Pietro Verri, Osservazioni sulla
tortura e singolarmente sugli effetti
che produsse all'occasione delle
unzioni malefiche alle quali si
attribuì la pestilenza che devastò
Milano l'anno 1630
Sono già più anni, dacché il ribrezzo medesimo che ho per le procedure
criminali mi portò a volere esaminate la materia ne' suoi autori, la crudeltà
e assurdità de' quali sempre più mi confermò nella opinione di riguardare come
una tirannia superflua i tormenti che si danno nel carcere. Allora feci molte
annotazioni sul proposito, le quali rimasero oziose. […]
Non aspetto gloria alcuna da quest'opera. Ella verte sopra di un fatto ignoto
al resto dell'Italia; vi dovrò riferire de' pezzi di processo, e saranno le
parole di poveri sgraziati e incolti che non sapevano parlare che il lombardo
plebeo; non vi sarà eloquenza o studio di scrivere: cerco unicamente di
schiarire un argomento che è importante. Se la ragione farà conoscere che è
cosa ingiusta, pericolosissima e crudele l'adoperar le torture, il premio che
otterrò mi sarà ben più caro che la gloria di aver fatto un libro, avrò difesa
la parte più debole e infelice degli uomini miei fratelli; se non mostrerò
chiaramente la barbarie della tortura, quale la sento io, il mio libro sarà da
collocarsi fra i moltissimi superflui. In ogni evento, sebbene anche ottenga
il mio fine, e che illuminatasi la opinione pubblica venga stabilito un metodo
più ragionevole e meno feroce per rintracciare i delitti, allora accaderà del
mio libro come dei ponti di legno che si atterrano, innalzata che sia la
fabbrica […]
La maggior parte de' giudici gradatamente si è incallita agli spasimi delle
torture per un principio rispettabile, cioè sacrificando l'orrore dei mali di
un uomo solo sospetto reo, in vista del ben generale della intiera società.
Coloro che difendono la pratica criminale, lo fanno credendola necessaria alla
sicurezza pubblica, e persuasi che qualora si abolisse la severità della
tortura sarebbero impuniti i delitti e tolta la strada al giudice di
rintracciarli. Io non condanno di vizio chi ragiona così, ma credo che sieno
in un errore evidente, e in un errore di cui le conseguenze sono crudeli.
Anche i giudici che condannavano ai roghi le streghe e i maghi nel secolo
passato, credevano di purgare la terra da' più fieri nemici, eppure immolavano
delle vittime al fanatismo e alla pazzia. Furono alcuni benemeriti uomini i
quali illuminarono i loro simili, e, scoperta la fallacia che era invalsa ne'
secoli precedenti, si astennero da quelle atrocità e un più umano e
ragionevole sistema vi fu sostituito. Bramo che con tal esempio nasca almeno
la pazienza di esaminar meco se la tortura sia utile e giusta: forse potrò
dimostrare che è questa una opinione non più fondata di quello lo fosse la
stregheria, sebbene al par di quella abbia per sé la pratica de' tribunali e
la veneranda tradizione dell'antichità.
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