|
• Dichiarazione
di indipendenza americana (1776)
Noi riteniamo che siano per sé stesse evidenti queste verità:
che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dotati
dal creatore di certi inalienabili diritti, che tra questi
diritti vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità;
che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini
governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei
governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di governo
tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla e di
abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali
principi e di organizzare i poteri nella forma che sembri al
popolo meglio atta a procurare la sua sicurezza e la sua
felicità.
• John Locke, Saggio sull'intelligenza
umana, 1689. Cap. XVI, 4
Faremmo bene a commiserare la nostra mutua ignoranza, e a
sforzarci di rimuoverla tramite tutti i mezzi garbati e graziosi
dell'informazione, e non precipitarci a considerare gli altri
cattivi e cocciuti solo perché non rinunciano alle loro opinioni
per ricevere le nostre, o almeno quelle che vorremmo imporre
loro, quando è più che probabile che noi stessi non siamo meno
cocciuti nel rifiutarci di abbracciare alcune delle loro. Perché
dov'è l'uomo che possiede l'evidenza incontestabile della verità
di tutto ciò in cui crede, o della falsità di tutto ciò che
condanna; può forse sostenere di avere esaminato a fondo tutte
le proprie e le altrui opinioni?
• Voltaire, "Tolleranza", Dizionario
filosofico, 1764
Che cos'è la tolleranza? È l'appannaggio dell'umanità. Siamo
tutti impastati di debolezze e di errori: perdoniamoci
reciprocamente le nostre sciocchezze, è la prima legge di natura.[...]
... noi dobbiamo tollerarci mutuamente, perché siamo tutti
deboli, incoerenti, soggetti all'incostanza e all'errore. Un
giunco piegato dal vento nel fango dirà forse al giunco vicino,
piegato in senso contrario: - Striscia con me, miserabile, o ti
denuncerò perché tu sia divelto e bruciato?
• Fiaba ittita
A sei persone che non avevano mai visto un elefante dissero che
in una stanza buia ce n'era uno e ciascuno di loro aveva diritto
di entrare e di toccare quello strano animale per sapere come
fosse fatto.
I sei andarono uno alla volta per scoprire com'era fatto
l'elefante. Il primo toccò la proboscide, il secondo una zanna,
il terzo un orecchio, il quarto una zampa, il quinto la pancia,
il sesto la coda. E se ne tornarono tutti a casa convinti di
sapere esattamente come era fatto un elefante.
Cominciarono a descriversi vicendevolmente l'elefante. "Oh, è
fantastico", disse il primo, "così lento e morbido, lungo e
forte"'. "No!" disse quello che aveva toccato la zanna, "è corto,
e molto duro". "Avete torto entrambi", disse il terzo, che aveva
tastato l'orecchio, "l'elefante è piatto e sottile come una
grande foglia". "Oh no", disse il quarto che aveva toccato la
zampa, "è come un albero". E anche gli altri due intervennero:
"E' come un muro", "è come una corda". Discussero e discussero,
fino a litigare e a fare a botte.
Finalmente qualcuno portò l'elefante fuori dalla stanza in piena
luce e i sei si resero conto che avevano tutti un poco di
ragione: tutte le parti che avevano descritto, messe insieme,
formano l'elefante.
Discussione: in che modo la nostra immagine di chi è diverso da
noi è analoga all'immagine dell'elefante che si sono formata
quei sei?
|