girondini, la
sinistra dai montagnardi, il centro dalla palude. La preponderanza dell'uno
o dell'altro di questi gruppi consente di distinguere tre fasi nella storia
della Convenzione. La prima fu caratterizzata dallo scontro tra girondini e
montagnardi sul processo a Luigi XVI, sulla politica interna, sulle misure
per fronteggiare la rivolta della Vandea e gli eserciti della prima
coalizione. La seconda, che dalla sconfitta dei girondini (2 giugno 1793)
arriva al 9 termidoro (27 luglio) 1793, fu segnata dal predominio dei
giacobini, il club più agguerrito della Montagna, nel Comitato di salute
pubblica e dallo scatenamento del Terrore tramite il Tribunale
rivoluzionario. La terza fase va dall'eliminazione di Robespierre, con il
colpo di stato termidoriano, allo scioglimento della Convenzione dopo
l'insurrezione monarchica del 13 vendemmiaio (5 ottobre) 1795, attraverso
l'azione dei giovani moscardini contro la Comune parigina, il Terrore bianco,
la Costituzione dell'anno III e la creazione del Direttorio, moderato e
debole, che aprì la strada a Napoleone.
TERRORE
(1792-1794). Periodo della Rivoluzione francese in cui prevalsero le forze
più radicali e si adottarono misure eccezionali per fronteggiare la
controrivoluzione interna e gli eserciti stranieri che premevano alle
frontiere. Un primo periodo di terrore si ebbe alla caduta della monarchia
(10 agosto 1792), quando giacobini e sanculotti, organizzati nella Comune di
Parigi, imposero all' Assemblea legislativa l'istituzione di un tribunale
straordinario per giudicare traditori e sospetti e l'adozione di
provvedimenti quali la spartizione tra i contadini dei pascoli comuni, la
vendita in piccoli lotti dei beni nazionalizzati, il suffragio universale.
Assunto il controllo della Convenzione da parte dei giacobini (2 giugno
1792), il Terrore infuriò a partire dal settembre 1793. Giustificato dalla
volontà di salvare la Rivoluzione, fu applicato in tutti i settori di
competenza dello stato: amministrazione, giustizia, finanze, esercito,
economia, cultura. Il Tribunale rivoluzionario liquidò con processi sommari
i controrivoluzionari e gli oppositori del governo. La leva di massa permise
il successo militare mentre la regolamentazione dell'economia (requisizioni,
calmiere dei prezzi) consentì di sostenere lo sforzo bellico e di
controllare la crisi economica e sociale. Nonostante la sconfitta dei nemici
interni ed esterni, si ebbe una recrudescenza del Terrore con la legge del
22 pratile (10 giugno 1794) che accentuò l'isolamento del gruppo dirigente.
Il regime fu abbattuto il 9 termidoro (27 luglio 1794) e la cruenta reazione
antigiacobina che seguì prese il nome di "Terrore bianco" (1794-1795).