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Il termine greco è interessante: megalophrosyne, che non si può
tradurre "grandezza d’animo", piuttosto corrispondente, nella
tradizione antica, a megalopsychìa, non è soltanto l’elemento
della nobiltà, ma proprio l’elemento della verticalità,
dell’altezza dell’uomo. Un’altezza quasi in senso letterale,
perchè io, dice lo Pseudo-Longino, nel sentire recitare o nel
leggere l’Odissea o una tragedia di Sofocle, mi sento crescere
su me stesso, mi sento pieno di un orgoglio così grande, che mi
innalzo su me stesso, mi gonfio, come dire, di questo sentimento
del sublime, come se l’opera d’arte l’avessi fatta io. Quindi le
caratteristiche del sublime antico sono: innanzitutto il
rapporto eminente con testi letterari, in secondo luogo un tipo
di retorica che viene messa in opera, in terzo luogo - ed è la
cosa più importante - che questa anima è tanto grande da poter
abbracciare l’universo; la natura - dice lo Pseudo-Longino - ha
fatto l’uomo così grande che può contenere in sé l’universo.
La differenza col sublime moderno - la traduzione di questo
testo appare a Basilea, nel 1544 - è che il sublime moderno è
caratterizzato invece da uno shock, quello shock dovuto alle
scoperte di Copernico e poi di Galilei e di Newton: la terra non
è al centro dell’universo, ma siamo in una specie, come diceva
Pascal, di "sentina del mondo", in uno spazio buio, in un
carcere. Quindi non solo la terra, ma anche l’uomo non conta di
per se stesso.
Da qui la percezione dell’immensità dello spazio in cui siamo
perduti, ma anche la percezione dell’immensità del tempo che la
terra e l’uomo hanno: il Seicento è il periodo in cui si smette
di credere al fatto, letteralmente inteso, che la terra e
l’universo siano stati creati in sei giorni e al settimo giorno
Dio si sia riposato. Fa la sua comparsa un senso di essere
sperduti in un posto buio e vuoto. Finisce il criterio antico
dello Pseudo-Longino: non sono io che posso abbracciare
l’universo, è l’universo che mi abbraccia e mi riduce a un
essere infinitesimo: se mi confronto con la grandezza
dell’universo, con l’immensità del tempo e dello spazio, io non
sono altro che un granello di polvere.
Il sublime nell’estetica e
nell’arte |