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In Occidente,
anche da una superficiale osservazione della società e, in
particolare, della sua componente giovanile, apparirà evidente
che questa teoria ha un qualche fondamento (i registi Quentin
Tarantino e Whit Stillman hanno rappresentato questa realtà di
tutti i giorni in film recenti, mettendo in bocca ai vari
personaggi citazioni e considerazioni prese dal mondo del
cinema). Credo perciò che sia arrivato il momento di cercare di
capire se vi siano - e quali siano - i lati positivi di un mezzo
di espressione per certi aspetti criticato, che tuttavia è
diventato la forma di intrattenimento preferita da milioni di
persone nei paesi anglofoni.
Anche se il cinema di Europa, Giappone, Cina e del sub-continente
indiano mobilita anch'esso milioni e milioni di spettatori, in
questo articolo vorrei occuparmi esclusivamente di Hollywood,
sia per il gran numero di film commerciali qui prodotti e da qui
distribuiti, sia per la posizione di primato che il cinema di
Hollywood detiene sui mercati mondiali. E' anzi opportuno
ricordare che se Hollywood subodora la possibilità di un
successo commerciale negli Usa per un qualche film straniero se
ne "appropria". E' quanto è accaduto di recente per alcuni film
francesi e per il tedesco Sulle ali del desiderio (nonché per La
vita è bella di Roberto Benigni, ndr). Anche le opere del
compianto regista giapponese Akira Kurosawa hanno ispirato
produzioni hollywoodiane come I magnifici sette e Leone man
Standing (riadattato poi dal regista italiano Sergio Leone nel
suo più noto Per un pugno di dollari).
Questo scambio oriente-occidente d'altra parte funziona anche in
senso opposto - Kurosawa ha trasferito sullo schermo opere di
Dostojevski e di Gorki, oltre che il Re Lear e il Macbeth di
Shakespeare.
Dal punto di vista finanziario, Hollywood considera le vendite
all'estero solo una specie di ciliegina sulla torta. In ogni
caso, i film di James Bond o quelli di Bruce Willis sono accolti
con entusiasmo tanto a Bangkok o ad Ankara quanto a New York,
Nashville e San Francisco.
Hollywood ha preso a piene mani anche dai fumetti e dai cartoni
animati per i suoi film (Gli Antenati, Casper, Superman, Batman,
Braccio di ferro, Dick Tracy, La famiglia Adams, Zorro e il
giapponese Godzilla, tanto per fare qualche esempio). I
personaggi dei cartoni animati sono famosi in tutto il mondo e
il successo di questi film 'derivati' è praticamente garantito
anche fuori dagli Usa. Un'altra brillante idea di Hollywood (o 'colpo
basso', a seconda dei punti di vista) è stata la trasposizione
sul grande schermo di serial televisivi come l'onnipresente Star
Trek, Il Fuggitivo, The Beverly Hillbillies, Mission Impossible
e il più recente Lost in Space. Con La carica dei 101 Hollywood
ha invece "copiato" se stesso, trasformando il celebre cartone
animato di Walt Disney in un film convenzionale di pari successo
con attori e cani veri.
La ricetta di Hollywood è sempre stata basata su una lavorazione
di qualità e su una strategia di mercato a tutto campo, anche se
per decenni il suo star system ha creato molti personaggi mitici,
che il pubblico americano (e non solo quello) adorava e
accorreva in massa a vedere nei loro film, belli o brutti che
fossero. Molti dei responsabili delle case di produzione erano
di origini europee e per loro non fu difficile capire che il
pubblico americano aveva bisogno di una sua "aristocrazia''. Ai
funerali di Rodolfo Valentino, nel 1926, vi furono scene di
isteria di massa e questo dimostrò quanto fosse reale questo
fenomeno di idolatria. Trent'anni dopo, nel 1956, l'interesse
con cui i media americani seguirono il matrimonio da fiaba di
Grace Kelly con il principe Ranieri di Monaco fece capire che il
pubblico continuava ad essere ammaliato dal fascino scintillante
di Hollywood. E anche oggi è così.
Fin dagli albori della storia di Hollywood, alcuni film avevano
una tale presa sul pubblico che molti spettatori tornavano a
vederli anche diverse volte, proprio come fa un bambino quando
chiede alla mamma che gli legga sempre di nuovo la fiaba che già
conosce. C'è qualcosa nella natura manipolativa e al tempo
stesso insicura di personaggi come la Rossella O'Hara di Vivien
Leigh in Via col vento (1939) o come quello interpretato da
Orson Welles in Quarto Potere (1949) che sempre risuonerà nella
coscienza occidentale. Le qualità umane, la bontà di George
Bailey (interpretato da James Stewart) ne La vita è meravigliosa
(1946) hanno avuto un impatto tale che il film, diretto dal
regista di origine siciliana Frank Capra, nel Natale 1997 è
stato riproposto nelle sale di tutto il mondo nella sua versione
originale in bianco e nero. Casablanca (1943) è stato un tale
cult movie fin dalla sua uscita che l'attore e regista americano
Woody Allen ha dedicato un film sia all'opera sia al suo
protagonista, Humphrey Bogart (Provaci ancora Sam), mentre gli
esperimenti di Dorothy e dei suoi magici compagni d'avventura ne
Il mago di Oz (1939) continuano ad ammaliare i bambini di oggi
come facevano con quelli di ieri. Chi scrive conosce due sorelle
che, nei primi anni Novanta, quando avevano quattro e cinque
anni, ogni volta che venivano in visita chiedevano di poter
vedere la mia cassetta de Il mago di Oz.
Per lo sceneggiatore, una 'gallina dalle uova d'oro'.
Che cosa è che assicura a un film un successo di cassetta? E'
ovvio che gli attori, il regista, la troupe, i produttori e gli
addetti al marketing sono tutti di grande importanza. Ma se la
sceneggiatura non funziona, se la storia non ha quel 'qualcosa',
quel "gancio" che cattura lo spettatore, nemmeno i migliori
attori, registi, tecnici delle luci e del suono, montatori né la
migliore colonna sonora del mondo potranno soddisfarlo. Ebbe
modo di riconoscerlo anche un celebre regista come il compianto
David Lean [Breve incontro (1945), Il ponte sul fiume Kwai
(1957), Lawrence d'Arabia (1962), Il dottor Zivago (1965),
etc.]. (3)
"In un film, lo sforzo maggiore dal punto di vista mentale e
creativo è dato dalla sceneggiatura. Il suo autore non solo crea
la storia ma trae dalla sua immaginazione esseri umani, dà loro
parole da dire e pensieri da pensare. Sul set di un film, lo
sceneggiatore è l'unico, vero 'creativo'. Senza di lui gli
attori non avrebbero una parte da recitare né battute da
pronunciare; e i registi farebbero solo documentari, magari
anche buoni ma comunque privi della forza, dell'umanità e del
fascino di un'opera di arte drammatica" (4).
Se questo 'qualcosa' di indefinibile che dà alla trama di un
film "la forza, l'umanità e il fascino di un'opera di arte
drammatica" avesse potuto essere individuato e distillato
Hollywood avrebbe messo le mani su una 'gallina dalle uova d'oro'.
Ebbene tutto questo nel 1985 accadde.
Christopher Vogler è un 'lettore' di sceneggiature che lavora
presso diversi studios di Hollywood. In varie occasioni, gli
sono state chieste ricerche sulle fiabe e le leggende di diverse
culture. Ricorda di aver letto di tutto, dai poemi epici ai
racconti mitici norvegesi e celtici, dai romanzi ai fumetti (5).
Vogler ricercava e voleva capire quale fosse la "ricetta segreta"
della buona sceneggiatura e un giorno gli capitò tra le mani lo
studio di Joseph Campbell intitolato The Hero with a Thousand
Faces (L'eroe dai mille volti) (6). La chiave era proprio qui.
Campbell aveva fatto del mito il suo campo di ricerca e di
esperienza e l'aveva investigato approfonditamente, includendo
nei suoi studi le fiabe dei fratelli Grimm (7), le varie
leggende sul Graal (8) e le opere del padre della psicologia
analitica, C. G. Jung, secondo il quale "il Mito è più
individuale e esprime la vita con più precisione della scienza"
(9). Campbell capì che i simboli della mitologia non sono
invenzioni casuali e che non sarebbe opportuno usarli nel modo
sbagliato o ignorarli sistematicamente.
Con rigore scientifico, Campbell mise a confronto centinaia di
racconti e di leggende tribali prelevati dalle più svariate
culture e dai periodi storici più diversi. Gradualmente, arrivò
così a scoprire una sorta di trama-archetipo, un 'monomito'
comune a tutte le storie; un Viaggio dell'Eroe in 19 tappe
presenti, in parte o in toto, in ogni mito, anche se non
necessariamente nella stessa sequenza. Divenne inoltre ovvio per
Campbell che i miti e le leggende che aveva studiato
rappresentassero qualcos'altro, qualcosa di più profondo.
Scrisse: "Non è esagerato dire che il mito costituisce il
passaggio segreto attraverso il quale le inesauribili energie
del cosmo penetrano nelle forme della cultura dell'Uomo... Il
Viaggio dell'eroe mitologico può avvenire anche materialmente ma
questo aspetto è irrilevante. In realtà il Viaggio è
fondamentalmente un evento interiore, un viaggio verso
profondità in cui oscure resistenze vengono vinte e resuscitano
poteri a lungo dimenticati per essere messi a disposizione della
trasfigurazione del mondo... Il periglioso viaggio non ha per
scopo la conquista ma la riconquista, non la scoperta ma la
riscoperta. L'eroe è il simbolo di quell'immagine divina
creativa e redentrice che è nascosta dentro ognuno di noi e che
aspetta solo di essere trovata e riportata in vita" (10).
Nel Viaggio dell'Eroe scoperto da Campbell, Vogler capì di avere
trovato "gli antichi strumenti dell'arte del narratore" e con
essi l'ingrediente principale che sottende le sceneggiature dei
film di successo prodotti a Hollywood.
"Ho utilizzato le idee del Viaggio dell'Eroe di Campbell per
cercare di capire il successo straordinario di film come Guerre
stellari e Incontri ravvicinato del terzo tipo. Il pubblico
tornava a vederli più volte, come se fosse alla ricerca di una
qualche esperienza religiosa. La mia impressione è che questi
film attiravano la gente così tanto poiché contenevano gli
elementi universali e appaganti che Campbell aveva scoperto nei
miti. In quei film c'era qualcosa di cui la gente aveva bisogno"
(11).
(George Lucas, va sottolineato, ha studiato a fondo l'Eroe di
Campbell prima di iniziare a scrivere la composita trama della
prima trilogia di Guerre stellari (12) ).
"Le storie (contenute nell'Eroe) riflettono con grande
precisione i meccanismi della mente umana, sono vere mappe della
psiche. Sono valide sul piano psicologico e realistiche su
quello emotivo anche quando parlano di eventi fantastici,
impossibili o irreali", osservò successivamente Vogler con
entusiasmo (13), "Il Viaggio dell'Eroe è estremamente duttile,
capace di infinite variazioni senza per questo perdere la sua
magia; per questo sopravviverà a noi tutti".
Entro il 1985 Vogler adattò e semplificò l'Eroe di Campbell per
gli sceneggiatori. Le varie tappe vennero ridotte da 19 a 12 e
descritte in un memorandum di sette pagine che immediatamente
diventò lettura obbligata per i dirigenti del settore sviluppo
della Walt Disney Corporation, dove Vogler lavorava ora nella
divisione animazione (e dove successivamente contribuì
all'impostazione e all'armonica stesura della trama di film come
Aladino, La Bella e la Bestia e Il Re Leone). Ben presto, il
lavoro di Vogler sulla 'struttura del mito' a Hollywood diventò
di dominio pubblico e nel 1992 il memorandum venne da lui stesso
ampliato in un libro dal titolo Il viaggio dello scrittore (The
Writer's Journey) (14), da allora divenuto lettura obbligata per
ogni sceneggiatore alle prime armi. Esiste anche uno speciale
programma per computer che, secondo i suoi ideatori, "tiene
conto delle idee letterarie dell'approccio mitologico-popolare
di Campbell all'arte di scrivere storie". (Negli ultimi anni
della sua vita, Campbell - morto nel 1987 - fu molto festeggiato
dall'industria cinematografica americana).
Il Viaggio dell'Eroe stile
Hollywood
Ecco le dodici tappe che Vogler ricavò dal Viaggio dell'Eroe per
le sceneggiature cinematografiche.
1. Il Mondo Ordinario
2. L'Appello all'Avventura
3. Il Rifiuto dell'Appello
4. L'Incontro con il Maestro
5. L'Attraversamento della Prima Soglia
6. Prove, Alleati, Nemici
7. L'Avvicinamento alla Caverna più Segreta
8. La Prova Suprema
9. Il Premio
10. La Via del Ritorno
11. La Resurrezione
12. Il Ritorno con l'Elisir
Nella prima tappa, l'eroe - che può essere sia uomo sia donna -
viene strappato alla sua vita di tutti i giorni e trasportato in
un mondo speciale, nuovo ed estraneo. L''Appello all'avventura'
serve a rivelare la posta in gioco e chiarisce qual è la meta
dell'eroe. Questo appello potrebbe significare semplicemente che
l'eroe non ha altre scelte, ma una volta che l'Appello è
arrivato, l'eroe non può più vivere nel suo famigliare mondo
ordinario. Il 'Rifiuto dell'Appello' rappresenta la comune
debolezza umana e Vogler dice che gli eroi riluttanti devono
essere chiamati più volte all'avventura - e quando non basta "incitati,
blanditi, adulati, tentati o costretti" - se cercano di
sottrarsi alla loro responsabilità. Il rifiuto è tuttavia
comprensibile perché la persona si trova di fronte alla peggiore
di tutte le paure, il terrore dell'ignoto. Ma insistere nel
rifiuto può essere foriero di disastri e rendere prigionieri del
passato o portare alla negazione della realtà.
Una volta risposto all'appello, l'eroe quasi sempre entrerà in
contatto con una qualche fonte di saggezza o di aiuto prima di
intraprendere l'avventura. Questa è la fase chiamata 'L'Incontro
con il Maestro', che può essere un individuo ma anche un oggetto,
un anelito irresistibile, un precetto o un motto che torna alla
mente. La quinta tappa, 'L'Attraversamento della Prima Soglia',
è l'atto di volontà con cui l'eroe si dedica all'impresa anima e
corpo, confrontandosi con il problema e cominciando ad agire.
Questa fase richiede grande coraggio da parte dell'eroe. E' un
passaggio da cui non si torna indietro, il salto va fatto con
fede, con la fiducia che in qualche modo si cadrà in piedi.
E' a questo punto che l'eroe incontrerà i primi 'Guardiani della
Soglia', che a volte si presenteranno con un volto tutt'altro
che rassicurante. Il loro compito principale è quello di mettere
alla prova l'eroe. E lui potrà voltarsi e fare marcia indietro,
passare all'attacco, agire d'astuzia o con l'inganno per
evitarli, potrà cercare di corromperli, di placarli o di farseli
alleati. Come facevano gli Indiani delle grandi praterie che,
per avvicinarsi a una mandria di bisonti, si mimetizzavano sotto
le pelli degli animali, il modo migliore per sottrarsi a loro è
di 'mettersi nei loro panni', ma in senso più figurato che
letterale. A fungere da Guardiani possono essere
inconsapevolmente anche le persone più care e i migliori amici
dell'eroe e saranno loro a mettere alla prova la sua
determinazione, soprattutto se sono riluttanti a vedere il suo
cambiamento (in quanto potrebbe ripercuotersi sul loro senso di
sicurezza). Vogler spiega che, "a un livello psicologico più
profondo, questi 'Guardiani della Soglia' rappresentano i nostri
demoni interiori: le nevrosi, le cicatrici emotive, i vizi, le
dipendenze e le auto-limitazioni che trattengono la nostra
crescita e la nostra evoluzione" (p. 64). Vogler descrive anche
altre figure archetipiche o maschere, che possono comparire
lungo il Viaggio, archetipi quali Shapeshifter (il Trasformista),
Herald (l'Araldo), Shadow (l'Ombra), Trickster (l'Imbroglione) e
Ally (l'Alleato). Anche l'eroe o il maestro possono assumere
sembianze diverse in momenti diversi, così come in un film
possono esservi svariati Viaggi dell'Eroe. Nel suo libro, Vogler
prende come esempi film assai conosciuti per illustrare le tappe
del Viaggio.
Quando si trova nella sua nuova situazione, l'eroe deve imparare
subito non solo a cavarsela ma anche a capire quali siano gli
amici e quali i nemici. Nei film a questo punto compaiono spesso
figure di Trasformisti e vi è l'incontro dell'eroe con la loro
anima o con il loro animus, un individuo di sesso opposto su cui
l'eroe potrebbe proiettare i propri bisogni o le proprie forze
inconsce, rendendo pertanto questo individuo particolarmente
attraente. A metà del Viaggio c'è la settima tappa, 'Avvicinamento
alla Caverna più Segreta', in cui l'eroe può sostare per
prepararsi, pianificare e riorganizzarsi prima di attraversare
la seconda, importante soglia. I Guardiani della Soglia sono qui
ancora più potenti, e dal momento che i più grossi pericoli e
persino la morte sono in agguato l'eroe dovrà fare uno sforzo di
volontà molto intenso per superare le sue resistenze e le sue
paure.
Nella 'Prova Suprema' l'eroe affronta la sua paura più grande e
deve morire, o sembrerà morire, per poter rinascere e ritornare
cambiato, trasformato. "In ogni storia, in un modo o nell'altro
- scrive Vogler - gli ero affrontano la morte o un'esperienza
equivalente: le loro paure più profonde, il fallimento di
un'impresa, la fine di un rapporto, la morte di un tratto della
sua vecchia personalità". Joseph Campbell disse che la Prova fa
dell'eroe il campione non di cose avvenute ma di cose in
divenire. "Il drago che l'eroe deve uccidere è proprio il mostro
dello status quo: Holdfast, il custode del passato" (15). Viene
da pensare che non solo gli individui ma anche le istituzioni
potrebbero trovarsi catapultate in un Viaggio dell'Eroe fatto di
prove e di reale trasformazione interiore.
Nella tappa numero nove, 'Il Premio', l'eroe prende possesso di
quanto è venuto a cercare e a questo punto può anche sentirsi
realizzato, rendendosi improvvisamente conto di quello che lui
(o lei) è realmente, e magari di quanto in passato sia stato
sciocco o ostinato. Ora l'eroe si prepara a tornare nel 'Mondo
Ordinario' ma teme che la magia e la saggezza della Prova
possano svanire nel nulla alla cruda luce della vita di tutti i
giorni. L'eroe deve quindi sforzarsi di continuare a dedicarsi
ad un continuo cambiamento interiore. L'undicesima tappa, 'La
Resurrezione', costituisce il culmine di ogni film: qui l'eroe
deve dimostrare che la sua vecchia personalità è del tutto morta
e che quella nuova è immune alle tentazioni e alle dipendenze di
cui era prigioniero. La Resurrezione implica il sacrificio e
Vogler sostiene che il sacrificio è il tratto distintivo
dell'eroe, che è pronto a rinunciare a qualcosa a cui tiene per
un ideale o per un gruppo. (Questo punto viene evidenziato per i
bambini in Ercole, il recente film a cartoni animati della Walt
Disney, anche se il lettore che conosce bene la leggenda potrà
disperarsi per le omissioni e gli 'abbellimenti' del film). La
conseguente trasformazione fa sì che quanto c'era di buono nel 'vecchio'
sia amalgamato con la lezione imparata nel Viaggio. E' possibile
tuttavia che l'eroe ricada più volte nell'errore prima della
vittoria finale e dell'epilogo, l'ultima tappa del Viaggio
chiamata 'Il Ritorno con l'Elisir'. Scrive Vogler: "Sta ad
ognuno di noi stabilire che cosa sia l'Elisir - saggezza,
esperienza, denaro, amore, fama o l'eccitante avventura di tutta
una vita. Ma una buona storia, così come un buon viaggio, ci
lasciano con un Elisir che ci trasforma, che ci rende più
consapevoli, più vivi, più umani, più integri, insomma più parte
di un insieme. Il cerchio del Viaggio dell'Eroe è completo".
E se l'Eroe fallisce? In questo caso deve ripetere tutte le
prove fino a quando non avrà imparato la lezione o riportato a
casa l'Elisir da condividere con gli altri.
Il film Guerre Stellari è un esempio perfetto delle varie fasi
in cui il Viaggio dell'Eroe è suddiviso. Passo dopo passo, Luke
Skywalker segue lo schema-archetipo: incontra il suo maestro, il
cavaliere Jedi Obi-Wan Kenobi, e penetra nella 'caverna segreta'
della 'Deathstar', la nave spaziale dell'Impero, travestendosi
con la divisa dei 'Guardiani della Soglia', i pretoriani
dell'Impero. Dopo avere trovato la principessa Leila, 'muore'
trascinato sott'acqua da un trita-immondizie e al pubblico viene
fatto credere che sia morto. Invece improvvisamente 'risorge' e
così inizia la fase del 'Ritorno', in cui Luke assiste al
sacrificio del suo maestro, che sacrifica la vita per permettere
a Luke e ai suoi compagni di salvarsi. Uno degli 'Elisir' con
cui Luke e i suoi alleati ritornano sono i piani di battaglia
della 'Deathstar'. Nel finale, Luke riesce a distruggere la nave
spaziale grazie all''Elisir' che ha personalmente riportato dal
Viaggio, la sapienza del cavaliere Jedi e la capacità di usare
la 'Forza a fin di bene. Ci sono molti 'Viaggi dell'Eroe' che si
intrecciano nella trilogia di Guerre Stellari, cui dovrebbero
andare ad aggiungersi altri tre film. (Tale è la validità
dell'impostazione morale di Guerre Stellari che nel Somerset,
una contea dell'Inghilterra, i film vengono proiettati agli
alunni delle scuole secondarie come parte del programma di
educazione religiosa). Ma qualsiasi film che lasci lo spettatore
con un senso di completezza e di soddisfazione ha a che fare con
il Viaggio dell'Eroe.
Alcuni potrebbero riconoscere un cammino di iniziazione nel
Viaggio dell'Eroe. A questo proposito è interessante ricordare
che tra le 19 tappe previste da Campbell ve ne sono due
intitolate "Ingresso nel Ventre della Balena" (che segue "L'Attraversamento
della Prima Soglia") e "Apoteosi" (cioè deificazione o sviluppo
supremo), che sono parte di quella fase conclusiva che Vogler ha
condensato nella "Prova Suprema". In precedenza questo era stato
indicato da Rudolf Steiner quando, nel 1908, aveva svelato che i
grandi miti popolari sulle divinità sono rappresentazioni
dell'iniziazione a livello astrale e ai livelli superiori (16).
E' innegabile inoltre che il Viaggio dell'Eroe abbia molti punti
in comune con la fiaba tradizionale di matrice europea, come
appare evidente se la struttura elaborata da Vogler (17) viene
messa a confronto con quella delle favole dei fratelli Grimm,
così come viene delineata da Jack Zipes, loro biografo,
traduttore e studioso. Ispiratosi per il suo libro a un
approfondito studio della struttura delle novelle popolari (vedi
nota n. 14) Vogler fa un altro parallelo: "La soluzione più
convenzionale per concludere una storia, quella di gran lunga
più utilizzata nella cultura occidentale, e nei film americani
in particolare, è la 'forma circolare', in cui vi è un senso di
chiusura e di completezza... Il lieto fine di tanti film di
Hollywood li mette in relazione con il mondo delle fiabe, che
sovente hanno come tema il raggiungimento della perfezione. Le
fiabe terminano spesso con un'affermazione di perfezione come
'...e vissero per sempre felici e contenti'" (18).
L'uomo 'triarticolato' nello
stile di Hollywood
Se consideriamo attentamente i film di Hollywood, sarà sempre
più evidente che il Viaggio dell'Eroe sottende alla trama di
pellicole che riscuotono un grosso successo di pubblico (a volte
anche inaspettatamente) (19). Ma questo non vuol dire che tale
formula sia infallibile; l'abilità e la creatività di quanti
lavorano alla trasposizione sullo schermo di una determinata
storia possono fare la differenza tra un film che va bene e uno
che non incassa. 'Fiaschi' come I cancelli del cielo e
Waterworld dimostrano come un'idea buona a prima vista possa poi
andare perduta tra la prima bozza di sceneggiatura e il prodotto
finito che arriva nei cinema. Un film con un'ottima
sceneggiatura e gli 'ingredienti mitici' al posto giusto può
rivelarsi un fallimento commerciale mentre altri con una
sceneggiatura imperfetta possono andare benissimo. In questo
c'entrano sia il modo in cui il regista traduce la sceneggiatura
in immagini, sia il 'tono' del prodotto finito, il modo cioè in
cui il film viene porto al pubblico. Dal momento che ingenti
capitali sono in gioco in ogni film, i produttori di Hollywood
hanno cercato il modo di definire scientificamente i gusti del
pubblico e, a questo proposito, hanno sviluppato una propria
versione dell'essere umano triarticolato in modo da decidere su
cosa puntare. Perciò la presentazione è quasi tanto importante
quanto la struttura e la trama e prima di dare inizio alla
lavorazione i registi di Hollywood tengono seriamente conto di
questo 'spettatore triarticolato'.
Il regista Jon Boorstin parla di tre tipi di reazione, le
cosiddette tre 'v' - 'voyeur', 'vicaria' e 'viscerale' -, nello
spettatore che va al cinema (20). La prima, la reazione del
voyeur, è basata sul pensare dello spettatore, dal modo in cui
la sua logica e il suo senso di realismo si applicano a quanto
viene proposto sullo schermo. Se lo spettatore comincia a
pensare "questo è irrealistico" o "una cosa del genere non può
accadere" allora è perduto per il film: a quel punto non
rinuncia più a quella sospensione del giudizio su cui i
produttori facevano affidamento. Le cause possono essere molte:
cattiva scelta degli attori, errori storici, pessima cura dei
particolari. Trovate stravaganti o irrealistiche come quelle che
vediamo per esempio nei film di James Bond, nella serie di
Indiana Jones o in Trappola di cristallo vengono accettate senza
problemi in quanto anche i personaggi sullo schermo hanno verso
di esse lo stesso atteggiamento meravigliato che sta sentendo il
pubblico.
Il sentire si ricollega ad una seconda reazione, chiamata
vicaria, una reazione animica centrata sull'identificazione
emotiva dello spettatore con uno dei protagonisti. Boorstin
sostiene che il pubblico vuole identificarsi con uno dei
personaggi della vicenda e lo farà se il regista e il montatore
non commettono errori. Gli spettatori desiderano sperimentare
immaginativamente quanto accade sullo schermo, e per farlo si
metteranno in sintonia con il quadro di riferimento del
protagonista. Il regista Alfred Hitchcock lo sapeva bene e se ne
serviva e, in un modo del tutto suo, fu in grado di manipolare
il pubblico dei suoi tempi portandolo ad un sentimento di
empatia, se non di immedesimazione, con Norman Bates, lo
squilibrato di Psycho, dopo questi ha ucciso la protagonista
femminile a metà film. Ma lo spettatore può anche allontanarsi
se il personaggio sullo schermo fa qualcosa che egli sente come
non convincente. Il lato 'vicario' dello spettatore, che vuole
perdersi nella storia, perde invece il suo legame immaginativo
con la storia. Le aspettative emozionali sono deluse e così si
trasformano in una sorta di ostilità. Sulla tendenza 'vicaria'
del pubblico hanno fatto molto affidamento thriller come Air
Force One, Face Off, Allarme Rosso, Seven e L'Ombra del Diavolo.
Lo stesso vale per film di buoni sentimenti come Forrest Gump,
Insonnia d'amore, Ghost, I ponti di Madison County, Il paziente
inglese e L'uomo che sussurrava ai cavalli. Rientrano in questa
categoria anche film di produzione inglese come Quattro
matrimoni e un funerale e The Full Monty.
Il terzo tipo di reazione individuata dai produttori è quella
viscerale, quella cioè che si collega a quelle reazioni più
centrate sul corpo provocate da film che hanno come ingredienti
'horror', azione, sesso e disastri naturali in varie
combinazioni. (Il termine 'viscerale' si riferisce appunto ai
nostri organi interni, e in particolare a quelli dell'addome).
Per decenni, i film dell'orrore sono stati quelli che hanno
provocato le emozioni più viscerali nello spettatore fino a
quando scene sorprendenti ma realistiche di film come Lo squalo
o Alien ci hanno fatto letteralmente saltare sulla sedia in un
modo del tutto nuovo. Le possibilità offerte dalle nuove
tecnologie computerizzate hanno portato ad un insieme
inscindibile di voyeuristico e di estremamente viscerale (mettendo
gradualmente da parte la reazione vicaria?), come dimostrano ad
esempio la raccapricciante carneficina iniziale di Salvate il
soldato Ryan (21) o film come Terminator 2, Twister, Men in
Black, Il quinto elemento e i due Jurassic Park (fino alla
realizzazione di Titanic detenevano il record assoluto degli
incassi ma è in arrivo il terzo film della serie di Jurassic
Park). Ma la storia d'amore di Titanic, il contesto tecnicamente
perfetto della ricostruzione della sfortunata nave, la cornice
storica e le scene dell'affondamento (quasi interamente
realizzate al computer) hanno dimostrato ai produttori di
Hollywood che oggi un film non deve fare affidamento solo su
ingredienti viscerali per soddisfare il pubblico: la gente
infatti è tornata più volte a vedere Titanic, come ormai non
faceva più dai tempi di Guerre stellari e di ET.
Le commedie, sia detto per inciso, spaziano tra queste tre
reazioni. Sono sempre state il piatto forte di Hollywood e, per
i migliori interpreti, garantiscono lavoro non stop. Star di
oggi come Eddie Murphy, Robin Williams, Danny De Vito, Whoopi
Goldberg, Steve Martin, Jim Carrey e Cameron Diaz seguono una
tradizione tracciata da grandi comici del passato come Charlie
Chaplin, Buster Keaton e Stanlio e Ollio.
Il mito oggi per i 'maghi' del
mercato
Rudolf Steiner sottolineò l'importanza dei miti e delle leggende
nella pedagogia, e nelle scuole che si basano sulle sue
intuizioni pedagogiche l'evoluzione del bambino dalla nascita
all'età adulta è considerata un riflesso dell'evoluzione della
coscienza umana. Di classe in classe, il bambino ascolta e
lavora con miti e leggende che sono giunte fino a noi dalle
diverse grandi civiltà. "Bisogna sempre ricorrere alle leggende
per comprendere le tappe significative dell'evoluzione - diceva
Rudolf Steiner - le verità che contengono sono più profonde di
quelle che ci sono state trasmesse dalla storia" (22).
Ma dal momento che gran parte dei bambini del mondo occidentale
non frequentano scuole Waldorf, bisogna riconoscere che c'è un
aspetto positivo nel fatto che Hollywood abbia fatto propria
l'idea del Viaggio dell'Eroe che Joseph Campbell ha ricavato dai
miti e dalle leggende dell'umanità di vari luoghi e di varie
epoche. Dovremmo rallegrarci del fatto che tra i film che gli
adolescenti e i giovani si recano in massa a vedere come forma
di intrattenimento preferita (in Occidente, la maggioranza degli
spettatori dei cinema sono o teenagers o tra i 20 e i 30 anni)
ve ne sono molti che contengono le eterne strutture mitiche e
che per questo generano quell'appagamento interiore e quella
sensazione universale di completezza che questi giovani non
ricevono come parte della loro istruzione. Gli adolescenti e i
ventenni di oggi forse non leggono Beowulf, l'Iliade, Parsifal e
Faust (secondo Gore Vidal anzi non lo fa più quasi nessuno). Ma,
almeno, andando al cinema o noleggiando qualche videocassetta,
in tutto il mondo occidentale, le loro anime combattono 'empaticamente'
a fianco dell'eroe dai mille volti che, nonostante i suoi
fallimenti umani e gli ostacoli in apparenza insormontabili (a
volte sono la stessa cosa), alla fine arriva alla comprensione e
alla trasformazione. Film come L'uomo dei sogni, L'uomo della
pioggia, Fuoco assassino, Un giorno di ordinaria follia,
Filadelfia, The Renaissance Man, Jerry Maguire, Ufficiale e
gentiluomo, Balla coi lupi, Il Socio, Goodbye Mr. Holland, Gli
spietati, Witness-Il testimone, Le ali della libertà, Genio
ribelle, The Truman Show e la trilogia de Il Padrino, sono
esempi di un Viaggio dell'Eroe al maschile. Le eroine 'in
viaggio' vanno cercate in film come Il colore viola, A letto con
il nemico, La scelta di Sophie, Spiagge, Thelma e Louise, A
proposito di donne, Oltre Rangoon, Pomodori verdi fritti,
Delitto senza peccato, Pretty Woman, la serie di Alien e,
naturalmente, Titanic. E se ci preoccupa il fatto che i giovani
d'oggi non sanno riconoscere il male, possono essere divenuti
consapevoli dei suoi effetti nella storia recente in film come
Mississipi Burning, Le urla del silenzio e Schindler's List e,
in una forma più insidiosa e personalizzata, ne Il silenzio
degli innocenti e in Schegge di paura. Secondo me, quest'ultimo
film rende evidenti le capacità manipolative e ingannevoli del
doppio arimanico, come ha fatto nel campo della letteratura Lo
strano caso del Dottor Jekyll e di Mr. Hyde (questa lista non è
esaustiva e sono certo che il lettore interessato potrà
aggiungere qualche altro importante titolo).
Ho sentito dire che Rudolf Steiner ha messo in guardia sugli
effetti negativi che l'assistere alla proiezione di un film può
produrre, in quanto il rapido scorrere dei fotogrammi, a livello
di inconscio ma in modo assai concreto, potrebbe provocare
nell'anima una sorta di effetto alienante (staccato effect). Ma
ho anche sentito dire che Steiner avrebbe consigliato il cinema
come mezzo ideale per presentare drammi che illustrino le
successive incarnazioni di un individuo. Si tratta indubbiamente
di affermazioni da approfondire ma, certo, il cinema non è
destinato a scomparire e nel XXI secolo sarà una lingua franca
così come lo è stato durante il XX. Non ci resta quindi che
prenderne atto e tenere conto di tutte le caratteristiche
positive che vi scopriremo.
I personaggi delle favole altro non sono che prototipi delle
forze dell'anima e delle fasi di sviluppo, afferma Rudolf Meyer
nel suo libro dedicato alla saggezza spirituale contenuta nelle
fiabe (23), affermazione che può essere altrettanto valida per i
miti e le leggende. Gli sceneggiatori di Hollywood potrebbero
non essere consapevoli di questi prototipi o della simbologia
dei miti e delle leggende illustrata da Rudolf Steiner e da
altri antroposofi dopo di lui (anche se non sarebbe azzardato
ipotizzare che l'antroposofia abbia avuto un ruolo nella
sceneggiatura di Guerre stellari e di diversi film diretti dal
regista russo Andrei Tarkovsky). Credo però che attraverso molti
dei film che escono dalla 'città di celluloide' e molte
produzioni televisive (24) l'eterna tradizione dei miti e dei
racconti abbia trovato una strada per continuare e per arrivare
alle anime umane.
NOTE
(2) - Il discorso è riprodotto nel primo capitolo di "Screening
History" ("La storia sullo schermo"), di Gore Vidal, André
Deutsch 1992.
(3) - T. E. Lawrence, meglio noto come Lawrence d'Arabia
Nel corso della Prima Guerra Mondiale le milizie arabe che si
erano ribellate ai turchi avevano adottato il carismatico
archeologo ed ufficiale inglese dei servizi segreti come loro
condottiero strategico. A guerra conclusa Lawrence si batté per
l'indipendenza araba, rifiutò una medaglia conferitagli dal re
Giorgio V e si presentò alla conferenza di pace di Parigi
vestito da arabo. La sua fu una figura leggendaria e la sua
autobiografia 'I sette pilastri della saggezza' ebbe un enorme
successo. Nel 1922 rinunciò a molte offerte allettanti per
arruolarsi nella RAF sotto il falso nome di John Hume Ross,
nella speranza di sfuggire alla notorietà e di raccogliere
materiale per un nuovo libro. Scoperto dalla stampa fu espulso
dalla RAF, ma nel 1923 riuscì ad arruolarsi nei Royal Tanks
Corps sotto un altro falso nome, T. E. Shaw. In seguito rientrò
nella RAF e cambiò legalmente il suo cognome in Shaw. Nel 1935,
poco dopo essersi ritirato dalla carriera militare per dedicarsi
alla scrittura, morì a seguito di un incidente in motocicletta.
(4) - Kevin Brownlow, "David Lean - A Biography" ("David Lean -
Una biografia"), Richard Cohen Books, Londra 1996, p. 132. Due
dei film diretti da Lean negli anni Quaranta furono "Grandi
Speranze" (1946) e "Oliver Twist" (1948), in cui molti critici
videro la definitiva versione cinematografica di questi due
capolavori della letteratura. Senza Charles Dickens, autore in
un certo senso della prima 'bozza' della sceneggiatura, Lean non
avrebbe potuto trovare di meglio in quanto a trama e personaggi.
(5) - Da un articolo su Vogler intitolato "Discovering the
Legends in His Own Lifetime" ("Alla scoperta delle leggende
nella propria vita"), pubblicato da The Sunday Times Magazine il
4 settembre 1994.
(6) - Joseph Campbell, "The Hero with a Thousand Faces" ("L'Eroe
dai Mille Volti"), Paladin-Harper Collins 1988.
(7) - Uno dei primi scritti pubblicati da Campbell fu un'analisi
delle Fiabe dei Fratelli Grimm (1944). In collaborazione con
Padraic Colum, Campbell inoltre curò la pubblicazione delle
Fiabe dei Fratelli Grimm per la Casa Editrice Routledge & Kegan
Paul (1948).
(8) - Campbell fu particolarmente colpito dal Parsifal di
Wolfram von Eschenbach, che definì "la prima forma di mitologia
veramente individualistica dell'umanità". Le sue osservazioni
sulle leggende del Graal sono contenute in "Creative Mythology"
("Mitologia creativa"), il quarto volume di "The Masks of God"
("Le Maschere di Dio").
(9) - C. G. Jung, "Ricordi - Sogni - Riflessioni", BUR, Milano
1998. Campbell si trovò a lavorare con Jung quando, insieme,
curarono la pubblicazione delle opere del linguista tedesco
Heinrich Zimmer.
(10) - V. nota 6.
(11) - Christopher Vogler, "The Writer's Journey: Mythic
Structure for Storytellers and Screenwriters" ("Il Viaggio dello
Scrittore: la struttura del mito per autori di racconti e
sceneggiatori"), Michael Wiese Productions, Stati Uniti 1992.
(12) - Per sapere di più sulle fonti di ispirazione di cui Lucas
si servì per la serie di Guerre Stellari consigliamo la lettura
di "Empire Building: The Remarkable Real-Life Story of Star
Wars" ("La Costruzione dell'Impero: la notevole vera storia di
Guerre Stellari"), Simon & Schuster, 1997, e Charles Champlin,
"George Lucas: The creative impulse - Lucasfilms First Twenty
Years" ("George Lucas: L'impulso creativo - I primi vent'anni
della Lucasfilms"), Virgin Books, 1997.
(13) - V. nota 11.
(14) - V. nota 11. Come parte integrante del suo libro, Vogler
cita anche l'approfondito studio di Vladimir Propp sulla
struttura e il simbolismo dei racconti popolari russi intitolato
"Morphology of the folk tale" ("Morfologia del racconto popolare"),
Atlantic Books, 1968.
(15) - V. nota 6.
(16) - Rudolf Steiner, "La poesia delle fiabe", Editrice
Antroposofica 1981, conferenza del 26 dicembre 1908.
(17) - V. nota 2. Non è in ogni caso riconosciuto da tutti che
le scene e i personaggi delle fiabe siano ripetizioni di eventi
astrali collegati a fasi passate dell'evoluzione umana.
(18) - V. nota 11.
(19) - In un recente articolo sui film indimenticabili, Jonathan
Romney sostiene che il vero tratto distintivo di un film di
successo non sono gli incassi ma il suo impatto sullo spettatore
(The Guardian, 31 agosto 1998).
(20) - Jon Boorstin, "The Hollywood Eye: What makes movies
work?" ("L'occhio di Hollywood: che cosa fa funzionare un
film?"), Harper Collins 1990.
(21) - Tom Hanks, due volte vincitore di un premio Oscar come
miglior attore, ha avuto modo di fare riferimento a questi tre
tipi di reazione dopo aver visto per la prima volta la versione
definitiva di "Salvate il soldato Ryan" (in cui interpreta il
ruolo del protagonista). "Mi ha sorpreso e mi ha colpito ... non
mi aspettavo che (il film) risultasse così visivamente
espressivo, così pieno di emozione e anche di idee" (Empire
Magazine, ottobre 1998).
(22) - Citato da Isabel Wyatt in "From Round Table to Grail
Castle" ("Dalla Tavola Rotonda al Castello del Graal"), Lanthorn
Press, 1979. Prima di Rudolf Steiner così si espresse Wilhelm
Grimm: "In ogni fiaba troviamo un residuo di una credenza che
risale a tempi antichissimi e che parla di eventi sovrasensibili
trasmessi in forma immaginativa ... Il loro significato è andato
perduto da tempo ma può essere ancora avvertito", citato da
Rudolf Meyer in "The Wisdom in Fairy Tales" ("La saggezza delle
fiabe"), Floris 1988. Uno dei doni di Rudolf Steiner all'umanità
è stato quello di reintrodurre l'importanza e il significato
delle fiabe per l'anima occidentale e di fornire chiavi per
accedere alla saggezza e alla simbologia che esse contengono.
(23) - V. per i dettagli la nota precedente.
(24) -Quest'articolo non sarebbe completo se non menzionassimo
il valido contributo all'arte del racconto e del mito dato da
Jim Henson, uno degli ideatori dei Muppets. Vanno ricordati
anche i suoi collaboratori, in particolare Frank Oz e la
famiglia Henson, che ci hanno regalato film come The Dark
Crystal, Labyrinth e un'eccellente riduzione di The Little
Indian in the Cupboard e che hanno inventato personaggi per film
come La Storia Infinita. Merita inoltre una menzione speciale la
serie televisiva 'Jim Henson's The Storyteller', che ha portato
sul piccolo schermo alcune fiabe dei Fratelli Grimm, senza che
andasse perduto il senso delle loro origini europee. La serie
televisiva è stata un'idea della figlia di Jim Henson, Lisa, che
ha studiato folklore e mitologia all'Università.
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