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Lo spirito della gnosi
Abbacinato da visioni folgoranti mentre va a tastoni nell'oscurità, l'uomo del
II secolo elabora anche una coscienza nevrotica del proprio ruolo in un mondo
incomprensibile. La verità è segreta, ogni interrogazione dei simboli e degli
enigmi non dice mai la verità ultima, ma sposta solo il segreto altrove. Se
questa è la condízíone umana, allora il mondo è frutto di un errore.
L'espressione culturale di questa condizione psicologica è la
gnosi.
La rivelazione gnostica racconta in forma mitica
che la divinità, oscura e inconoscibile, contiene già in sé il principio del
male e una androginia che la rende sin dall'inizio contraddittoria, non identica
a se stessa. Un suo esecutore inabile, il
Demiurgo,
ha dato vita a un mondo instabile, in cui una parcella stessa della divinità
cade come in prigionia, o in esilio.
Un mondo creato per errore è un cosmo abortito. Tra i primi effetti di questo
aborto sta il tempo, deforme imitazione dell'eternità. In questi stessi secoli
la patristica sta cercando di conciliare il
messianisrno giudaico
con il razionalismo greco, e inventa il concetto di direzione provvidenziale e
razionale della storia. Lo gnosticismo invece elabora una sindrome di rigetto
nei confronti del tempo e della storia.
Lo gnostico si sente esiliato nel mondo, vittima del proprio corpo, che
definisce come tomba e prigione. È gettato nel mondo da cui deve uscire.
Esistere è un male. Ma lo sappiamo, quanto più ci si sente frustrati, tanto più
si è colti da delirio di onnipotenza, e da desiderí di rivincita. Così lo
gnostico si riconosce come una scintilla della divinità che si trova
provvisoriamente, a causa di un complotto cosmico, in esilio. Se riuscirà a
tornare a Dio, l'uomo non solo si ricongiungerà con il suo principio e la sua
origine, ma contribuirà a rigenerare quella stessa origine, a liberarla
dall'errore originario. Benché prigioniero di un mondo malato, l'uomo si sente
investito di un potere sovrumano. La divinità può ricomporre la propria frattura
iniziale solo grazie alla collaborazione dell'uomo. L'uomo gnostico diventa un
Ubermensch.
Ciò che caratterizza il potere di questo Superuomo è che la salvezza si
raggiunge attraverso la conoscenza (gnosis) del mistero del mondo. Rispetto agli
ilici, legati alla materia, senza speranza di salvezza, gli pneumatici sono gli
unici che possono aspirare alla verità e dunque al riscatto. La gnosi non è,
come il cristianesimo, una religione per gli schiavi, ma una religione per i
signori. Lo gnostico si trova a disagio in un mondo che avverte estraneo ed
elabora un disprezzo aristocratico nei confronti della massa, a cui rimprovera
di non riconoscere la negatività del mondo, e attende un evento finale che del
mondo determini il rovesciamento, l'eversione, la catastrofe rigeneratrice.
A differenza della massa degli schiavi, solo il Superuomo gnostico capisce che
il male non è un errore umano ma l'effetto di un complotto divino, e che la
salvezza non si attua attraverso le opere - perché non vi è nulla da farsi
perdonare. Se il mondo è il regno del male, lo gnostico deve certamente odiarne
la natura materiale, disprezzare la carne e la stessa attività riproduttiva. Ma
chi avrà acquisito la conoscenza sarà salvo, e quindi non dovrà più temere il
peccato. Anzi, per
Carpocrate
l'uomo, per liberarsi della tirannia degli angeli, signori del cosmo, deve
perpetrare tutte le ignominie possibili. Per conoscere, occorre conoscere anche
il male. Nella pratica del male si umilia il corpo, che si deve distruggere, non
l'anima, che si salva.
È difficile sottrarsi alla tentazione di ritrovare un'eredità gnostica in molti
aspetti della cultura moderna e contemporanea.
Si è individuata un'origine catara, e quindi gnostica,
nella concezione cortese (e poi romantica) dell'amore, visto come rinuncia,
perdita dell'amata, e in ogni caso come rapporto puramente spirituale con
esclusione di qualsiasi rapporto sessuale.
È certamente gnostica la celebrazione estetica del male come esperienza di
rivelazione
(Sade),
ed è gnostica la decisione di tanti poeti moderni di ricercare esperienze
visionarie grazie allo sfinimento della carne, mediante l'eccesso sessuale,
l'estasi mistica, la droga o il delirio verbale.
Qualcuno ha visto una radice gnostica anche nei grandi principi dell'idealismo
romantico, dove il tempo e la storia sono rivalutati, ma solo per rendere l'uomo
protagonista della reintegrazione dello Spirito.
D'altra parte, quando afferma che l'irrazionalismo filosofico degli ultimi due
secoli è un'invenzione della borghesia che cerca di reagire alla sua crisi
giustificando filosoficamente la propria volontà di potenza e la propria pratica
imperialistica,
Lukàcs
non fa altro che tradurre in termini marxisti la sindrome gnostica.
Di converso, qualcuno ha parlato di elementi gnostici nel marxismo, e persino
nel leninismo (teoria del partito come punta di diamante, gruppo di eletti che
posseggono le chiavi della conoscenza e quindi della redenzione).
Altri vedono un'ispirazione gnostica nell'esistenzialismo e in particolare in
Heidegger
(l'Esserci, il Dasein, come essere "gettato" nel mondo, il rapporto tra
esistenza mondana e tempo).
Jung,
nella sua rivisitazione di antiche dottrine ermetiche, ha riproposto il problema
gnostico della riscoperta di un Sé originario. Ma del pari è stato individuato
un momento gnostico in ogni apparizione del Superuomo, in ogni condanna
aristocratica della civiltà di massa, nella decisione con cui i profeti delle
razze elette hanno deciso di passare, per realizzare una reintegrazione finale
dei perfetti, attraverso il sangue, il massacro, il genocidio degli ilici, degli
schiavi irrimediabilmente legati alla materia.
Per non parlare di autori contemporanei che si rifanno letteralmente alle idee
originali della gnosi.
Citazione da Il demiurgo cattivo di Cioran (1969):
Niente potrà togliermi dalla mente che questo mondo sia il frutto di un dio
tenebroso di cui io prolungo l'ombra, e che sia mio compito esaurire le
conseguenze della maledizione sospesa su di lui e sull'opera sua... Come una
cancrena, la carne si estende sempre più sulla superficie del globo.
Segreto e
complotto
Se l'iniziato è colui che possiede un segreto cosmico, le degenerazioni del
modello ermetico hanno portato alla persuasione che il potere consista nel "far
credere" di avere un segreto politico. Secondo Georg Simmel il segreto
conferisce a chi lo possiede una posizione d'eccezione e opera come una forma
d'attrazione determinata da pure ragioni sociali. Esso è fondamentalmente
indipendente dal suo contenuto, ma certamente è tanto più efficace in quanto il
suo possesso esclusivo sia vasto e significativo... Dalla segretezza, che copre
d'ombra tutto ciò che è profondo e significativo, nasce il tipico errore per cui
ogni cosa misteriosa è importante ed essenziale. Di fronte all'ignoto il
naturale impulso all'idealizzazione e il naturale timore dell'uomo cooperano
insieme allo stesso fine: intensificare l'ignoto attraverso l'immaginazione e
considerarlo con una intensità che di solito non è riservata alle realtà
evidenti. (Simmel 1908)
Se per la gnosi l'uomo è vittima di un complotto cosmico, e credere al complotto
cosmico è il modo di liberarsi dal rimorso e dalla responsabilità del male del
mondo,
Karl Popper
ha dimostrato come questa ossessione metafisica si sia trasferita alla "teoria
sociale della cospirazione":
Detta teoria, più primitiva di molte forme di teismo, è simile a quella rilevata
in Omero.
Questi concepiva il potere degli dei in modo che tutto ciò che accadeva nella
pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici
cospirazioni tramate nell'Olimpo. La teoria sociale della cospirazione è in
effetti una versione di questo teismo, della credenza, cioè, in una divinità i
cui capricci o voleri reggono ogni cosa. Essa è una conseguenza del venir meno
del riferimento a dio, e della conseguente domanda: "Chi c'è al suo posto?"
Quest'ultimo è ora occupato da diversi uomini e gruppi potenti - sinistri gruppi
di pressione, cui si può imputare di aver organizzato la grande depressione e
tutti i mali di cui soffriamo... Il teorico della cospirazione crederà che si
possano intendere compiutamente le istituzioni come risultato di un disegno
consapevole; quanto poi alle collettività egli normalmente attribuisce loro una
specie di personalità di gruppo, trattandole quali agenti della cospirazione
come se fossero singoli individui. (Popper 1969; tr. it.: 213)
Basterebbe ricordare la teoria del complotto giudaico e
I protocolli dei savi
Anziani di Sion,
oppure il fenomeno del
maccartismo.
È una tendenza naturale delle dittature individuare un nemico esterno che
complotta per la rovina dei cittadini, ed è tendenza naturale dei cittadini
accettare l'idea del complotto. Il male è sempre fatto da qualcun altro, e non
nasce mai da un nostro errore.
Ed ecco pertanto come la forma del pensiero magico e iniziatico può manifestarsi
anche nel quadro di una cultura positivista, tecnologica e tecnocratica. |