Dall'"Aiace"

1 / 133 - prologo (La pazzia di Aiace)

ATENA : Sempre ti ho visto, o figlio di Laerte, cercar di cogliere un'opportunità contro i nemici; ed anche ora ti scorgo presso l'accampamento marittimo di Aiace , dove egli occupa la posizione estrema , già da tempo seguire ed esaminare le sue orme da poco impresse, per vedere se è o no nella tenda. E ben ti guida il sagace passo come di cagna spartana ; perché l'uomo è da poco nella tenda , stillante il capo di sudore e le mani omicide. Né ti è più necessario spiare dentro a questa porta, ma dire perché ti assumesti questa cura, affinchè tu apprenda da chi sa.

ODISSEO: O voce di Athena, fra le divinità a me carissima , come ben riconoscibile, sebbene tu sia fuori dal mio sguardo , odo la tua parola, e l'afferro nel mio cuore, come di tromba tirrena dall'orifizio di bronzo. Anche ora ben comprendesti che io muovo il passo in cerca di un nemico, di Aiace portatore di scudo: perché di lui, e di nessun altro, da tempo vado in traccia. Invero, questa notte ha commesso contro di noi un'azione inconcepibile, se pure è stato lui a commetterla, nulla sappiamo di sicuro, ma erriamo nell'incertezza, e spontaneamente mi sobbarcai io a questa fatica. Giacchè poco fa abbiamo trovato ucciso tutto il bestiame, trucidato da mano umana insieme con i guardiani. E ognuno ne attribuisce la colpa a lui. Anzi un testimone mi dice, riferendomi i particolari, di averlo visto solo, con la spada intrisa di fresco sangue, procedere a balzi per la pianura: onde io subito mi lancio sulle orme, e alcune ne identifico, ma per altre resto stupefatto, e non so comprendere di chi siano . Sei giunta a proposito: perché in tutte le cose, come nelle passate così in quelle future, io mi lascio guidare dalla tua mano.

A.: Lo so , Odisseo, e già da tempo venni sul tuo cammino, vigile custode alla tua caccia

O.: Ora dunque, amata sovrana, volgo il mio sforzo in direzione opportuna?

A.: Si, perché di questo tuo uomo queste sono le imprese

O.: E a che scopo egli spinse così la mano insana?

A.: D'ira gravato per le armi di Achille

O.: E perché piomba con tale impeto sul bestiame?

A.: Credendo di bagnare la mano nel vostro sangue

O.: Davvero era questo il proposito contro gli Argivi?

A.: E l'avrebbe attuato, se io me ne fossi disinteressata

O.: Con quali atti di audacia e violenza d'animo?

A.: Di notte contro voi con inganno si lancia da solo

O.: E ci fu davvero addosso e pervenne alla mèta?

A.: Già si trovava alle porte dei due generali

O.: E come trattenne la mano avida di sangue?

A.: Sono io che, gettandogli negli occhi false visioni, lo privo della funesta gioia e lo distolgo verso il bestiame, verso i depositi del gregge, custodito dai mandriani, ancora confuso ed indiviso . Colà avventatosi egli faceva strage delle cornute bestie, spezzando il filo delle reni tutt'intorno; e credeva di uccidere con la sua propria mano ora i due Atridi, avendoli in suo potere, ora l'uno o l'altro dei condottieri, piombando loro addosso. E l'uomo che infuriava nel morbo di follia io incitai, lanciai in funesti lacci. Poi, quando cessò da tale strage, avvinti in ceppi i buoi ancora vivi e tutte le pecore, se li trascina nella tenda, ritenendoli uomini e non preda cornuta, ed ora legatili insieme lì dentro li ingiuria e li tormenta. E ti mostrerò chiaramente questo suo male, affinchè tu possa affermare a tutti gli Argivi di averlo visto.

Abbi coraggio e resta , non considerare costui una calamità per te! Perché io, deviando la luce dei suoi occhi, impedirò che egli veda il tuo volto. Olà, te che leghi con i ceppi le mani dei prigionieri io invito ad avvicinarti, te Aiace chiamo: vieni davanti alla tua dimora

O.: Che fai, Atena? Non chiamarlo fuori!

A.: Non te ne resterai in silenzio senza mostrare viltà?

O.: No, in nome degli dei, ma basta solo che egli rimanga dentro!

A.: Perché non avvenga che cosa? Costui prima non era un uomo?

O.: Nemico, certo, a me, come oggi ancora

A.: Forse che il riso più dolce non è ridere in faccia ai nemici?

O.: A me pur basta che egli resti nella sua tenda

A.: Temi di vederti di fronte un uomo impazzito?

O.: Certo, per timore non lo eviterei, se fosse in senno

A.: Ma neppure ora avverrà che egli ti veda, sebbene tu gli sia molto vicino

O.: Come, se pur con i suoi propri occhi egli vede?

A.: Offuscherò gli occhi, anche se restano veggenti

O.: Tanto può avvenire quando un dio disponga

A.: Ora dunque sta' fermo in silenzio e rimani come ti trovi

O.: Rimarrò, ma vorrei trovarmi fuori!

A.: Olà, Aiace, ti chiamo per la seconda volta. Perché ti curi così poco della tua alleata?

AIACE : Salve, Atena, salve, figlia di Zeus! Come ben mi assistesti: ed io ti incoronerò con spoglie di puro oro in ringraziamento di questa caccia

ATENA: Bene dicesti: ma spiegami questo: immergesti bene la spada nell'esercito argivo?

AI.: Mi è lecito il vanto, e non nego ciò

AT.: E anche negli Atridi vibrasti la mano?

AI.: In tal maniera che, lo so bene, non potranno mai più disonorare Aiace

AT.: Dunque sono morti, come intendo le tue parole

AI.: Ora che sono morti, vengano pure a rubarmi le mie armi!

AT.: Bene! E che ne è del figlio di Laerte? Quale destino ha avuto da te? O è riuscito a sfuggirti?

AI.: Mi chiedesti dunque la scaltra volpe come si trova?

AT.: Si, dico Odisseo, il tuo avversario

AI.: Graditissimo prigioniero, o mia regina, egli siede lì dentro; perché voglio che non muoia ancora

AT.: Prima che tu faccia che cosa o qual maggior vantaggio tu ottenga?

AI.: Prima che egli, legato ad una colonna del mio proprio letto…

AT.: Via, quale male farai all'infelice?

AI.: …finalmente muoia, il dorso imporporato dalla sferza

AT.: No, via, non torturare così l'infelice!

AI.: Io desidero, Atena, compiacerti in qualunque altra cosa, ma egli pagherà questa pena, non un'altra

AT.: Dunque, poiché è tuo piacere farlo, affrettati, non astenerti da nulla di quanto mediti

AI.: Muovo appunto all'opera; e desidero da te che sempre come tale alleata tu mi assista

ATENA: Vedi, Odisseo, la potenza degli dei quanto è grande? Chi poteva esser trovato più accorto di quest'uomo o più valente nell'agire al momento opportuno?

ODISSEO: Non ne conosco nessuno; tuttavia ho pietà di lui infelice, sebbene sia nemico, perché è aggiogato ad orribile sciagura; e considero il suo destino al pari del mio: vedo, invero, che noi, quanti viviamo, null'altro siamo se non fantasmi o vana ombra

A.: Tali cose dunque vedendo tu non dire mai alcuna parola arrogante contro gli dei e non assumere alcun orgoglio, se più di un altro sei potente per forza o per immensità di ricchezza. Giacchè un giorno abbassa e poi rialza tutte le cose umane; gli dei amano i saggi ed odiano i protervi .