Testimonianze extracristiane |
Le testimonianze storiche e le reminescenze su Gesù e sulla Chiesa secondo le fonti non cristiane dei primi due secoli. |
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In un passo di quest’opera, trattando di un tema assai caro allo stoicismo, ovvero la mancanza di paura di fronte alla morte, Epitteto enumera vari categorie di persone che hanno questo atteggiamento, come i bambini e i pazzi (incoscienti), coloro che per qualche motivo desiderano la morte, oppure coloro che accettano la morte con serenità, come i filosofi. Tra coloro che invece non hanno paura della morte solo per abitudine (ethos), egli enumera i “Galilei”. “Anche per follia uno può resistere a quelle cose, o per ostinazione, come i Galilei” (Diss. Ab Arriano digestae IV, 6, 6). Con l’espressione “quelle cose” il filosofo intende gli atti compiuti dai tiranni, e chiamando i Cristiani “Galilei” usa un titolo comune. Egli ha forse davanti agli occhi alcuni casi di
persecuzione (la lettera di Paolo a Tito presume una comunità cristiana a
Nicopoli, ove Epitteto insegnò a lungo), e non riesce a spiegarsi
l’atteggiamento di ostinazione dei Cristiani, al quale egli reagisce
invocando nelle righe successive “il ragionamento e la dimostrazione”. Come
già per Plinio, i cristiani sono degli irrimediabili cocciuti; il motivo
della fede per lui è completamente ignoto o incompreso. |