K. Marx, Primo indirizzo del Consiglio
generale sulla guerra franco-prussiana,
in G.M. Bravo, La Prima Internazionale.
Storia documentaria, Editori Riuniti,
Roma 1978, vol. I, pp. 436-438.
Qualunque possa essere il corso della guerra fra Luigi Bonaparte e la Prussia,
a Parigi è già suonato il rintocco funebre del Secondo impero. Esso finirà
come è incominciato: con una parodia. Ma non dimentichiamo che proprio i
governi e le classi dominanti d'Europa resero possibile a Luigi Bonaparte di
rappresentare per diciotto anni la crudele farsa della restaurazione
dell'impero.
Da parte della Germania la guerra è una guerra di difesa. Ma chi ha messo la
Germania nella necessità di doversi difendere? Chi ha reso possibile a Luigi
Bonaparte di condurre una guerra contro la Germania? La Prussia.
Fu Bismarck a cospirare con lo stesso Luigi Bonaparte con l'intento di
abbattere l'opposizione popolare all'interno e di annettere la Germania alla
dinastia degli Hohenzollern. Se la battaglia di Sadowa fosse stata perduta
anziché vinta, battaglioni francesi avrebbero inondato la Germania come
alleati della Prussia.
Dopo la vittoria la Prussia ha mai sognato, sia pure per un istante solo, di
contrapporre alla Francia schiava una Germania libera? Proprio il contrario.
Conservando con ogni cura tutte le bellezze indigene del suo antico sistema,
la Prussia vi aggiunse inoltre i trucchi del Secondo impero, il suo reale
dispotismo e la sua apparente democrazia, le sue gherminelle politiche e il
suo brigantaggio finanziario, le sue frasi altisonanti e la sua volgare
abilità da prestigiatore.
Il regime bonapartistico, che fino allora fioriva soltanto sopra una riva del
Reno, ebbe così il suo riscontro sull'altra riva. Stando così le cose, che
poteva derivarne se non la guerra?
Se la classe operaia tedesca permette alla guerra presente di perdere il suo
carattere strettamente difensivo e di degenerare in una guerra contro il
popolo francese, tanto una vittoria quanto una sconfitta saranno egualmente
disastrose. Tutte le sciagure piombate sulla Germania dopo la sua guerra di
indipendenza, risorgeranno con accresciuta intensità.
Però i principi dell'Internazionale sono troppo largamente diffusi e troppo
saldamente radicati nella classe operaia tedesca, perché noi dobbiamo temere
un esito così funesto. La voce degli operai francesi ha trovato una eco in
Germania. Il 16 luglio un'assemblea di massa di operai a Braunschweig si è
dichiarata perfettamente d'accordo col manifesto di Parigi; ha respinto
sdegnosamente l'idea dell'antagonismo nazionale contro la Francia e concluso
le sue risoluzioni con le seguenti parole: «Noi siamo nemici di tutte le
guerre, ma soprattutto delle guerre dinastiche... Con profondo rammarico e con
dolore ci vediamo costretti a sottostare a una guerra di difesa, come a una
sciagura inevitabile. Ma nel tempo stesso chiediamo a tutta la classe operaia
della Germania, di rendere impossibile d'ora in poi la ripetizione di un così
enorme disastro sociale, rivendicando per i popoli stessi la facoltà di
decidere della pace e della guerra e facendoli padroni dei propri destini».
A Chemnitz, un'assemblea di delegati, rappresentanti 50.000 operai sassoni, ha
approvato all'unanimità la seguente risoluzione: «In nome della democrazia
tedesca, e in particolare degli operai formanti il partito socialdemocratico,
dichiariamo che la guerra presente è esclusivamente dinastica... Siamo lieti
di stringere la mano fraterna offertaci dagli operai di Francia... Memori del
motto dell'Associazione internazionale degli operai: “Proletari di tutti i
paesi, unitevi!” non dimenticheremo mai che gli operai di tutti i paesi sono
nostri amici e i despoti di tutti i paesi nostri nemici».
Il comitato di Berlino dell'Internazionale ha risposto anch'esso al manifesto
di Parigi: “Noi ci uniamo di tutto cuore alla vostra protesta... promettiamo
solennemente che né gli squilli delle trombe, né il rombo dei cannoni, né
vittorie, né sconfitte ci distoglieranno dalla nostra opera comune per
l'unione dei figli del lavoro di tutti i paesi”.
Così possa essere!
Sullo sfondo di questa lotta suicida spunta la torva figura della Russia. È un
sinistro indizio che il segnale della guerra presente sia stato dato nel
momento in cui il governo moscovita aveva terminato le sue ferrovie
strategiche e già stava concentrando truppe in direzione del Prussia.
Qualunque siano le simpatie alle quali i tedeschi possano giustamente
pretendere in una guerra di difesa contro un'aggressione bonapartista, essi le
perderebbero immediatamente se permettessero al governo prussiano di invocare
o anche soltanto di accettare l'aiuto del cosacco. Si ricordino che dopo la
loro guerra di indipendenza contro il primo Napoleone la Germania è rimasta
prostrata ai piedi dello zar per generazioni.
La classe operaia inglese tende la mano della fratellanza agli operai francesi
e tedeschi. Essa è profondamente convinta che, qualunque possa essere il corso
dell'imminente spaventevole guerra, l'alleanza delle classi operaie di tutti i
paesi riuscirà in ultima analisi a mettere fine alle guerre.
Il solo fatto che, mentre la Francia ufficiale e la Germania ufficiale si
gettano in una lotta fratricida, gli operai della Francia e della Germania si
scambiano messaggi di pace e di benvolere, questo solo grande fatto, che non
ha parallelo nella storia del passato, apre la prospettiva di un futuro più
sereno. Esso dimostra che, in contrapposto alla vecchia società, con le sue
miserie economiche e col suo delirio politico, sta per sorgere una società
nuova, la cui legge internazionale sarà la Pace, perché la sua legge nazionale
sarà dappertutto la stessa, il Lavoro!
Pioniere di questa nuova società è l'Associazione internazionale degli operai.
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