Le vicende di Zayd



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Otto anni e orfano di padre; la relativa tranquillita' della sua vita familiare accelerata improvvisamente quando nell'oasi di Yathrib viene a rifugiarsi Muhammad, il ''profeta'' della nuova rivelazione, l'Islam, inseguito dagli idolatri che lo hanno cacciato da Mecca.Quel luogo, da allora in poi, si chiamera' Medina, ovvero ''la citta''', e diventera' il bastione inespugnabile per una nuova fede da difendere a prezzo di sanguinose battaglie.
Zayd vorrebbe combattere nell'esercito, ma a lui e' dato un compito diverso: quello di dedicarsi allo studio e di trascrivere il Corano, che e' ''Il Libro disceso dal cielo'' e da cui prendera' vita una nuova lingua, una nuova cultura e una nuova civilta'.

Tetrafarmakon.

Dal greco tetra- (da téttares, "quattro") e pharmakon ("rimedio", "medicina"); ovvero, "quadrifarmaco". Per Epicuro, i quattro rimedi bastevoli ad eliminare il dolore dello spirito. Esse sono: 1. La consapevolezza che se anche gli dei esistono essi non si interessano alle vicende umane; 2. L'impossibilità di sperimentare la morte e quindi la paura infondata che essa provochi dolore; 3. Il piacere è accessibile a tutti; 4. Il dolore o è breve, o sopportabile.

Quodlibet.

Dal latino, quod ("ciò") e libet ("piace"); ovvero, "ciò che piace". Le questioni quodlibetali (quodlibeta) erano le argomentazioni che gli studenti di teologia dovevano discutere due volte l'anno (prima di Natale e prima di Pasqua) su argomenti a scelta.
Le quaestio ("questioni") erano strutturate in sei fasi: 1. L'enunciato; 2. L'elencazione delle ragioni a favore della tesi che sarà rigettata; 3. L'elencazioni delle ragioni a favore della tesi risolutiva; 4. L'enunciazione della tesi risolutiva; 5. L'illustrazione della soluzione scelta; 6. La confutazione delle tesi errate.

La disputatio medievale

"Nessuna verità può essere veramente capita e predicata con ardore se prima non sia stata masticata dai denti della disputa". Lo scrive Pietro Cantore nel XII secolo, indicando con una metafora che allude al "nutrimento" culturale l'esperienza più matura e vitale delle università medievali: la disputatio in utramque partem.

Che cos'è nella storia della filosofia la disputatio? È il confronto in cui le idee si ritrovano per mettersi alla prova, per stabilire un dibattito che dia forza o ribalti le convinzioni di chi vi partecipa. E', più precisamente, una modalità d'interazione didattica nata circa otto secoli fa, strettamente legata alle lectiones, in cui un magister dirige un'appassionata e appassionante discussione intorno a un tema da lui scelto fra quelli più attuali e di una certa pregnanza teoretica.
Nel Medioevo, l'esercizio della disputa arriva a creare, fisiologicamente, un inedito spazio di libertà intellettuale. Non ci sono questioni fondamentali che nelle aule universitarie del tempo non siano state analizzate fino alle loro conseguenze più lontane (soprattutto legate alla religione), col pretesto di porre un problema che merita di essere sviscerato o anche solo per il semplice desiderio di esercitare i muscoli della mente.

Come si svolgeva la disputatio? Il magister, si legge nella cronaca delle dispute condotte da Odo di Ourscamp, discepolo di Abelardo: "siede in cattedra e invita gli studenti a sollevare obiezioni, li aiuta nella formulazione di esse, dirige con sicurezza il succedersi degli interventi, dando poi la soluzione definitiva. Il magister attende con visibile impazienza che gli studenti presentino le difficultates. Una volta si rifiuta di risolvere una difficile questione sulla simonia, un'altra addirittura toglie la seduta rimandandola a un altro giorno".
Questa energia della discussione prende vita, naturalmente, da un argomento che si sviluppa attraverso due tesi contrapposte, due diversi modi di pensare, due angolazioni per osservare e analizzare la stessa cosa. E nascono da questa bipolarità le argomentazioni dei partecipanti, i loro motivi pro e contra rispetto al problema e alla sua possibile soluzione.

Nel XIII secolo, la disputa assume una fisionomia più matura e diventa uno strumento didattico molto usato, tanto che viene annunciata con un certo anticipo e deve cadere in un giorno in cui è possibile sospendere le lezioni: tutti i docenti e gli allievi della facoltà vi partecipano.
E' possibile dividerla in fasi: per prima cosa il maestro annuncia il tema e precisa gli articuli, ovvero i sotto-problemi, in forma di domanda, sui quali si dovrà incanalare il ragionamento. Poi, i convenuti presentano le loro argomentazioni sugli articoli della quaestio e il maestro, o più spesso il baccelliere anziano, risponde alle obiezioni del pubblico, nello stesso ordine in cui vengono sollevate. Talvolta chi assume il ruolo del respondens elabora anche argomenti contra per arricchire il dibattito.
Il giorno successivo, dopo aver esaminato ogni argomento a favore e contrario, il magister presenta la sua conclusione.