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La Dichiarazione
di Mosca sottoscritta da Roosevelt, Churchill e Stalin il 30 ottobre 1943 fu
un documento cardine che segnò una svolta determinante nella storia del
diritto penale internazionale: presa coscienza dei crimini che il nazismo
andava compiendo nella conduzione della guerra non si limitava a rilevarli e
denunciarli, ma sanciva il principio e stabiliva i criteri della loro
punibilità. Fu questo il primo atto che condusse all’istituzione dei
tribunali di Norimberga.
La Dichiarazione di Mosca
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«Regno Unito, gli Stati Uniti d’America e l’Unione delle Repubbliche
Socialiste Sovietiche, hanno ricevuto da numerose fonti le prove delle
atrocità, dei massacri e delle esecuzioni in massa commessi a sangue freddo
dagli eserciti hitleriani in un gran numero di paesi da essi invasi e dai
quali in questo momento sono sistematicamente cacciati. Che la dominazione
nazista fosse accompagnata dalla bestialità non è una novità, e tutti i
popoli e i territori sotto questo giogo sono stati vittime della peggiore
forma di governo esercitata attraverso il terrore. Ciò che è nuovo è che
molti di questi territori stanno per essere liberati dall’avanzata delle
armate liberatrici, e che furibondi, i «vandali» raddoppiano la loro
crudeltà mano a mano che si ritirano. Prova evidente ne sono i crimini
mostruosi commessi sul territorio dell’Unione Sovietica, in via di
liberazione, cosi come in Francia e in Italia.
«In conseguenza di ciò, le suddette tre potenze alleate, parlando a nome dei
trentatré Stati aderenti alle Nazioni Unite, e nel loro interesse,
proclamano solennemente e rendono pubblico che nel momento in cui sarà
concesso l’armistizio a un governo tedesco, qualunque esso sia, gli
ufficiali e i soldati tedeschi, e i membri del partito nazista, responsabili
o complici delle atrocità dei massacri e delle esecuzioni di cui si è
parlato, saranno consegnati ai paesi in cui hanno commesso i loro
abominevoli atti, per essere giudicati e puniti secondo le leggi di quelle
nazioni liberate e dei liberi governi che lì si saranno formati. Saranno
compilati elenchi circostanziati in ciascuno di questi paesi, in particolare
nei territori invasi dell’Unione Sovietica, della Polonia, della
Cecoslovacchia, della Iugoslavia e della Grecia (comprese Creta e le altre
isole), della Norvegia, della Danimarca, dell’Olanda, del Belgio, del
Lussemburgo, della Francia e dell’Italia.
«I tedeschi che hanno partecipato alle fucilazioni in massa degli ufficiali
polacchi, all’esecuzione degli ostaggi francesi, olandesi, belgi, norvegesi,
e dei cittadini di Creta, o quelli che hanno preso parte ai massacri
effettuati in Polonia o sui territori dell’Unione Sovietica adesso strappati
al nemico, sappiano che saranno condotti sulla scena dei loro misfatti e
giudicati sul posto dai popoli che hanno martirizzato. Coloro che non si
sono ancora sporcati le mani con il sangue degli innocenti, sappiano cosa li
attende se si renderanno anch’essi colpevoli ditali crimini, e non abbiano
alcun dubbio che le tre potenze alleate li inseguiranno fin negli angoli più
remoti della terra e li consegneranno nelle mani dei loro accusatori perché
giustizia sia fatta.
«La suddetta dichiarazione non prescinde dal caso dei criminali di guerra
tedeschi i cui crimini non siano localizzabili geograficamente. Costoro
saranno puniti dai governi alleati con un verdetto comune».
30 ottobre del 1943