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È stato aperto il vaso di Pandora!!!
Pandora
fu la prima donna creata da Efesto per ordine di Zeus per punire gli
uomini che avevano ricevuto da Prometeo il fuoco sacro. Zeus allora
attua una nuova crudele vendetta, creando Pandora, la prima donna: "Agli
uomini, come pena per il fuoco, io darò un male di cui tutti saranno
felici, e faranno festa al loro stesso male" (Apollodoro "Biblioteca" 57
-5 8). Gli dèi si misero all'opera e crearono la donna che Ermes chiamò
Pandora, gli diedero un vaso chiuso e la mandarono come dono a Epimeteo
fratello di Prometeo. Pandora aveva avuto l'ordine di non aprire mai il
vaso ma la curiosità di vedere cosa c'era dentro era così grande che la
donna, levando con la sua mano dall'orcio il grande coperchio, disperse
i mali che agli uomini causano pianto. Dal vaso vennero fuori la guerra,
la vecchiaia, le malattie, l'odio, l'invidia, l'accidia, e tanti e tanti
di quei mali che al solo pensiero c'è da rabbrividire.
Soltanto Elpis la Speranza restò dentro perché Pandora riuscì a mettere
nuovamente il coperchio sul vaso..
Esiodo, Opere e giorni 42 ss.
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Fate - le Donne del destino.

Atropo, Lachesi e Cloto. |
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Le tre PARCHE o MOIRE erano dee fondamentali nel mondo greco e poi romano.
Lachesi deriva dal verbo greco lachéin, che significa destinare: Lachesi è
dunque colei che ci dà il destino.
Cloto invece deriva dal verbo klonéin che significa ondeggiare, e
figurativamente, mettere in movimento, in confusione, cioè in condizioni non
stabili e non prevedibili; Cloto è l'imprevedibilità, l'incertezza del
momento.
Atropo l'ineluttabile, quella che non si può sfuggire, quella che taglia il
filo della vita,
Nei tempi arcaici, presiedeva al destino una sola dea, che i romani la
chiamavano Libitina, che deriva da libitum, cioè "colei che da il piacere
sessuale".
Le Parche, poi, erano originariamente le dee che vegliavano sulla gravidanza.. |
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Tempo libero
Indice |
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Come Esiodo
descrive la nascita d’Afrodite Urania nella Teogonia.
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"la notte venne il
grande Cielo e desideroso d’amore s’attaccò a Terra, stendendosi dappertutto…
il figlio allungò la mano sinistra, con la destra afferrò l’enorme lunga
falce dai denti aguzzi e pronto segò via i genitali del padre suo e dietro
li gettò, alla ventura… nel mare molto agitato e così andavano a lungo sul
mare. Bianca schiuma uscì dalla carne immortale, e in essa crebbe una
fanciulla; ella stette dapprima nella sacra Citera, e quindi andando via di
là giunse a Cipro circondata da flutti; così venne fuori una Dea piena di
grazia e di fascino ed attorno a lei cresceva l'erba sotto ai piedi ben
fatti" |
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LA
COMMEDIA DELL'ARTE |
Forma di
rappresentazione teatrale nata e sviluppatasi in Italia nel corso del
Cinquecento. Diffusa in tutta Europa, divenne molto popolare in Francia,
dove veniva recitata dagli attori della Comédie-Italienne, nome assunto dal
teatro dell'Hôtel de Bourgogne quando, a partire dal 1680, vi si
installarono i comici italiani.
La definizione Commedia dell'Arte (il termine "arte" qui ha il significato
medievale di "mestiere") venne appositamente creata per distinguere il
teatro rappresentato da attori di professione da quello praticato nelle
corti da letterati e cortigiani e sui sagrati delle chiese da chierici e
diaconi.
La popolarità della Commedia dell'Arte, sia in Italia sia all'estero, fu
straordinaria. Nel XVII secolo, i governi di Spagna e Francia cercarono di
censurare e regolamentare questa forma teatrale, anche a causa della
trivialità degli argomenti trattati.
In Inghilterra, gli influssi della commedia assunsero i caratteri delle
maschere di Punch, un Arlecchino più prepotente, e di sua moglie Judy. Ma fu
in Francia che la commedia ebbe la maggiore influenza, arrivando a
costituire fonte e ispirazione di gran parte delle opere teatrali dei
maggiori commediografi francesi, come ad esempio Molière e Marivaux.
Nel XVIII secolo, in Italia,
drammaturghi come Carlo Goldoni e Carlo Gozzi
trasformarono e diedero nuova linfa alla
commedia. Goldoni sentì l'esigenza di fornire
regole precise alla rappresentazione scenica, impose alle maschere di
recitare servendosi di un testo scritto, rinunciò alle facili buffonerie e
inserì l'azione nel concreto tessuto sociale di una Venezia dominata da una
classe borghese mercantile. Carlo Gozzi ricorse ad argomenti fiabeschi ed
esotici con note patetiche e satirici riferimenti a personaggi e costumi
contemporanei.

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Giuseppe Gioacchino Belli
(1791-1863) è il primo grande poeta romanesco. Attento osservatore e sagace
descrittore della vita romana del suo tempo, in più di 2200 sonetti ci
presenta popolani, aristocratici, prelati di alto e basso rango, funzionari,
dei quali sa cogliere e rappresentare in pochi tratti efficacissimi le
caratteristiche salienti ed, ovviamente, soprattutto i difetti. La sua
satira è più pungente verso i preti corrotti perché è animata da un senso di
profonda autentica religiosità (non per niente verso la fine della vita si
dedicò con zelo alle pratiche religiose e fu nominato poeta ufficiale della
curia papale), una religiosità che gli impose in termini quasi ossessivi il
tema dell’aldilà, come appare chiaramente da questo sonetto:
Cqua non ze n'esce: o ssemo
ggiacubini,
o ccredemo a la legge der Ziggnore.
Si cce credemo, o mminenti o ppaini,
la morte è un passo cche vve ggela er core.
Se curre a le commedie, a li festini,
se vva ppe l'ostarie, se fa l'amore,
se trafica, s'impozzeno quadrini,
se fa dd'ogni erba un fasscio... eppoi se more!
E doppo? doppo vienghieno li guai.
Doppo sc'è ll'antra vita, un antro monno,
che ddura sempre, e nun finissce mai!
E' un penziere quer mai, che tte
squinterna!
Eppuro, o bbene o mmale, o a galla o a ffonno,
sta cana eternità ddev'esse eterna! |
(Da qui non si scappa: o siamo giacobini o
crediamo alla legge di Dio. Se ci crediamo, o poveri o ricchi che siamo, il
passo della morte ci agghiaccia il cuore. Si va a teatro, alle feste,
all'osteria, si fa l’amore, si traffica, si ammassano quattrini, si mescola
un po' di tutto... ma poi si muore! E dopo? Dopo vengono i guai, viene la
resa dei conti. Dopo c’è un’altra vita, un altro mondo che dura in eterno,
non finisce mai! E quel mai ti sgomenta. Eppure, nel bene o nel male, in
Paradiso o all’Inferno, questa cagna di eternità deve essere eterna!).
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I figli del mare:
Erano
le Nereidi e le Forcidi. Le 50 Nereidi erano figlie della ninfa Doride e di
Nereo, abitavano con il padre nelle profondità del mare, in una grotta d'argento
(le più celebri erano Amfitrite, moglie di Poseidone, e Teti, madre di Achille).
Nereo aveva il dono della profezia e la facoltà di trasformarsi in varie forme,
ma in genere era rappresentato con i capelli, le sopracciglia, il petto coperti
di giunchi marini e di foglie di altre piante simili. Fratello di Nereo era
Forco, da cui nacquero le tre Gorgoni, le tre Graie, le tre Esperidi.
| L'idea della
trasmigrazione delle anime è antica come il mondo. La si trova, per esempio,
nella Grecia antica, già presso i Pitagorici, per poi essere ampliamente
sviluppata da Platone e da Plotino. In tutta la civiltà greco-antica questa
nozione è presente, anche se non dominante. Si trovano larghe testimonianze
della presenza di tale idea anche in altre culture, come in quella dei
Celti. E' noto inoltre che nei primi secoli del Cristianesimo, all'epoca in
cui la dottrina non si era ancora definita, parecchi dottori della Chiesa
primitiva mostravano una certa predilezione per credenze di questo genere.
In seguito tale idea ha continuato a condurre in Occidente un'esistenza più
o meno sotterranea attraverso tutta l'Antichità e il basso Medioevo. Certe
eresie, come quella dei Catari, vi aderivano, e più tardi, nel XVIII e XIV
secolo, si trovano ancora degli autori isolati che la sostengono.
Essa è riapparsa poi con maggiore spicco nel XIX secolo: non è un caso che
un poeta come Victor Hugo, per esempio, l'abbia messa quasi al centro dei
suoi ultimi grandi poemi, quali Leggenda dei secoli e Dio.
E per venire ai tempi attuali, è degno di nota che, come molti recenti
sondaggi d'opinione dimostrano, questa credenza, sia pure sotto forme
alquanto particolari, è condivisa nelle nostre società da un gran numero di
persone.
Inoltre, in forme meno elaborate e più fluide, tale idea è presente anche in
Africa e in Oceania: testimonianze di una diffusione e di una presenza
costanti attraverso il tempo e lo spazio.
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