I vangeli apocrifi

Origene
 




La divinità contiene gia in sè il principio del male.
Il Gnostisismo elabora una sindrome di rigetto nei confronti del tempo e della storia.

 

"A che cosa ti fa
pensare quel pesce?"
"Ad altri pesci."
"A che cosa ti fanno
pensare gli altri pesci?"
"Ad altri pesci."
(Joseph Heller,

Comma 22, XXVII)


AMLETO -Vedete quella nuvola che ha quasi la forma di un cammello?
POLONIO -Per la messa, assomiglia davvero a un cammello!
AMLETO -Mi pare assomigli a una donnola.
POLONIO -Ha il dorso di una donnola.
AMLETO -O come una ballena?
POLONIO -Proprio come una balena.
(Amleto III, 2)

 

Lo spirito della gnosi

Abbacinato da visioni folgoranti mentre va a tastoni nell'oscurità, l'uomo del II secolo elabora anche una coscienza nevrotica del proprio ruolo in un mondo incomprensibile. La verità è segreta, ogni interrogazione dei simboli e degli enigmi non dice mai la verità ultima, ma sposta solo il segreto altrove. Se questa è la condízíone umana, allora il mondo è frutto di un errore. L'espressione culturale di questa condizione psicologica è la
gnosi.
La rivelazione gnostica racconta in forma mitica che la divinità, oscura e inconoscibile, contiene già in sé il principio del male e una androginia che la rende sin dall'inizio contraddittoria, non identica a se stessa. Un suo esecutore inabile, il
Demiurgo, ha dato vita a un mondo instabile, in cui una parcella stessa della divinità cade come in prigionia, o in esilio.
Un mondo creato per errore è un cosmo abortito. Tra i primi effetti di questo aborto sta il tempo, deforme imitazione dell'eternità. In questi stessi secoli la patristica sta cercando di conciliare il
messianisrno giudaico con il razionalismo greco, e inventa il concetto di direzione provvidenziale e razionale della storia. Lo gnosticismo invece elabora una sindrome di rigetto nei confronti del tempo e della storia.
Lo gnostico si sente esiliato nel mondo, vittima del proprio corpo, che definisce come tomba e prigione. È gettato nel mondo da cui deve uscire. Esistere è un male. Ma lo sappiamo, quanto più ci si sente frustrati, tanto più si è colti da delirio di onnipotenza, e da desiderí di rivincita. Così lo gnostico si riconosce come una scintilla della divinità che si trova provvisoriamente, a causa di un complotto cosmico, in esilio. Se riuscirà a tornare a Dio, l'uomo non solo si ricongiungerà con il suo principio e la sua origine, ma contribuirà a rigenerare quella stessa origine, a liberarla dall'errore originario. Benché prigioniero di un mondo malato, l'uomo si sente investito di un potere sovrumano. La divinità può ricomporre la propria frattura iniziale solo grazie alla collaborazione dell'uomo. L'uomo gnostico diventa un Ubermensch.
Ciò che caratterizza il potere di questo Superuomo è che la salvezza si raggiunge attraverso la conoscenza (gnosis) del mistero del mondo. Rispetto agli ilici, legati alla materia, senza speranza di salvezza, gli pneumatici sono gli unici che possono aspirare alla verità e dunque al riscatto. La gnosi non è, come il cristianesimo, una religione per gli schiavi, ma una religione per i signori. Lo gnostico si trova a disagio in un mondo che avverte estraneo ed elabora un disprezzo aristocratico nei confronti della massa, a cui rimprovera di non riconoscere la negatività del mondo, e attende un evento finale che del mondo determini il rovesciamento, l'eversione, la catastrofe rigeneratrice.
A differenza della massa degli schiavi, solo il Superuomo gnostico capisce che il male non è un errore umano ma l'effetto di un complotto divino, e che la salvezza non si attua attraverso le opere - perché non vi è nulla da farsi perdonare. Se il mondo è il regno del male, lo gnostico deve certamente odiarne la natura materiale, disprezzare la carne e la stessa attività riproduttiva. Ma chi avrà acquisito la conoscenza sarà salvo, e quindi non dovrà più temere il peccato. Anzi, per
Carpocrate l'uomo, per liberarsi della tirannia degli angeli, signori del cosmo, deve perpetrare tutte le ignominie possibili. Per conoscere, occorre conoscere anche il male. Nella pratica del male si umilia il corpo, che si deve distruggere, non l'anima, che si salva.
È difficile sottrarsi alla tentazione di ritrovare un'eredità gnostica in molti aspetti della cultura moderna e contemporanea.
Si è individuata un'origine catara, e quindi gnostica, nella concezione cortese (e poi romantica) dell'amore, visto come rinuncia, perdita dell'amata, e in ogni caso come rapporto puramente spirituale con esclusione di qualsiasi rapporto sessuale.
È certamente gnostica la celebrazione estetica del male come esperienza di rivelazione
(Sade), ed è gnostica la decisione di tanti poeti moderni di ricercare esperienze visionarie grazie allo sfinimento della carne, mediante l'eccesso sessuale, l'estasi mistica, la droga o il delirio verbale.
Qualcuno ha visto una radice gnostica anche nei grandi principi dell'idealismo romantico, dove il tempo e la storia sono rivalutati, ma solo per rendere l'uomo protagonista della reintegrazione dello Spirito.
D'altra parte, quando afferma che l'irrazionalismo filosofico degli ultimi due secoli è un'invenzione della borghesia che cerca di reagire alla sua crisi giustificando filosoficamente la propria volontà di potenza e la propria pratica imperialistica,
Lukàcs non fa altro che tradurre in termini marxisti la sindrome gnostica.
Di converso, qualcuno ha parlato di elementi gnostici nel marxismo, e persino nel leninismo (teoria del partito come punta di diamante, gruppo di eletti che posseggono le chiavi della conoscenza e quindi della redenzione).
Altri vedono un'ispirazione gnostica nell'esistenzialismo e in particolare in
Heidegger (l'Esserci, il Dasein, come essere "gettato" nel mondo, il rapporto tra esistenza mondana e tempo).
Jung, nella sua rivisitazione di antiche dottrine ermetiche, ha riproposto il problema gnostico della riscoperta di un Sé originario. Ma del pari è stato individuato un momento gnostico in ogni apparizione del Superuomo, in ogni condanna aristocratica della civiltà di massa, nella decisione con cui i profeti delle razze elette hanno deciso di passare, per realizzare una reintegrazione finale dei perfetti, attraverso il sangue, il massacro, il genocidio degli ilici, degli schiavi irrimediabilmente legati alla materia.
Per non parlare di autori contemporanei che si rifanno letteralmente alle idee originali della gnosi.

Citazione da Il demiurgo cattivo di Cioran (1969):
Niente potrà togliermi dalla mente che questo mondo sia il frutto di un dio tenebroso di cui io prolungo l'ombra, e che sia mio compito esaurire le conseguenze della maledizione sospesa su di lui e sull'opera sua... Come una cancrena, la carne si estende sempre più sulla superficie del globo.

Segreto e complotto

Se l'iniziato è colui che possiede un segreto cosmico, le degenerazioni del modello ermetico hanno portato alla persuasione che il potere consista nel "far credere" di avere un segreto politico. Secondo Georg Simmel il segreto conferisce a chi lo possiede una posizione d'eccezione e opera come una forma d'attrazione determinata da pure ragioni sociali. Esso è fondamentalmente indipendente dal suo contenuto, ma certamente è tanto più efficace in quanto il suo possesso esclusivo sia vasto e significativo... Dalla segretezza, che copre d'ombra tutto ciò che è profondo e significativo, nasce il tipico errore per cui ogni cosa misteriosa è importante ed essenziale. Di fronte all'ignoto il naturale impulso all'idealizzazione e il naturale timore dell'uomo cooperano insieme allo stesso fine: intensificare l'ignoto attraverso l'immaginazione e considerarlo con una intensità che di solito non è riservata alle realtà evidenti. (Simmel 1908)
Se per la gnosi l'uomo è vittima di un complotto cosmico, e credere al complotto cosmico è il modo di liberarsi dal rimorso e dalla responsabilità del male del mondo,
Karl Popper ha dimostrato come questa ossessione metafisica si sia trasferita alla "teoria sociale della cospirazione":
Detta teoria, più primitiva di molte forme di teismo, è simile a quella rilevata in
Omero. Questi concepiva il potere degli dei in modo che tutto ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell'Olimpo. La teoria sociale della cospirazione è in effetti una versione di questo teismo, della credenza, cioè, in una divinità i cui capricci o voleri reggono ogni cosa. Essa è una conseguenza del venir meno del riferimento a dio, e della conseguente domanda: "Chi c'è al suo posto?" Quest'ultimo è ora occupato da diversi uomini e gruppi potenti - sinistri gruppi di pressione, cui si può imputare di aver organizzato la grande depressione e tutti i mali di cui soffriamo... Il teorico della cospirazione crederà che si possano intendere compiutamente le istituzioni come risultato di un disegno consapevole; quanto poi alle collettività egli normalmente attribuisce loro una specie di personalità di gruppo, trattandole quali agenti della cospirazione come se fossero singoli individui. (Popper 1969; tr. it.: 213)

Basterebbe ricordare la teoria del complotto giudaico e
I protocolli dei savi Anziani di Sion, oppure il fenomeno del maccartismo. È una tendenza naturale delle dittature individuare un nemico esterno che complotta per la rovina dei cittadini, ed è tendenza naturale dei cittadini accettare l'idea del complotto. Il male è sempre fatto da qualcun altro, e non nasce mai da un nostro errore.
Ed ecco pertanto come la forma del pensiero magico e iniziatico può manifestarsi anche nel quadro di una cultura positivista, tecnologica e tecnocratica.