Karl Marx
   Una società nuova la cui legge internazionale sarà la Pace

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PARODOS RASSEGNA
Marx scrive questo appello a nome del Consiglio generale della Prima internazionale, il cui congresso avrebbe dovuto tenersi nel settembre del 1870 a Magonza, in Germania, ma costretto a riaggiornarsi a causa dello scoppio della guerra franco-prussiana.
Come risulta chiaro dalle parole di Marx, la guerra è vista come l'inevitabile scontro tra le economie capitaliste, cui i proletari devono opporre un netto rifiuto in nome di un nuovo modello di umanità non più basato sullo sfruttamento e la violenza, ma sul riconoscimento dell'eguaglianza di tutti gli uomini in quanto produttori.
Karl Marx
K. Marx, Primo indirizzo del Consiglio generale sulla guerra franco-prussiana, in G.M. Bravo, La Prima Internazionale. Storia documentaria, Editori Riuniti, Roma 1978, vol. I, pp. 436-438.

Qualunque possa essere il corso della guerra fra Luigi Bonaparte e la Prussia, a Parigi è già suonato il rintocco funebre del Secondo impero. Esso finirà come è incominciato: con una parodia. Ma non dimentichiamo che proprio i governi e le classi dominanti d'Europa resero possibile a Luigi Bonaparte di rappresentare per diciotto anni la crudele farsa della restaurazione dell'impero.
Da parte della Germania la guerra è una guerra di difesa. Ma chi ha messo la Germania nella necessità di doversi difendere? Chi ha reso possibile a Luigi Bonaparte di condurre una guerra contro la Germania? La Prussia.
Fu Bismarck a cospirare con lo stesso Luigi Bonaparte con l'intento di abbattere l'opposizione popolare all'interno e di annettere la Germania alla dinastia degli Hohenzollern. Se la battaglia di Sadowa fosse stata perduta anziché vinta, battaglioni francesi avrebbero inondato la Germania come alleati della Prussia.
Dopo la vittoria la Prussia ha mai sognato, sia pure per un istante solo, di contrapporre alla Francia schiava una Germania libera? Proprio il contrario. Conservando con ogni cura tutte le bellezze indigene del suo antico sistema, la Prussia vi aggiunse inoltre i trucchi del Secondo impero, il suo reale dispotismo e la sua apparente democrazia, le sue gherminelle politiche e il suo brigantaggio finanziario, le sue frasi altisonanti e la sua volgare abilità da prestigiatore.
Il regime bonapartistico, che fino allora fioriva soltanto sopra una riva del Reno, ebbe così il suo riscontro sull'altra riva. Stando così le cose, che poteva derivarne se non la guerra?

Se la classe operaia tedesca permette alla guerra presente di perdere il suo carattere strettamente difensivo e di degenerare in una guerra contro il popolo francese, tanto una vittoria quanto una sconfitta saranno egualmente disastrose. Tutte le sciagure piombate sulla Germania dopo la sua guerra di indipendenza, risorgeranno con accresciuta intensità.
Però i principi dell'Internazionale sono troppo largamente diffusi e troppo saldamente radicati nella classe operaia tedesca, perché noi dobbiamo temere un esito così funesto. La voce degli operai francesi ha trovato una eco in Germania. Il 16 luglio un'assemblea di massa di operai a Braunschweig si è dichiarata perfettamente d'accordo col manifesto di Parigi; ha respinto sdegnosamente l'idea dell'antagonismo nazionale contro la Francia e concluso le sue risoluzioni con le seguenti parole: «Noi siamo nemici di tutte le guerre, ma soprattutto delle guerre dinastiche... Con profondo rammarico e con dolore ci vediamo costretti a sottostare a una guerra di difesa, come a una sciagura inevitabile. Ma nel tempo stesso chiediamo a tutta la classe operaia della Germania, di rendere impossibile d'ora in poi la ripetizione di un così enorme disastro sociale, rivendicando per i popoli stessi la facoltà di decidere della pace e della guerra e facendoli padroni dei propri destini».

A Chemnitz, un'assemblea di delegati, rappresentanti 50.000 operai sassoni, ha approvato all'unanimità la seguente risoluzione: «In nome della democrazia tedesca, e in particolare degli operai formanti il partito socialdemocratico, dichiariamo che la guerra presente è esclusivamente dinastica... Siamo lieti di stringere la mano fraterna offertaci dagli operai di Francia... Memori del motto dell'Associazione internazionale degli operai: “Proletari di tutti i paesi, unitevi!” non dimenticheremo mai che gli operai di tutti i paesi sono nostri amici e i despoti di tutti i paesi nostri nemici».

Il comitato di Berlino dell'Internazionale ha risposto anch'esso al manifesto di Parigi: “Noi ci uniamo di tutto cuore alla vostra protesta... promettiamo solennemente che né gli squilli delle trombe, né il rombo dei cannoni, né vittorie, né sconfitte ci distoglieranno dalla nostra opera comune per l'unione dei figli del lavoro di tutti i paesi”.
Così possa essere!

Sullo sfondo di questa lotta suicida spunta la torva figura della Russia. È un sinistro indizio che il segnale della guerra presente sia stato dato nel momento in cui il governo moscovita aveva terminato le sue ferrovie strategiche e già stava concentrando truppe in direzione del Prussia. Qualunque siano le simpatie alle quali i tedeschi possano giustamente pretendere in una guerra di difesa contro un'aggressione bonapartista, essi le perderebbero immediatamente se permettessero al governo prussiano di invocare o anche soltanto di accettare l'aiuto del cosacco. Si ricordino che dopo la loro guerra di indipendenza contro il primo Napoleone la Germania è rimasta prostrata ai piedi dello zar per generazioni.

La classe operaia inglese tende la mano della fratellanza agli operai francesi e tedeschi. Essa è profondamente convinta che, qualunque possa essere il corso dell'imminente spaventevole guerra, l'alleanza delle classi operaie di tutti i paesi riuscirà in ultima analisi a mettere fine alle guerre.
Il solo fatto che, mentre la Francia ufficiale e la Germania ufficiale si gettano in una lotta fratricida, gli operai della Francia e della Germania si scambiano messaggi di pace e di benvolere, questo solo grande fatto, che non ha parallelo nella storia del passato, apre la prospettiva di un futuro più sereno. Esso dimostra che, in contrapposto alla vecchia società, con le sue miserie economiche e col suo delirio politico, sta per sorgere una società nuova, la cui legge internazionale sarà la Pace, perché la sua legge nazionale sarà dappertutto la stessa, il Lavoro!
Pioniere di questa nuova società è l'Associazione internazionale degli operai.