da Eric Williams, Capitalismo e
schiavitù, trad. di L. Trevisani,
Laterza, Bari 1971
Nei Caraibi la schiavitù è stata identificata in modo troppo esclusivo con i
negri. E stato perciò attribuito un carattere razziale a un fenomeno che era
fondamentalmente economico. La schiavitù non nacque dal razzismo; al contrario,
il razzismo fu conseguenza della schiavitù. Il lavoro non libero nel Nuovo
Mondo era di pelle bruna, bianca, nera e gialla; era cattolico, protestante e
pagano.
Il primo fenomeno di commercio e lavoro schiavistico apparso nel Nuovo Mondo
non investi, dal punto di vista razziale, il negro bensi l'indiano. Gli
indiani cedettero rapidamente alla fatica eccessiva loro imposta,
all'alimentazione insufficiente, alle malattie dell'uomo bianco e alla stessa
loro incapacità di adeguarsi al nuovo modo di vita.
Abituati a una vita di libertà, la loro costituzione fisica e il loro
temperamento mal si adattavano ai rigori della schiavitù di piantagione.
[...].
Lo schiavo indiano era per giunta inefficiente. Gli Spagnoli scoprirono che un
negro valeva quattro indiani. Un alto funzionario di Hispaniola [Haitij
insisteva nel 1518 perché «fosse consentito di impiegare negri, razza robusta
per il lavoro, in luogo degli indigeni, così deboli che possono essere
occupati solo in lavori di breve durata come quelli nei campi di mais o nelle
fattorie». Le future coltivazioni del Nuovo Mondo, zucchero e cotone,
richiedevano una forza che l'indiano non possedeva e avevano bisogno del
robusto «negro da cotone», cosi come la necessità di impiegare per la
coltivazione dello zucchero vigorosi muli creò in Luisiana l'epiteto «mulo da
zucchero» [...].
Il successore immediato dell'indiano non fu però il negro, bensì il bianco
povero. Questi servi bianchi erano di vario tipo.
Alcuni erano servi per contratto, cosi chiamati perché prima di partire dalla
madre-patria avevano firmato un contratto, reso coattivo per legge, che li
impegnava a servire per un certo periodo di tempo in cambio della traversata.
Altri ancora noti come «servi a riscatto», concordavano col capitano della
nave di pagare la traversata all'arrivo o entro un dato periodo di tempo; se
non lo facevano erano venduti dal capitano al miglior offerente.
Altri infine erano dei condannati, deportati oltremare, per una intenzionale
politica del governo, a scontare la pena per un periodo determinato [...].
La condizione di questi servi bianchi peggiorò progressivamente nelle
piantagioni. La servitù, che in origine era stata un libero rapporto personale
fondato su un contratto volontario a tempo in cambio del trasporto e del
mantenimento, si trasformava in un rapporto di proprietà che permetteva,
durante il periodo di servizio, un controllo di varia intensità sui corpi e
sulle libertà delle persone, quasi si trattasse di cose. […]
Defoe affermò senza mezzi termini che il servo bianco era uno schiavo. Non lo
era. Per il servo la perdita della libertà era di durata limitata, per il
negro era perpetua. La condizione servile non si trasmetteva ai discendenti,
mentre i bambini negri assumevano lo status della madre. Il padrone non ebbe
mai un controllo assoluto sulla persona e sulla libertà del servo come l'aveva
sullo schiavo. Il servo aveva dei diritti, limitati ma riconosciuti dalla
legge e contemplati da un contratto […]. Allo scadere del contratto, il servo
poteva aspirare a un pezzo di terra, sebbene non si trattasse di un diritto
legale e le condizioni variassero da colonia a colonia. Il servo che proveniva
dall'Europa poteva perciò sperare di trovare presto in America quella libertà
che il rapporto feudale gli negava. i servi liberati divennero piccoli
proprietari contadini, insediati nelle zone interne, forza democratica in una
società di grandi proprietà aristocratiche a piantagione, e furono i pionieri
della espansione verso l'Ovest. Per questo Jefferson in America, come [lo
scrittore e uomo politico] Saco a Cuba, sollecitava l'immigrazione dei servi
europei piuttosto che di schiavi africani: perché ciò favoriva lo sviluppo
della democrazia anziché dell'aristocrazia.
La servitù bianca presentava tuttavia dei seri inconvenienti [...]. L'afflusso
di servi diventava sempre più difficoltoso e le esigenze delle piantagioni
eccedevano il volume delle condanne in Inghilterra. Per giunta, i mercanti si
trovavano coinvolti in numerose cause legali vessatorie e costose, ad opera di
gente che dopo essersi dichiarata disposta ad emigrare e aver prelevato
l'anticipo di cibo e vestiario faceva causa per detenzione illegale [...]. Una
volta adempiuta la sua obbligazione il servo puntava alla terra, mentre per il
negro che viveva in un ambiente estraneo, richiamando su di sé l'attenzione
per il colore e i tratti somatici, nell'ignoranza della lingua e delle usanze
dell'uomo bianco, la terra era eternamente inaccessibile.
Le differenze razziali aiutavano a giustificare razionalmente la schiavitù
negra, ad esigere dallo schiavo l'obbedienza meccanica di un bue o di un
cavallo da tiro, a richiedere quella rassegnazione e quella totale
sottomissione morale e intellettuale che sole rendono possibile il lavoro
schiavistico. Ma il fattore decisivo fu che lo schiavo negro costava meno. La
somma necessaria ad acquistare il lavoro di dieci anni del servo bianco
bastava a comprare un negro per tutta la vita [...].
Qui sta l'origine della schiavitù negra. La causa fu economica, non razziale:
essa non concerneva il colore del lavoratore, ma il fatto che il lavoro era a
buon mercato. In confronto con il lavoro indiano e con quello bianco, la
schiavitù negra era nettamente superiore. «In ogni caso» scrive Bassett
parlando della Carolina del Nord «quello che sopravvisse fu il lavoro più
redditizio. Sia la schiavitù indiana sia la servitù bianca dovevano cedere il
passo di fronte alla superiore resistenza, docilità e capacità di lavoro
dell'uomo negro».
Le caratteristiche dell'uomo, la capigliatura, il colore, la dentatura, le sue
asserite caratteristiche «subumane», furono solo teorizzazioni successive per
giustificare una semplice realtà economica, e cioè che le colonie avevano
bisogno di lavoro e ricorsero al lavoro negro perché era migliore e meno caro.
Non si trattò di una teoria, bensì di una conclusione pratica ricavata
dall'esperienza personale del proprietario di piantagione. Se necessario, per
trovare della forza-lavoro, egli sarebbe andato sulla luna. L'Africa era più
vicina della luna, e anche più vicina dei più popolosi territori dell'India e
della Cina.
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